
Il fallimento dei colloqui di pace tra Usa e Iran, innesca tutta una serie di conseguenze globali non indifferenti. La prima è la probabile chiusura dello stretto di Hormuz da parte degli americani, che quasi certamente potrebbe portare ad uno shock energetico globale. Il fallimento dell’incontro di pace in Pakistan riapre quindi prepotentemente la crisi, con Trump che non accetta che da Hormuz passino solo le navi destinate a mandare forniture in Cina e di conseguenza minaccia di bloccare il transito in entrata e in uscita da Hormuz. Nella notte, i mercati hanno reagito, tutto sommato, con compostezza, e questo è un primo segnale positivo, nonostante il fatto che il petrolio, vero market driven in questa fase, abbia aperto in gap di 7 8 dollari. Il Brent infatti ha aperto a 99 dollari al barile dai 92 circa di chiusura di venerdì scorso, mentre il Wti ha aperto a 97 dollari dopo una chiusura venerdì a 90 circa. Sugli altri asset, si segnalano perdite per i mercati azionari asiatici ma tutto sommato ridotte, considerando che i futures Usa e quelli europei, apriranno in perdita intorno al -0.50%. Inoltre, va ricordato che probabilmente rimarranno aperti dei canali per un rinnovato cessate il fuoco, anche se per ora sono saltati i negoziati. Crediamo infatti che i colloqui non si interromperanno, anzi, probabilmente continueranno sotto traccia. Sul fronte dati, la settimana, sarà caratterizzata dalla pubblicazione dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti, numeri che quantificheranno l’impatto iniziale dell’impennata dei prezzi dell’energia per i produttori di beni. In Europa, per contro, sono attesi i dati sul commercio e sulla produzione industriale. Una settimana intensa anche per i dati provenienti dalla Cina, con la pubblicazione di PIL, dati sul commercio, produzione industriale, vendite al dettaglio, disoccupazione, e dati del mercato immobiliare. Nel frattempo, le principali società finanziarie statunitensi pubblicheranno i loro risultati trimestrali, tra cui JPMorgan, Goldman Sachs, Bank of America e BlackRock. TSMC e ASML forniranno le ultime previsioni sull’intelligenza artificiale. Sul fronte politico, le elezioni in Ungheria influenzeranno l’orientamento politico dell’UE. Infine, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale terranno le loro riunioni primaverili.
VALUTE.
Gli effetti del fallimento e dei collqui di pace, si intravedono anche sui cambi, sebbene i movimenti siano estremamente contenuti. L’EurUsd, che aveva chiuso a 1.1720, ha riaperto con un leggero gap a 1.1675 per poi stabilizzarsi in 15 pips di movimento notturno e prezzi intorno a 1.1685. Ma cneh gli altri tassi di ambio con UsdJpy in testa si sono mossi di una cinquantina di pips con aperture in gap ridotti. A questo punto vedremo se il dollaro sarà in grado di schiacciare tutte le valute concorrenti, in una rinnovata fase di risk off, oppure se il biglietto verde, perderà quota in ragione di una de-dollarizzazione che potrebbe ripresentarsi. Poche le novità anche sul fronte dei cross, con le uniche notizie rilevanti che potrebbero vedere una Boj intervenire per evitare un eccessivo indebolimento dello Jpy.
USA, SALE L’INFLAZIONE.
Il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti è balzato al 3,3% a marzo 2026, raggiungendo il livello più alto da maggio 2024 e registrando un forte aumento rispetto al 2,4% di febbraio e gennaio. I dati sono in linea con le previsioni, con l’aumento trainato principalmente dai maggiori costi energetici, soprattutto benzina e olio combustibile, a causa della guerra con l’Iran. D’altro canto, l’inflazione si è stabilizzata per gli alloggi ed è diminuita per i prodotti alimentari. Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,9%, il maggiore incremento da giugno 2022, dopo un aumento dello 0,3% a febbraio e in linea con le previsioni, trainati da un balzo del 21,2% dei prezzi della benzina. Nel frattempo, l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è anch’essa aumentata, seppur in modo molto più moderato, raggiungendo un tasso annuo del 2,6%, rispetto alle previsioni del 2,7%. Su base mensile, i prezzi al consumo di base sono aumentati dello 0,2%, al di sotto delle aspettative dello 0,2%.
SCENDE LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI.
L’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è crollato dell’11% raggiungendo un minimo storico di 47,6 all’inizio di aprile 2026, ben al di sotto sia delle aspettative del mercato (52) sia del livello dell’anno precedente (del 9%). Quasi tutti i sondaggi (98%) sono stati condotti prima dell’annuncio del cessate il fuoco temporaneo, a sottolineare l’impatto immediato del conflitto con l’Iran sulla fiducia. Il sentiment è diminuito in tutte le fasce demografiche, così come in ogni componente dell’indice, segnalando un calo generalizzato. Le aspettative sulle condizioni economiche a un anno sono crollate del 20%, mentre le valutazioni delle finanze personali sono diminuite dell’11%, con i consumatori che hanno citato l’aumento dei prezzi e la diminuzione del valore degli asset come principali preoccupazioni. Le condizioni di acquisto di beni durevoli e veicoli sono ulteriormente peggiorate, ancora una volta a causa degli alti costi legati alla guerra. Le aspettative di inflazione a un anno sono balzate al 4,8% dal 3,8% di marzo, il maggiore aumento mensile da aprile 2025, mentre le aspettative di inflazione a lungo termine sono salite al 3,4%, il livello più alto da novembre 2025. (fonte Trading Economics).
Saverio Berlinzani

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