
Ciò che è apparsa subito evidente è la sproporzione tra la massa di voti ottenuti contro Bersani e Vendola, e la struttura organizzativa di Renzi. Renzi ha attorno a se un nucleo compatto assai ristretto (quasi tutti con esperienze nell’associazionismo cattolico, dallo scoutismo alla Compagnia delle Opere). Per il resto, l’ossatura è assai gracile. Per cui, la componente fa quel che può, puntando le fishes soprattutto dove esistono personalità in grado, da sole, di mietere consensi. E’ il caso di Giorgio Gori, già alto dirigente Mediaset e spin-doctor dello stesso Renzi che ha deciso di impegnarsi per un posto in lista in provincia di Bergamo.
Dove è più organizzato, il “rottamatore” interviene direttamente a distribuire le carte. Soprattutto dove ci sono le sue roccaforti. Significativo il complesso accordo per Firenze. Qui Renzi si ripropone di eleggere un bel gruppetto di parlamentari. Ha chiesto a Bersani un paio di posti “garantiti” per la sua portavoce Simona Bonafè e per Rosa Di Giorgi (ma forse ne avrà uno solo). Ed ha sollecitato a scendere in campo il vicesindaco Dario Nardella, legato al vicepresidente del Senato Vannino Chiti, grande collettore di preferenze. Il tutto con l’aiuto di Eugenio Giani, ex socialista, presidente del consiglio comunale di Firenze e consigliere regionale della Toscana. Giani è un autentico recordman dei voti di preferenza, caratteristica confermata ad ogni elezione. Cosa gliene verrà ad assecondare Renzi? Il via libera per Palazzo Vecchio quando lo stesso Renzi lascerà l’incarico di Sindaco per Roma.

Per il momento Renzi fa bene ad attendere e non esporsi. Meglio se darà tutto se stesso a Firenze. Il tempo gli darà ragione. Per cominciare, alle primarie per il parlamento, del PD sono andati a votare, il 25 – 30% dei potenziali elettori che votarono i contendenti alla leadership in novembre e dicembre. Vale a dire solo la nomenclatura dell’ apparato politico di quel partito. In fine, C’è anche l’alleanza Bersani Vendola che pone qualche dubbio sulla capacità del Pd di attrarre voti diventare in modo netto il primo partito presente nei due rami parlamentari.