I lettori di questo sito sanno che chi scrive si è sempre battuto per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, partendo dal presupposto – crediamo non discutibile – che prima di ogni altra definizione di genere ognuno di noi appartiene alla categoria degli esseri umani e dunque dovrebbe avere gli stessi diritti – e naturalmente gli stessi doveri – di tutti gli altri, perché ciò costituisce la pietra angolare della nostra civiltà che abbiamo voluto fondare sulla istituzione democratica. Se si accetta questo presupposto, risulta veramente incomprensibile, oltreché assolutamente ingiustificabile, la dura presa di posizione del Vaticano contro l’iniziativa della Francia che si appresta a proporre all’Onu una richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità nei paesi – tanti, troppi – in cui ancora questa costituisce reato. In molti casi, soprattutto nei paesi islamici, un reato punibile con la pena di morte. A prescindere dal fatto che lo Stato del Vaticano non fa parte dell’Onu, presso il quale ha solo un osservatore, perché – giova ricordarlo agli smemorati – non ha mai firmato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, e dunque non si capisce questa ennesima entrata a gamba tesa in affari che per propria autonoma scelta non lo riguardano, sono le argomentazioni addotte ad essere francamente stupefacenti. Sia detto senza nessun gioco di parole intenzionale sull’aggettivo scelto. Che eminenti studiosi, teologi e filosofi, si affrettino a ricordarci che la Chiesa per prima, attraverso il proprio catechismo, condanna ogni discriminazione contro gli omosessuali, per poi sostenere che la loro contrarietà all’iniziativa francese sta nel temere che essa costituisca un grimaldello per forzare le resistenze nei paesi che non riconoscono le unioni omosessuali, e dunque portare ad un riconoscimento di queste, ci lascia sbalorditi. Per la pochezza dell’argomentazione ma, soprattutto, per la sua evidente scempiaggine, e ci venga perdonata la franchezza dell’espressione. Perché qui bisogna finirla con questo giochino logoro e stantio del “sì, ma, però, con le dovute eccezioni”. Con i distinguo da Dottor Sottile, le questioni di lana caprina, i sofismi nebulosi. Qui c’è da rispondere ad una sola fondamentale domanda: sono gli omosessuali PERSONE? Appartengono essi al genere umano? Perché se la risposta, come noi fermamente crediamo – e ci dispiace per la Binetti che continua a parlare di malati deviati – a questa domanda è SI’, un sì pieno, convinto e senza possibilità di eccezioni, allora dobbiamo riconoscere a queste persone nostre simili il possesso dei nostri stessi diritti, e questo significa non solo una ipocrita ed indifferente accettazione della loro affettività, ma anche e soprattutto una serie di tutele che spettano a loro come spettano a noi quando dividiamo la nostra vita con un’altra persona. E’ difficile prendere parte al lamento continuo del Papa sulla persecuzione dei cattolici nel mondo – però sui monaci birmani si poteva tacere ed è stato fatto per ben due vergognose settimane – persecuzione che peraltro è ai nostri occhi ingiustificabile al pari di quella di qualunque altro essere umano, a prescindere dalla propria fede religiosa, quando poi si tenta di sabotare una iniziativa che tende a mettere fuorilegge i paesi che condannano a morte gli omosessuali. Ed ancora più grave è pretendere che i diritti dei cattolici siano rispettati in quanto tali, ovvero quelli che stanno dalla parte giusta, mentre i diritti degli omosessuali debbano essere violati costantemente perché sfortunatamente per loro la Chiesa ha deciso che stanno dalla parte sbagliata. Gli esseri umani devono essere rispettati in quanto persone portatrici di diritti dalla loro nascita, non si possono fare discriminazioni secondo categorie privilegiate, quelle categorie che invece il Vaticano sostiene di vedere prefigurate nella proposta francese. Giungendo alla incredibile capriola dialettica di dichiararsi schierato in difesa di paesi che altrimenti verrebbero discriminati in nome delle loro convinzioni: una tutela per assurdo, talmente paradossale da essere risibile. I paesi che condannano a morte gli omosessuali devono risponderne a coloro che ritengono di appartenere ad una collettività civile di stati dove si applicano i principi democratici di rispetto e di tutela, perché se accettiamo di passare sotto silenzio questo abominio, allora dovremo in futuro non protestare più per nessuna violazione dei diritti civili perpetrata ai danni di qualcuno. E dispiace constatare – ma se ne dolgano principalmente i cattolici – che la Chiesa sta seguendo sempre più le orme della politica, consumando ogni giorno un costante, irreversibile, irrecuperabile distacco dalle persone, come se queste non fossero una risorsa da coltivare ma solo un amorfo gregge da governare. Non meraviglia che uno stato teocratico affermi se stesso al di sopra ed al di là dei propri sudditi, ma non possiamo accettare che questa volontà di autoaffermazione miri una volta di più a farsi legge universale, come se il principio divino in base alla quale viene enunciata travalicasse per proprio dogmatico diritto ogni altra possibile visione della vita. Per chi ci crede, forse, può essere giusto così, ma per chi crede nel genere umano e nella inviolabilità dei diritti delle persone – di TUTTE le persone – non può e non potrà mai essere così. Ancora una volta, e non è la prima, ci chiediamo quale sia il senso autentico di una carità cristiana che è palesemente assente da ogni presa di posizione volta a negare l’uguaglianza nella diversità. E se anche fossimo tutti figli di Dio, è lecito allora pensare e predicare che Dio ha figli legittimi e figli bastardi?!
Chi. Bo.

Sono d’accordo con la tua analisi, ed infatti il problema di fondo è che i rinvii di cui tu parli hanno portato alla restrizione dell’omosessualità a problema politico e dunque affidato ai veti od ai voti di una maggioranza e di una minoranza. Il paradosso di cui parlo nel mio pezzo, una sorta di tutela dell’assurdo a cui si aggrappa il Vaticano sostenendo che non si possono discriminare gli stati che non riconoscono le coppie omosessuali, è la perfetta dimostrazione di quanto detto sopra. Credo quindi che il vero percorso da fare sia da vedersi non in termini strettamente politici ma, come ho sempre sostenuto, culturali. L’omosessualità non è una scelta, come tu giustamente sottolinei, ma la cultura del rispetto del diverso, di quella che io chiamo l’uguaglianza nella diversità, stenta ad affermarsi, non in linea generale, basta vedere il diverso e pragmatico approccio adotttato in Francia, ma nel caso particolare del nostro paese, sempre più orientato, a tutti i livelli, ad una conventio ad excludendum che divide e parcellizza invece di aprire ad una autentica parità di diritti e di opportunità. E questo non vale solo per gli omosessuali, pensa ai giovani, che in questo paese non sono mai stati ritenuti una risorsa bensì un nemico da cui difendersi per mantenere il potere acquisito; pensa alle donne, che ancora vanno avanti solo a colpi di favori sessuali. E’una battaglia culturale durissima quella che ci attende e se ti dicessi che sono ottimista direi una bugia, però non intendo tacere e spero che altre voci si uniscano alla mia. Grazie a te e ad Adalberto.
Cara Chiara,
porre la questione in termini di “aut aut” non mi sembra andare al fondo della questione. È chiaro che senza se e senza ma gli omosessuali sono persone. Però tu operi una sovrapposizione forzata tra diritto naturale e positivo, un salto dal francescanesimo e dal panteismo alle garanzie delle moderne democrazie. Ora se questo è accettabile in linea emotiva e etica, non lo è altrettanto nella ricostruzione del processo che porta alla concezione odierna di persona. Nemmeno mi soffermo su cose che tu ben sai, che al concetto di persona si fossero per primi avvicinati gli stoici ma solo all’interno del cristianesimo e delle sue fibrillazioni ecclesiali il concetto venga cucinato e cotto per entrare nel bagaglio della modernità e poi dell’ateismo. Ma questo non interessa. Importante è invece considerare il quadro storico e culturale in cui il concetto di persona si allarga e diventa attributo primario dell’essere umano nel diritto positivo, fino addirittura a prospettare nell’ecologismo estremista il coinvolgimento di tutto il vivente. In questi termini la risposta alla tua domanda è che gli omosessuali stanno diventando persone, che lo sono ancora e solo in linea di principio, ma che devono maturare e rafforzarsi quelle condizioni per cui il principio diventi realtà acquisita e indiscutibile e non bandierina sventolata dal mercato. Ora, come ho avuto già modo di dire, non credo che le garanzie delle libertà democratiche siano sufficienti a fornire quella copertura certa per cui il principio possa darsi come realtà acquisita e indiscutibile, di sicuro offrono i presupposti d’un avanzamento ma non la copertura assoluta del principio. Perché l’interrogativo se gli omosessuali siano persone non ha ragione d’essere interrogativo politico, altrimenti all’ipotetica maggioranza che rifiutasse questo riconoscimento non si potrebbe replicare. Ma il tuo interrogativo resta nelle strette politiche proprio perché chiama le semplici libertà democratiche a soccorso del diritto dell’omosessuale ad essere persona. Il diritto dell’omosessuale non può essere garantito né da una minoranza né da una maggioranza, esula dal discorso democratico, e deve essere sottratto alla conta dei sì e dei no. Il diritto dell’omosessuale è un diritto che sta prima, e, senza cadere nel gioco di parole, questo prima individua le sue debolissime aspettative in quello che sarà il nostro dopo di occidentali che non vogliano morire in culla, il dopo la democrazia, il dopo la libertà, che non saranno né il totalitarismo né l’oppressione. La storia delle idee ci ha abituato a una circolarità insensata di rinvii, ma il dopo la democrazia e il dopo la libertà esistono e esistono come conquiste positive di cui soltanto dovremmo preoccuparci. Solo delineando il nostro dopo il diritto omosessuale si insedierà per sempre in un prima inviolabile da cui nessuna maggioranza o minoranza potrà mai scalzarlo. L’omosessualità, come ben sai, non è un’ideologia né una scelta, ma uno stato di natura e se trascinata sul terreno delle decisioni politiche produrrebbe diritti della persona dimezzata, soggetti al vento della maggioranza e della minoranza. Se poi l’omosessualità fosse per ideologia o scelta, la tua domanda non avrebbe ragione d’essere, come non avrebbe ragione d’essere chiedersi se un giocatore di golf sia o no persona. M.S.
Persone,sì.E quella per i loro diritti, che ancora oggi (ancora oggi nell’anno …di grazia 2008!) , con prepotenza o violenza di integralismi di vario genere e grado, vengono negati o calpestati,è una battaglia -civile e politica – di libertà.
L’appassionato , esemplare articolo di Chi. Bo. spiega benissimo motivazioni e ragioni di questa battaglia.
Ai liberali ed ai laici il compito di combatterla . In ogni luogo. Con gli strumenti della politica ; con la forza della ragione.