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Elezioni tedesche: l’irrazionalità e la responsabilità (messaggio a ….)

La Germania sembra infetta dal parassita italiano. Non solo per la progressiva frammentazione del quadro politico. Ancor più per l’idea che la vita di un partito valga più del benessere dell’intera nazione.

di Daniele Marchetti | 2 Ottobre 2017

La Germania infetta dal parassita italiano? Sembrerebbe. E non solo per la progressiva frammentazione del quadro politico (forse, persino, un segno di maturità della gelida e teutonica democrazia tedesca) né per la sempre più difficile governabilità, quanto, bensì, per l’idea che la vita di un partito valga più del benessere dell’intera nazione. Che la sopravvivenza di una compagine politica valga più di politiche meditate e responsabili, sebbene impopolari, messe in atto anche sulla questione migranti.

Questo l’incredibile paradosso che sembra emergere nel dopo-voto della locomotiva d’Europa.

Così, mentre la sconfitta Merkel (i democristiani tedeschi hanno perso ben l’8% rispetto al 5% perso dai socialisti) si è subito messa al lavoro per tentare di costituire un nuovo governo utile al benessere della Germania ma anche, alla tenuta dell’Europa, qualcuno, da Sinistra, si è tirato subito fuori, ponendo la SPD all’opposizione. Con ciò prendendo paradossalmente le distanza da quei successi economici ottenuti anche durante la crisi economico-finanziaria più nera degli ultimi cinquant’anni, che gli stessi socialisti al governo avevano contribuito a raggiungere.

Tutto riecheggia l’Italia!

Ma, come è noto, chi non ha coraggio (delle proprie idee e dei propri azioni) non se lo può dare. Così mentre la Germania “scoppia” di salute economica, con una piena occupazione ed un surplus commerciale invidiabile, il partito socialista, quello dell’ex presidente del Parlamento Europeo, dell’ex “Capò” secondo il soprannome affibbiatogli da uno scoppiettante Berlusconi, dell’ex candidato cancelliere, ha deciso di arrendersi. Di salire sull’Aventino e di opporsi al benessere del suo popolo. Quel benessere che, peraltro, ha contribuito a costruire in anni di collaborazione con i democristiani.

L’idea è chiara, ed in ciò l’Italia (dei Bertinotti e dei Fini, tanto per non fare nomi) può impartire lezioni a tutti: per il bene del partito tutto è sacrificabile, persino il proprio recente operato. Persino la propria credibilità!

Merkel, da condottiera qual è, ha dichiarato di non chiudere le porte a nessuna ipotesi di governo e di confidare in una riapertura del dialogo con i socialisti.

C’è da augurasi, con buona pace dell’on. Pittella, che la ragionevolezza ed il realismo politico possano ancora avere la meglio e garantire alla Germania e all’Europa intera una nuova stagione di “rilancio” tanto sul versante economico (l’Europa funziona se ha un’unica velocità) quanto sul versante burocratico-istituzionale con riforme ormai irrinunciabili ed utili -come il pane- alla funzionalità, economicità e credibilità delle stesse Istituzioni europee.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, berlusconi, crisi, democrazia, dichiarato, elezioni, finanziaria, fini, germania, governo, istituzioni europee, la germania, lavoro, merkel, nazione, nuovo governo, parlamento, partito socialista, responsabili, riforme, socialisti

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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