La lobby dei laureati in giurisprudenza presente in modo patologico anche in parlamento blocca la riforma delle professioni. La società moderna ha nuovi bisogni che devono essere soddisfatti da nuove e libere professioni, I diritti del cittadino consumatore deve prevalere su quello delle corporazioni ordinistiche.

La riforma di tutto il sistema delle professioni in Italia non è più procrastinabile, occorre eliminare l’idea di professioni chiuse che irrigidiscono non solo il mercato del lavoro, ma l’intero sistema sociale, occorre una diversa idea della professionalità sin ora accertata dallo stato con gli esami per accedere ai diversi ordini.
ll sistema delle libere professioni italiane è ispirato ad una logica corporativistica, rappresentata dall’esame di Stato che certifica una professionalità “eterna” o meglio una professionalità di tipo statica procedurale.
La professionalità contemporanea necessita di continui aggiornamenti di formazione permanente e non di un esame di stato. Da tempo su questo argomento si è assistito a una produzione di libri a convegni tavole rotonde e ora di capire che la società è cambiata che sono aumentati i problemi che i processi produttivi hanno più vincoli di un tempo per maggiore sensibilità ambientale per scarsità di risorse ecc.
Ricadute su consumatori e professionisti
Una riforma delle professioni, in chiave riformatrice e che tenga conto dei nuovo bisogni sorti nella società globalizzata,, aiuterebbe a non far gravare le difficoltà della congiuntura economica sia su professionisti che sui fruitori; inoltre potrebbe essere un investimento nella direzione del migliore utilizzo del capitale umano territoriale. La riforma è importante anche perché le professioni di domani, non sono copribili da quelle odierne già oggi in crisi perché non pronte ad un’esigenza del mercato contemporaneo: la formazione permanente,
Ma il salto culturale che si richiede alle libere professioni del domani in Italia è sempre stato combattuto aspramente: la concorrenza.
Questo concetto in effetti riguarda un po’ tutto il sistema produttivo che ha fatto del monopolio e della protezione statale il suo modo d’essere: è recente la “guerra” al treno Italo e gli intoppi burocratici che hanno ucciso,commercialmente, Arenawys.
Una riforma volta a liberalizzare le professioni avrebbe quindi l’effetto benefico di favorire sia i consumatori (che possono soltanto avvantaggiarsi da un’apertura del mercato e da un’accresciuta concorrenza) che i professionisti, i quali hanno bisogno di disporre di associazioni effettivamente al loro servizio.
L’Ocse inoltre sostiene che a livello internazionale ci sia il pericolo di un calo strutturale dell’economia e pertanto c’è il rischio di una bassa crescita: “La diffusa decelerazione nella produttività dall’inizio della crisi potrebbe presagire l’inizio di una nuova era di bassa crescita”.
Lo scrive nell’introduzione al rapporto ‘Going for Growth’ il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, secondo cui il calo dei tassi di crescita globale potrebbe essere diventato strutturale.
Per l’Italia, l’Ocse chiede di modificare la politica del lavoro “tutelando maggiormente il reddito dei lavoratori e meno il posto di lavoro in se” sostenendo che non ci sono segnali di inversione di tendenza sulla disoccupazione. per Italia, Grecia e Spagna “rimane valida la raccomandazione di liberalizzare le professioni chiuse”.
In tal modo si svilupperebbe anche un sistema di competizione tra i diversi ordini concorrenti, inducendo ogni associazione ad operare al meglio, preoccupandosi davvero di vegliare sulla qualità dei servizi offerti dai propri associati e di fornire loro i servizi di cui hanno più bisogno
La riforma italiana
Nel Gennaio 2012, il decreto ‘Cresci-Italia’ ha manifestato l’aderenza alla logica della ‘deregulation come stimolo alla crescita’.
La politica ha cercato di centrare l’obiettivo di rendere il mercato dei servizi professionali efficiente e trasparente attraverso una nuova riforma delle professioni che mira ad ampliare le possibilità di scelta ai consumatori. Il tentativo di introdurre maggiore concorrenza e semplificazione nel settore dei servizi professionali, forse anche su pressione UE, era teso a disciplinare: (a) il contenuto dei contratti di prestazione d’opera professionale; (b) gli oneri informativi a carico del professionista; (c) l’abrogazione del sistema di determinazione legislativa dei compensi-tariffe professionali; d) le società tra professionisti.
Il mercato dei servizi offerti dai professionisti è oggi disciplinata dall’art.9 e dai decreti e regolamenti attuativi per ora fermi.
L’art.9 stabilisce “l’abrogazione delle tariffe professionali regolamentate dal sistema ordinistico” così come “l’abrogazione delle disposizioni vigenti che per la determinazione del
compenso del professionista quindi non si dovrebbe più parlare di soglie minime e massime dei tariffari professionali-
Un’altra novità introdotta riguarda il rapporto tra professionisti e clientela è sancito l’ obbligo di preventivo che può anche essere non in forma scritta, questo è un regalo alle vecchie professionalità. Inoltre la legge ha disciplinato due nuovi obblighi: (a) rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico e (b) fornire al cliente i dati della polizza assicurativa per eventuali danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.
Un elemento innovativo è l’articolo 6 stabilisce che la durata del tirocinio indispensabile per l’accesso alle professioni regolamentate non può essere superare i diciotto mesi e che per i primi sei mesi, il tirocinio può essere svolto, in presenza di un’apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli Ordini e il Ministro dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca, in concomitanza col corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica al tirocinante è riconosciuto il diritto di un rimborso spese. Questa è una mezza innovazione perché riguarda solo i neo professionisti e non tutti, sulla formazione permanente non si dice nulla.
Società tra professionisti
L’articolo 9-bis, precede questa forma di servizio, che riguarda
sia le società di nuova costituzione che le vecchie società tra professionisti. Inoltre, la nuova disciplina crea la possibilità di istituire società tra professionisti per l’esercizio di più attività professionali.
Come è stata applicata.
La riforma delle professioni approvata tra il 2011 e il 2012 sulla scorta della «liberalizzazione», è ferma a metà strada. Mancano i regolamenti attuativi sui principi affermati nel Dl 138/2011 e nella legge 183/2011 – libertà di esercizio della professione, garanzia rafforzata per gli utenti, trasparenza del mercato. Anche il tentativo di favorire la creazione di società professionali è misero: meno di 60 costituzioni.
Le professioni non organizzate
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.22 del 26 gennaio 2013 la Legge n. 4 del 14.01.2013 sulle professioni non organizzate, che attua l’art. 117 della Costituzione e ricade nei vincoli dell’Unione europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione.
La Legge definisce «professione non organizzata » l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in Albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile.
Chi esercita queste professioni sia in forma individuale, che associata, o come dipendente ad es nelle cooperative, deve rispettare la nuova norma, Il non rispetto della normativa sarà considerato come pratica commerciale scorretta nei confronti sia dei consumatori che degli altri professionisti. Con questa nuova legge si ribadisce che l’esercizio della professione è libero, che è fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, del singolo professionista. La legge prevede che sia garantito il rispetto dei principi di buona fede, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi e della responsabilità del professionista.
Elenco associazioni delle professioni non regolamentate
http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_24.wp
Occorre pertanto perseguire con immediatezza l’obiettivo della piena liberalizzazione degli ordini professionali, che cancelli la posizione monopolistica degli ordini attuali e permetta la nascita e lo sviluppo di associazioni di categoria di ogni genere, ciascuna con le proprie regole deontologiche, i propri criteri di ammissione ed espulsione, le proprie quote associative. Un nuovo sistema professionale che permatta di ampliare la propria gamma di servizi e che sia rispettoso di tutti i talenti e le competenze, un sistema perciò che non sia “ laworiented”.

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