
Era il 1978, ottobre se ricordo bene. Al partito radicale si teneva una conferenza stampa sul tema della legalizzazione della cannabis.
A quel tempo si finiva in galera anche per uno spinello… Avevamo preparato una bellissima pianta di marijuana che faceva da sfondo in un angolo e eravamo in attesa che Marco Pannella accendesse una canna per dare via all’ennesima azione di disubbidienza civile.
Il segretario del partito era Jean Fabre, francese, non violento e obiettore di coscienza, motivo per cui presto sarebbe finito rinchiuso nel carcere di Fresnes. Ero al suo fianco a lavorare, in quegli anni ancora magici.
L’ azione cominciò, Marco dopo un paio di tiri passò la canna a Emma, l’idea era che la fumassero simbolicamente i parlamentari che godevano dell’ immunità.
La polizia osservava in attesa di intervenire, capeggiata dal commissario Pompò, da me ribattezzato Pomporipò (davvero non mi pareva un nome serio).
Quando è stata la volta di Emma, che all’ epoca non fumava neppure le sigarette, lei ha subito pensato bene di togliersi il problema passando velocemente l’oggetto incriminato a qualche compagno vicino. E chi poteva essere? Insomma lo passò a me e io, ovviamente, ho fatto un paio di belle tirate accoglienti.
Casualmente subito dopo è saltato tutto in aria, la polizia è intervenuta e, con altri compagni, mi sono occupata di salvare la bella pianta dalle loro grinfie, portandola via e nascondendola altrove.
Missione che tra l’altro è andata a buon fine. Il problema è nato al processo contro Jean che, non avendo l’immunità, era finito a Rebibbia. Pompò si ricordava anche di quel passaggio di canna fuori dagli schemi, ne ha parlato e si è voltato a cercare tra i presenti la mia faccia, colpevole di cotanto reato.
Io mi sono abbassata sotto il banco e Pompò ha ceduto: quella faccia non c’era.
Valeria Taradash

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