C’è o non c’è lo spazio per una presenza laica e liberalsocialista autonoma in Italia? Un possibile soggetto capace di rappresentare una sinistra democratica, riformatrice e depurata dei cascami delle radici comunista e democristiana? Dai primi anni novanta la mancata risposta a questo interrogativo ha determinato un vuoto nella politica italiana. Che pesa in negativo. Eppure non si vede, nel breve, come e da chi questo vuoto possa essere colmato. Questo scambio di opinioni tra Claudio Bellavita e Giampaolo Mercanzin, entrambi di tradizione socialista è utile, se non altro, ad inquadrare il problema ed il confronto.
Velleità di veterani
Periodicamente gruppi sempre più sparuti di reduci socialisti pensano che sia arrivato il momento di rifare il PSI e si candidano a farlo, gli uni in contrasto con gli altri, ma soprattutto in contrasto coi dati anagrafici dei partecipanti. E col buon senso politico. Il PSI, che aveva ricevuto un colpo ingiustamente mortale con il linciaggio di Craxi, ha cominciato subito a declinare elettoralmente e anche moralmente con la dispersione dei suoi massimi esponenti, in troppa parte confluiti con Berlusconi. L’unico momento di possibile ripresa è stata la Rosa nel Pugno, presto abortita per le impennate di Pannella ma anche per la prevalenza nelle preferenze locali dei vecchi esponenti del PSI, che faceva temere ai radicali di portar voti per far eleggere personaggi discutibili. La “cooperativa” è andata avanti fin quando Veltroni non gli ha dato un calcio in faccia, preferendo candidare nel 2008 dei radicali (che dovevano bilanciare i troppi clericali del PD), mentre i socialisti non servivano molto. E l’ultima ragione politica di esistere gli è stata tolta da Renzi quando ha aderito formalmente al PSE, di cui il PD è diventato la componente più importante nel gruppo parlamentare europeo. Un contesto in cui non c’è spazio per associazioni di reduci litigiosi. Forse ci sono ancora in vita associazioni di reduci garibaldini, protrattesi oltre ogni limite anagrafico, ma servono solo per prendere qualche contributo dalla regione Sicilia…non vorrei che una grande storia e una grande tradizione finisse nello stesso ridicolo.
Per alcuni (non certo per me) c’è la speranza di diventare una delle cento sigle componenti della sinistra antirenziana, che andrebbe alle elezioni sbandierando Tsipras, l’uscita dall’euro e altre corbellerie: forse ce la farebbe a superare lo sbarramento la prima volta, anche lo Psiup prese il il 4,5 %, con un programma solo ideologico, ma non credo che ci sarebbe spazio per l’elezione di un reduce PSI, che una volta eletto non avrebbe comunque molto spazio in quel raggruppamento polilitigioso di prime donne e di primi “candidati di prestigio”: la vicenda della lista alle europee credo pesi ancora.
Poi sarebbe ora si smetterla col mito della “cassetta di sicurezza” che basta aprire per ritrovare i voti dei socialisti: la cassetta è vuota, e non ci si illuda che l’aumento delle astensioni sia dovuto in parte alla nostra assenza: è dovuto alla presenza di partiti poco credibili, a sinistra come a destra. E anche alle troppe stupidaggini di Grillo (finora): facciamo attenzione , più che alla Grecia, a cosa succede elettoralmente in Spagna.
In conclusione, bene facciamo a coltivare i nostri saperi confrontandoci sui problemi concreti del nostro territorio, senza romantiche fughe in avanti a fare le mosche cocchiere in Grecia o, come si provò 40 anni fa, in Portogallo: non hanno bisogno di noi. Poi, alle elezioni italiane e europee, che ci competono, ciascuno vota e, se ci riesce, si candida come gli pare.
Claudio Bellavita
Ma non si può uccidere la speranza
Claudio, c’è una variante: non è obbligatorio essere impegnati in politica, soprattutto per un veterano come li definisci tu.
Questo i socialisti dovrebbero saperlo e capirlo.
Se c”è però una dicasi una possibilità di far rivivere quella speranza da trasmettere ai giovani, per cio che le idee socialiste, non pacifiste ma pacifiche, hanno contribuito alla crescita democratica (oggi vanificata) del nostro paese, questa deve essere perseguita.
La gestione “finanziaria” molto più materialista di quella studiata da Karl Marx, venduta per democrazia liberale, ha travolto tutti i principi del vivere civile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo proponendo le nostre “sempreverdi” ricette.
E pensabile che qualcuno ci creda e prenda in mano il testimone del socialismo libertario.

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