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Evasione fiscale

di Redazione Pensalibero.it | 5 Ottobre 2012

Nel 2011 le imposte sottratte all’erario sono state nell’ordine di 180 miliardi di euro ( sufficienti per costruire un ponte da Napoli a New York).

Gli ultimi dati sull’evasione arrivano da uno studio della società Network of Business Ethics. Lo studio è stato commissionato dalla Associazione contribuenti italiani. Ha il pregio di isolare macro aree di evasione e dare una valutazioni per ciascuna. Si noti che le cifre indicate non sono relative al giro di affari del sommerso, bensì alla relativa evasione di imposta. Nel 2011 le imposte sottratte all’erario sono state nell’ordine di 180 miliardi di euro (per capirci, sufficienti per costruire un ponte da Napoli a New York). Cinque sono le aree di evasione analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle grandi aziende e quella delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi. 1. La prima riguarda il lavoro in nero. L’esercito di lavoratori in nero è composto da circa 3 milioni di persone, soprattutto stranieri. Però in tale categoria sono inclusi anche 850.000 lavoratori dipendenti che fanno un secondo e un terzo lavoro. L’evasione di tasse e contributi in questa area è valutata pari a 34 mld di euro. 2. La seconda area è l’economia sommersa imputabile alle grandi organizzazioni criminali  italiane e straniere. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” di questa area produca un’evasione d’imposta pari a 78 mld di euro. 3. La terza area è quella composta dalle società di capitali (Spa, Srl, ecc) ad esclusione delle grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o inferiori ai 10mila euro, e quindi è probabile che evada le imposte dovute. Molte di queste società chiudono ogni cinque anni per evitare accertamenti fiscali, oppure utilizzano “teste di legno” come amministratori. L’evasione qui si stima attorno ai 22 mld di euro. 4. La quarta area è quella composta delle multinazionali. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita. Il 94% delle big companies abusano del transfer pricing per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto vi sono aliquote modeste, sottraendo al fisco italiano 38 mld di euro. 5. Infine c’è l’evasione delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi, che avviene tramite la  mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali. Queste pratiche sottraggono all’erario circa 8 mld di euro. 6. Il tutto, come si diceva, pari a 180 miliardi di euro. Tali da poter abbassare le aliquote fiscali sui ceti meno abbienti, ridurre il cuneo fiscale che grava sul lavoro dipendente e infinite atre cose indispensabili per migliorare l’economia italiana.

Pubblicato in : Primo piano

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