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Euripide, “MEDEA”, RCS Libri Spa, Milano 2012. “E il tuo dolore compiagno, infelice madre”

di Bepi La Medica | 13 Agosto 2012

Medea oltre ad essere donna era anche straniera. Duplice il motivo della  sopraffazione che pativa: donna e straniera.

Tragedia della donna che sopprime i figli per rivalsa verso il marito. Nella  tragedia vi è anche il dolore della madre. Così il Coro lamenta: “E il tuo  dolore compiango, infelice madre/dei figli, tu che ucciderai/le tue creature a  motivo del letto nuziale,/che il marito a tua offesa ha contro legge  abbandonato/per congiungersi con un’altra consorte.” La donna è consapevole del dolore che la sommergerà per il resto della vita,  però è più forte il risentimento nei confronti di suo marito, Giasone. “Ma più  forte dei miei propositi è la passione, la quale è per gli uomini causa dei più  grandi mali.” Prima ancora che la tragedia si compia, Giasone svolge una feroce invettiva  contro le donne. “Voi donne arrivate sino al punto che, quando il matrimonio va  bene, ritenete che nulla vi manchi; se invece qualche disgrazia colpisce il  vostro letto, considerate una cosa molto ostile quella che prima era la  migliore e la più bella. Bisognerebbe che gli uomini generassero figli in  qualche altro modo e che non esistesse la razza femminile; così per loro non ci  sarebbe più alcun male.” Medea parla a tutte le donne. “Fra tutti quanti sono animati ed hanno un  intelletto noi donne siamo la specie più sventurata; per prima cosa dobbiamo  con gran dispendio di beni, comprarci uno sposo e prenderci un padrone del  nostro corpo; questo è un male ancor più doloroso dell’altro. E in questo caso  c’è un rischio gravissimo : se il marito lo si prende cattivo oppure buono. Per  noi donne, infatti, la separazione è un disonore, né si può ripudiare lo  sposo.” E’ pur vero che le donne potevano divorziare, però la separazione  comunque le disonorava.  Medea oltre ad essere donna era anche straniera. Duplice il motivo della  sopraffazione che pativa: donna e straniera. “Sola, senza patria, sono  oltraggiata da un uomo, dopo essere stata rapita come una preda da una terra  barbara, e non ho né madre, né fratello, né congiunto dove trovare approdo da  questa sventura.” Perciò la vendetta di Medea diventa addirittura giustificabile, anzi gli dei,  che reggono i destini degli uomini, pur non determinandolo direttamente,  agevolano l’imprevisto, l’imprevedibile e l’impredicibile.  Ranieri Polese nella prefazione così scrive: “Medea esprime il dolore e l’ umiliazione che la scelta di Giasone le fa subire; argomenta, poi, che il  marito ha commesso una grave ingiustizia e che perciò deve pagare;  infine…denuncia lo stato di sottomissione e disuguaglianza che la società dei  maschi impone a tutte le donne. Un regime di sopraffazione contro il quale lei  non vede altra risposta che l’omicidio. Capace di tener testa agli uomini con  la forza appassionata del suo ragionare, Medea mostra una tenacia che Giasone,  il conquistatore del Vello d’oro, non ha. E così vince, a costo pure di un  delitto spaventoso.” Così il Coro recita in conclusione: “Di molti eventi è dispensatore Zeus nell’ Olimpo,/molte cose inaspettatamente conducono ad effetto gli dei;/e ciò che si  attende non si realizza,/ma degli eventi imprevisti il dio trova la via.” In fondo si tratta della tragedia della donna che si ribella al proprio  destino. E la ribellione può comportare, anche con dolore, eventi imprevedibili.

Sommario: Prefazione di Ranieri Polese – Medea – Appendice metrica – Nota biografica

Pubblicato in : Invito alla lettura

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