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Elea, icona del vero sapere

di Angelo Giubileo | 30 Giugno 2013

Astraendo dalla dimensione spazio-temporale, il discorso dell’identità ha assunto in generale e dopo Parmenide una problematica di tipo concettuale basata su un’interpretazione nuova del termine “verità”.
Parmenide
Duemilacinquecento anni dopo, a differenza di quanto scritto da Emanuele Severino nell’apparente lontano 1964,Parmenide non è affatto “il primo responsabile del tramonto dell’essere”, che non può tramontare. Al contrario, il sapere di Parmenide in-vera l’essere, che attende ancora di essere disvelato nel tempo presente della narrazione logica, che ha seguito, ancor prima di Parmenide, le narrazioni mitiche del tempo pre-logico.

Ab origine, la filosofia con Parmenide ha rappresentato essenzialmente piuttosto la fine di un percorso durante il quale il tentativo di definire con il linguaggio verbale il rapporto tra pensare e essere aveva raggiunto l’unico approdo possibile: “lo stesso è il pensare e ciò a causa del quale è il pensiero, perché senza l’essere nel quale è espresso, non troverai il pensare. Infatti, nient’altro o è o sarà all’infuori dell’essere, poiché il destino lo ha vincolato a essere un intero e immobile” (Poema sulla natura). Identità dunque di pensiero e essere, ma anche impossibilità dimostrata di darne una definizione. Per dirla in breve, questa impossibilità è dimostrata o resa di per sé evidente dalla diversità della dimensione spazio-temporale tra la rappresentazione dell’e-vento e l’evento medesimo. Si tratta di una dimostrazione per assurdo, mediante un procedimento che potremmo definire di sovrapposizione. Lo spazio-tempo della rappresentazione non coincide assolutamente con lo spazio-tempo dell’evento.

Astraendo dalla dimensione spazio-temporale, il discorso dell’identità ha assunto in generale e dopo Parmenide una problematica di tipo concettuale basata su un’interpretazione nuova del termine “verità”. E tuttavia, già in epoca pre-omerica il termine “verità” ha a che fare con il ricordo ed è aletheia, composto di α-privativa e della radice ladh ovvero “essere ignoto, far dimenticare, dimenticare”. Il termine veniva quindi usato nelle teorie sul discorso e/o sul ragionamento, così come anche in Platone ed Aristotele. E pertanto, resta qui da stabilire come il sapere diParmenide oltrepassi la predetta impossibilità.

Duemilacinquecento anni dopo, in un passato ancora recente, questa impossibilità è ad esempio ancora testimoniatadalla narrazione “logica culturale del tardo capitalismo” o postmoderna dell’americano Fredric Jameson.  Ma, non è affatto così, a distanza di meno di un quarto di secolo, allorquando, nell’aprile 2013, Michel Serres scrive: “Anche l’oggetto della conoscenza sta cambiando (come abbiamo visto a proposito del soggetto). Non abbiamo bisogno per forza di concetti. A volte, ma non sempre. Possiamo attardarci tutto il tempo necessario sui racconti, gli esempi e le singolarità, sulle cose stesse. Questa novità, pratica e teorica, ridà dignità ai saperi della descrizione e dell’individuale. Di colpo, il sapere offre la sua dignità alle modalità del possibile, del contingente, del singolare. Ancora una volta, crolla una certa gerarchia. Divenuti esperti di caos, gli stessi matematici non disprezzano più le scienze della vita e della Terra, che già praticano la mescolanza alla Boucicaut, e che devono insegnare in modo integrato, perché, se si aziona analiticamente la realtà vivente, muore. Ancora una volta, l’ordine delle ragioni, utile, certo, ma talora obsoleto, lascia il posto a una nuova ragione, accogliente verso il concreto singolare, naturalmente labirintica … insomma, al racconto”.

Duemilacinquecento anni dopo, potrebbe sembrare paradossale, ma non lo è affatto: l’antica Elea rappresenta sempre il topos, l’icona del sapere, che fu di Parmenide e che di nuovo si appresta a diventare il comune sapere di ogni individuo.

Pubblicato in : Metamorfosi, Primo piano

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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