Senza lavoro, né pensione, né ammortizzatori sociali.

Chi come Emma Marcegaglia ci ha rotto i timpani a forza di urlare che i lavoratori tedeschi erano scandalizzati per il fatto che in Italia si andava in pensione troppo presto potrà finalmente dormire sonni tranquilli. Magari non potranno fare altrettanto quegli imprenditori che avevano già programmato un ringiovanimento del loro organico contando sull’andata in pensione di una parte dei dipendenti.
La seconda notizia sembra pensata su misura per convalidare il detto: “La gattina frettolosa partorisce gattini cechi”. Una volta scelta la strada dell’innalzamento dell’età pensionabile e del passaggio al tutto contributivo Monti e Fornero hanno ingranato la quarta scartando ogni ipotesi di allunaggio morbido come lo sarebbe stata la decisione della gradualità (un anno in più ogni due anni di età) o come lo sarebbe stata la soluzione di applicare a tutti gli esodati il sistema ancora in vigore. Ingranata la quarta e chiusi gli occhi il salto nel vuoto è stato inarrestabile.
I dati aggiornati ci dicono che sono ben duecentotrentasettemila i lavoratori colpiti, quelli per intenderci per i quali il traguardo della nuova età pensionabile sarà colmato, salvo rarissime eccezioni, da tanti anni senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione.
Un vero e proprio disastro al quale si aggiunge anche la beffa del ritornello che ormai spiega ogni scelta, soprattutto le più sciagurate con l’esigenza di tutelare il futuro dei giovani. I giovani per fortuna non sono né sfigati, né annoiati, né bamboccioni e sanno bene che nessun futuro per loro è desiderabile se chi ci governa pensa di costruirlo calpestando i sacrosanti diritti di chi è nato prima. E’ vero che parliamo di semplici lavoratori e non già di professionisti, di tassisti, camionisti o farmacisti e neppure di aderenti al movimento dei forconi ma duecentotrentasettemila persone e famiglie che vivono ore di angoscia stanno diventando una cartina al tornasole per misurare la qualità del governo.
Non è certo questione di buonismo, ma di diritti e di sensibilità sociale e Monti e il suo governo sono chiamati a farci capire se tra le parole, le promesse e i fatti esiste ancora un legame di coerenza oppure no.

Purtroppo sono un esodato, ho lasciato il lavoro con un accordo sindacale che prevede una mobilita di 36 mesi a partire da settembre 2012 e la contribuzione da parte dell’azienda fino al maggio 2016 per arrivare ai 40 anni di contribuzione.
Con il vecchio sistema sarei andato in pensione nel settembre 2017.
Il bello è che ho lasciato un ottimo lavoro da impiegato per andarmi ad infognare(senza saperlo al momento della firma del mio licenziamento) in una situazione catastrofica.
Non solo hanno allungato gli anni per avere l’accesso al diritto alla pensione,
ma stanno anche provvedendo ad accorciare la mobilità.
In questo paese non c’è niente di certo fin quando siamo diretti da personaggi lontani della realtà.
Io credo che per molti di noi, la pensione sarà un miraggio in quanto, il lavoro non si trova e nel frattempo non basteranno più i 67 anni per averne accesso ma, il limite salirà sino ai 70 anni.
Il rischio è quello di non arrivarci.