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Entri in Rai  e diventi eternauta

“Figlio mio, per lavorare è meglio che fai un concorso pubblico, anche se lo stipendio non è un granché, se ti prendono sei garantito a vita”. Chissà se è quanto avranno detto i genitori al Sigfrido nazionale quando ha fatto il concorso per entrare in Rai, con la variante che nella tv di Stato, almeno per certe mansioni, gli stipendi sono altini (240mila nel nostro caso, con l’aggiunta di annessi e connessi per il fatto di essere riconosciuti per strada).

di Vincenzo Donvito | 30 Agosto 2026

“Figlio mio, per lavorare è meglio che fai un concorso pubblico, anche se lo stipendio non è un granché, se ti prendono sei garantito a vita”. Chissà se è quanto avranno detto i genitori al Sigfrido nazionale quando ha fatto il concorso per entrare in Rai, con la variante che nella tv di Stato, almeno per certe mansioni, gli stipendi sono altini (240mila nel nostro caso, con l’aggiunta di annessi e connessi per il fatto di essere riconosciuti per strada).

E infatti, anche se il conduttore di Report l’ha fatta grossa, e ora gli hanno dato il “ben servito”, gli fanno scegliere altre mansioni/trasmissioni,,, non sappiamo se con l’impegno di non fare come faceva con Report. Ci immaginiamo un dirigente di un’app, di quelli che fanno cose straordinarie per visibilità e guadagni dell’azienda, che – fatto qualcosa di storto – viene dalla  mattina alla sera buttato fuori. O anche un operaio “cipputi” qualunque che ha creato problemi alla catena di montaggio, diritti sindacali rispettati, non ci pensano due volte prima di buttarlo fuori. No. quando sei in Rai sei come quei politici che fanno anche crollare i ponti, ma poi continuano ad amministrare. E puoi avere anche amici che, a tua insaputa, pensano a farti diventare più importante/determinante.

Si dice “mamma Rai” al pari di “Stato mamma o babbo”. Ed è proprio così. Puoi fare le cose più terribili, e anche se qualche volta ti buttano fuori poi ti riprendono pagando anche di più… “I figli… so’ pezzi ‘e core”. 

Tutto questo lo paghiamo col canone, l’imposta obbligatoria per chi possiede un tv collegato al digitale terrestre.

Indipendentemente dalla valutazione che ognuno possa fare del servizio pubblico che faceva Sigfrido nazionale, forse è il caso che ognuno rifletta sul proprio apporto a questa macchina di informazione ed intrattenimento. Ci rendiamo conto che quelli che reputano questo servizio eccellente sarebbero meno disposti a fare queste valutazioni, ma il caso, oltre a fare l’uomo ladro, potrebbe farlo anche saggio.

Tanto, le vicende su Sigfrido nazionale, nonchè le trasmissioni e la pubblicità dei colleghi del nostro, sono ovunque, anche sulla stessa Rai che trasmette in streaming in Internet.

Sarebbe una sorta di operazione di pulizia personale, ché soldi di ognuno o meno, quelli per pagare queste vicende non verrebbero a mancare. Ma forse, sentirsi più liberi e meno coinvolti (e il portafogli coinvolge, sempre), aiuterebbe a stare meglio.

“Figlio mio, per lavorare è meglio che fai un concorso pubblico, anche se lo stipendio non è un granché, se ti prendono sei garantito a vita”. Chissà se è quanto avranno detto i genitori al Sigfrido nazionale quando ha fatto il concorso per entrare in Rai, con la variante che nella tv di Stato, almeno per certe mansioni, gli stipendi sono altini (240mila nel nostro caso, con l’aggiunta di annessi e connessi per il fatto di essere riconosciuti per strada).

E infatti, anche se il conduttore di Report l’ha fatta grossa, e ora gli hanno dato il “ben servito”, gli fanno scegliere altre mansioni/trasmissioni,,, non sappiamo se con l’impegno di non fare come faceva con Report. Ci immaginiamo un dirigente di un’app, di quelli che fanno cose straordinarie per visibilità e guadagni dell’azienda, che – fatto qualcosa di storto – viene dalla  mattina alla sera buttato fuori. O anche un operaio “cipputi” qualunque che ha creato problemi alla catena di montaggio, diritti sindacali rispettati, non ci pensano due volte prima di buttarlo fuori. No. quando sei in Rai sei come quei politici che fanno anche crollare i ponti, ma poi continuano ad amministrare. E puoi avere anche amici che, a tua insaputa, pensano a farti diventare più importante/determinante.

Si dice “mamma Rai” al pari di “Stato mamma o babbo”. Ed è proprio così. Puoi fare le cose più terribili, e anche se qualche volta ti buttano fuori poi ti riprendono pagando anche di più… “I figli… so’ pezzi ‘e core”. 

Tutto questo lo paghiamo col canone, l’imposta obbligatoria per chi possiede un tv collegato al digitale terrestre.

Indipendentemente dalla valutazione che ognuno possa fare del servizio pubblico che faceva Sigfrido nazionale, forse è il caso che ognuno rifletta sul proprio apporto a questa macchina di informazione ed intrattenimento. Ci rendiamo conto che quelli che reputano questo servizio eccellente sarebbero meno disposti a fare queste valutazioni, ma il caso, oltre a fare l’uomo ladro, potrebbe farlo anche saggio.

Tanto, le vicende su Sigfrido nazionale, nonchè le trasmissioni e la pubblicità dei colleghi del nostro, sono ovunque, anche sulla stessa Rai che trasmette in streaming in Internet.

Sarebbe una sorta di operazione di pulizia personale, ché soldi di ognuno o meno, quelli per pagare queste vicende non verrebbero a mancare. Ma forse, sentirsi più liberi e meno coinvolti (e il portafogli coinvolge, sempre), aiuterebbe a stare meglio.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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