
Lo incontro nel suo ufficio appena dietro il mercato del Carmel a Tel Aviv. È il giorno dopo l’arresto dei più stretti collaboratori del premier Netanyahu per contatti illeciti con il Qatar, paese nemico.
Ehud Olmert, dodicesimo primo ministro di Israele, come tale ha affrontato nella sua vita sfide importanti, tra cui la seconda guerra del Libano contro Hezbollah nel 2006, ma anche il tentativo di rilanciare i negoziati di pace con i palestinesi. Nella sua vita politica è passato dalla destra al centro per poi diventare una voce importante dell’Israele democratica e razionale modello 2025. Poco tempo fa ha anche presentato un piano di pace congiunto con Nasser al Kidwa, ex ministro degli esteri dell’autorità palestinese e nipote di Arafat. Il piano prevede una soluzione a due Stati e se non altro ha un valore simbolico invitando israeliani e palestinesi a tornare ad affrontare con coraggio una logica di pace, in tempi in cui nel mondo e in particolare in Medio Oriente ce n’è davvero molto poca.
Gli chiedo cosa pensa a proposito della situazione che stiamo vivendo in Israele e cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni, mesi, anni.
“Stiamo vivendo la crisi più terribile mai vissuta nella storia del nostro paese dalla sua creazione – risponde – ma se osserviamo la realtà con attenzione, il problema nasce e si riduce in una totale crisi di leadership. Che è la principale ragione anche del sette ottobre. Quel giorno Hamas aveva praticamente trovato la porta di casa aperta per entrare in Israele e commettere crimini spaventosi contro normali cittadini che dormivano nei loro letti o giovani che ballavano felici in una festa campestre: dopo averli stanati dalle loro case e dai loro nascondigli come animali, hanno ucciso, rapito, saccheggiato, incendiato.
Ora più o meno cominciamo a capire cos’era successo all’esercito quel giorno, perché non avesse protetto quei cittadini, ed è davvero sconvolgente, ma dietro rimane il vero problema, che è la sciatteria, l’arroganza e la vanagloria di questo governo. L’hybris già esisteva prima del sette ottobre e centinaia di migliaia di israeliani avevano protestato contro la riforma della giustizia antidemocratica proposta dal Ministro della Giustizia e dal Primo Ministro e nel paese si era creato un pericoloso strappo, una dannosa lacerazione.
Conosco Netanyahu da quarant’anni ed è un grandissimo comunicatore, formidabile anche nei social, che grazie alla sua abilità è riuscito a farsi eleggere più di una volta, ma non ha la minima capacità decisionale, nessuna inclinazione a cambiare la realtà, a migliorarla. Provi a dirmi di una sua importante iniziativa per il paese. Non la troverà, perché non esiste. Non ha mai fatto nulla di storico, di veramente importante. Faccio un esempio, uno fra tanti, l’educazione: non investe uno sheqel nei nostri giovani, nella scuola, eppure proprio da lì proviene la nostra ricchezza, la nostra forza, che è quella delle menti e della creatività dei nostri ragazzi, dei nostri giovani dell’high tech e delle start up, e preferisce distribuire fondi a settori improduttivi e settoriali pur di avere il voto di coloro che li rappresentano e rimanere al governo”.
Come può ancora resistere al governo?
“In realtà lui non ha un minuto di pace e si trova in una crisi psicologica e in un senso di vertigine, che secondo me gli ha fatto perdere il contatto con le proporzioni reali di ciò che succede intorno a lui. Ciò che è successo negli ultimi giorni è un esempio di ciò che continuerà a succedere nei giorni a venire. L’ultima notizia è che le persone che gli sono più vicine sono sospettate di aver collaborato con un paese nemico lavorando nel suo ufficio, il sanctum santorum del capo del governo. È al centro di una giostra impazzita e alla fine si sfracellerà. Succederà tra un giorno, un mese o un anno ma succederà. Purtroppo, nel frattempo anche il paese sta perdendo il suo equilibrio e tutto è possibile d’ora in poi”.
Come è possibile, dato che la polizia è nelle mani del ministro Ben Gvir, che siano state arrestate persone così vicine al Primo Ministro?
“La ragione è che chi si ne occupa non è sotto controllo di Ben Gvir ma della procuratrice generale, in un dipartimento a parte. Ma le difficoltà sono comunque tante. Nel processo a Netanyahu i tre giudici non sembrano avere il pieno controllo delle udienze, e il Primo Ministro e il Ministro della Giustizia hanno dichiarato che non collaboreranno con il neoeletto presidente dell’Alta Corte, (neppure Trump è arrivato a tanto). Inoltre, il Primo Ministro ha dichiarato il licenziamento del capo dello Shin Bet, e sta cercando di fare lo stesso con la Procuratrice generale”.
Come riescono tuttora a resistere le istituzioni, i funzionari pubblici, i dirigenti governativi?
“Fanno una grande fatica. Sono in una situazione molto difficile. Hanno la sensazione che tutto il sistema stia andando a pezzi”.
E la guerra continua, anzi si allarga. Nella prima pagina del giornale Haaretz è apparsa una terribile foto di bambini di Gaza uccisi dalla guerra. Cosa ha provato?
“Mi si è spezzato il cuore. Tutti, all’inizio, capirono, qui e nel mondo, che dopo quel brutale atroce attacco ci sarebbe stata una controffensiva e sarebbe iniziata una guerra. Era inevitabile. Purtroppo, ci furono molte vittime, decine di migliaia, un buon numero erano terroristi ma tra di loro c’erano molti civili e molti bambini. Posso assicurarle però che i crimini di guerra non furono organizzati e coordinati. E che non solo i nostri cittadini sono tenuti ostaggi da Hamas, anche i loro stessi cittadini. I terroristi si nascondono in scuole, ospedali, case private. Basta. Bisogna finire la guerra e riportare a casa gli ostaggi. Più del 70% degli israeliani lo desidera. Non si può continuare la guerra all’infinito. Continuare per sempre ad uccidere e ad essere uccisi”.
Perché non succede? Perché la guerra continua?
“Perché anche Netanyahu è ostaggio. Nel suo caso, dei suoi partner al governo che già sognano la riviera di Gaza, e magari anche delle nuove colonie nel sud del Libano e nel nord est della Siria. Pura follia. La deportazione di milioni di cittadini sarebbe non solo immorale e intollerabile ma anche impossibile. Ma tutto fa comodo a Netanyahu per rimanere al suo posto”.
Un’ultima domanda: un’inchiesta del New York Times, sempre a proposito di bambini, ha raccolto testimonianze di medici americani che hanno riferito di aver curato bambini palestinesi colpiti alla testa, con sospetto che provenissero da cecchini, lei cosa ne pensa?
“Sono certo che nel calore della guerra senza quartiere e senza esclusioni con decine di migliaia di soldati che sparano siano stati commessi anche atti deplorevoli e imperdonabili. Questa inchiesta non è stata ancora provata. Se lo fosse i cecchini si meriterebbero di essere giudicati e condannati dalla corte marziale”.
Qui l’intervista è terminata. La guerra sembrava lontana e la vita sembrava normale mentre attraversavo l’affollato mercato della frutta e della verdura per tornare a casa.
Non lo è. Ieri il premier è partito, di notte, per l’Ungheria. Vuole festeggiare l’anniversario di matrimonio con la moglie Sara da Viktor Orbán. Quest’ultimo ha dichiarato di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale e il governo di Budapest ha reso pubblica la decisione poco dopo l’arrivo in Ungheria dei Netanyahu, visto che su Bibi pende un mandato di arresto della Corte. “Netanyahu sei a Budapest, il luogo più sicuro d’Europa. Benvenuto in Ungheria, primo ministro!”, ha scritto Orbán su X, postando un’immagine del loro incontro.
Manuela Dviri, giornalista e scrittrice

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