
Forse ogni epoca ha avuto le sue gioie e i suoi dolori. E forse in ogni epoca ci sono stati buoni e cattivi governanti. La piccola differenza è che oggi, a differenza di allora, possiamo sceglierli. Una volta no. Detto fuori dai denti, in Occidente non abbiamo alcun diritto di lamentarci. Siamo noi a determinare il nostro destino politico e amministrativo, scegliendo con il voto chi ci governerà. Eppure, puntuali come un orologio rotto, le lamentele arrivano subito dopo le elezioni. Oggi a questo partito, domani a quell’altro, salvo poi criticare la classe dirigente che legittimamente ne deriva. È quanto sta accadendo con il governo Meloni, accusato di esprimere figure non all’altezza. Il caso Lollobrigida fa scuola, proprio come ai suoi tempi fece scuola il caso Toninelli. Ricordate? Non è questa la sede per fare l’elenco dei ministri più o meno capaci che si sono cimentati in ruoli spesso più grandi di loro. Ma, sinceramente, come abbiamo potuto credere che Gigino Di Maio potesse essere un ministro degli Esteri? Il bello della democrazia è la libertà di espressione. Ma non ricordo manifestazioni di indignazione popolare per casi come quello di Santanchè, finita nel dimenticatoio sotto il proverbio “tra cani non si mordono”. La satira osa, ma spesso si schiera, e così perde mordente. Le sue frecciate diventano partigiane, più slogan che critica. Scusate la lungaggine dell’introduzione, ma serviva a inquadrare la pochezza di ciò che oggi l’Occidente esprime ai massimi livelli: Trump e, subito prima, Biden. Von der Leyen e, prima di lei, ancora Von der Leyen. Un girotondo istituzionale che rappresenta poco o nulla. L’inadeguatezza è quotidiana. E colpisce chi, almeno sulla carta, dovrebbe governare una fetta significativa del mondo. Il caso Gaza è emblematico. Si parla di complessità, ma nel frattempo si permette al governo israeliano e al suo leader Netanyahu di perpetuare una mattanza. Un popolo ancora oggi massacrato, affamato, umiliato. I bambini non contano nulla. Esattamente come nei tempi più bui. E l’ONU osserva con stanchezza, mentre Guterres ha lo sguardo di chi pensa più al pranzo della domenica che al sangue versato sotto il suo sguardo. Trump col cappellino da baseball è diventato una macchietta. Zelensky, in divisa mimetica da passerella, è il suo specchio in guerra. La Von der Lien sempre in punta di piedi, per non infastidire nessuno, indossa il corsetto da torero evitando accuratamente di incontrarne uno. Una parata di personaggi da cartoon, e noi occidentali li tolleriamo forse perché continuiamo a nutrire rispetto per un sistema che ormai ci restituisce ben poco. La rivoluzione socialista indicò una strada. Nessuno l’ha mai percorsa per davvero. Abbiamo sempre sperato che lo facesse il prossimo. Poi ci siamo accorti che in oltre un secolo nessuno ha fatto manutenzione. Tutti hanno preferito l’edizione straordinaria.
Decisamente più redditizia. Decisamente meno efficace.
Angelo Santoro

Lascia un commento