Alejandra Pizarnik
da “Albero di Diana”
per un minuto di vita breve
unica a occhi aperti
per un minuto vedere
nel cervello piccoli fiori
che danzano come parole sulla bocca di un muto
lei si spoglia nel paradiso
della sua memoria
lei non conosce il destino feroce
delle sue visioni
lei ha paura di non saper nominare
ciò che non esiste
Salta con la camicia in fiamme
da stella a stella,
da ombra in ombra.
Muore di morte lontana
quella che ama il vento.
Memoria illuminata, galleria dove vaga
l’ombra di quel che aspetto. Non è vero
che verrà. Non è vero che non verrà.
Queste ossa che brillano di notte,
queste parole come pietre preziose
nella gola viva di un uccello pietrificato,
questo verde amatissimo,
questo caldo lilla,
questo cuore solo misterioso.
un vento debole
pieno di volti piegati
che ritaglio come oggetti da amare
Ora
in quest’ora innocente
io e colei che fui ci sediamo
sulla soglia del mio sguardo
non più le dolci metamorfosi di una bimba di seta
sonnambula ora nella cornice di nebbia
il suo risveglio di mano che respira
di fiore che si apre al vento
spiegare con parole di questo mondo
che partì da me una nave portandomi
La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla via dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.
Rimpiango di aver smarrito
l’ora in cui sono nata.
Rimpiango di non poter officiare
da ultima arrivata.
hai costruito la tua casa
hai impiumato i tuoi uccelli
hai colpito il vento
con le tue stesse ossa.
hai finito da sola
quello che nessuno aveva cominciato.
Alejandra Pizarnik (Buenos Aires, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972) è stata una poetessa argentina, figlia di immigranti ebrei russi.
Dal 1960 al 1964 lavora a Parigi per la rivista Cuadernos, studiando studia storia delle religioni alla Sorbona.
Rientrata a Buenos Aires scrive “I lavori e le notti”, “Estrazione della pietra della pazzia” e “L’inferno musicale” risalgono al periodo in cui torna a vivere a Buenos Aires.
Alejandra Pizarnik muore suicida il 25 settembre 1972, per un’overdose di seconal.
“Aquí Alejandra”, così la ricorda lo scrittore argentino Julio Cortázar.
Le poesie sono proposte nella traduzione di Claudio Cinti da “La figlia dell’insonnia”, Crocetti Editore, 2004
La rubrica è da un’idea e a cura di franchini
www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it
logo “essenze” © 2015 Fondazione Franchini


Lascia un commento