Come Matteo Renzi e tutto il suo corteggio non hanno mancato di sottolineare, con la felice conclusione dell’iter parlamentare relativo alle riforme (quella costituzionale e quella elettorale) la nuova repubblica italiana dei furbi entrerà a vele spiegate nell’epoca del suo massimo fulgore.
Un po’ come per le bombe a grappolo, severamente proibite dalle convenzioni internazionali, l’astuzia del presidente del consiglio ha potuto raggiungere il suo effetto devastante grazie ad una molteplicità di tante altre piccole furbizie mirate a raggiungere obbiettivi minori. Ciò che rende grave e insopportabile la situazione, è che nessun grande o piccolo partito si salva dalla pratica della furbizia che manda a ramengo la coerenza politica. E lo si vede bene ripercorrendo a volo d’uccello gli ultimissimi anni.
Mario Monti non era un politico, tanto che venne spacciato per tecnico eccelso e, sopratutto, al di sopra delle parti. Lo fu talmente, che pensò bene di sfruttare la posizione regalatagli da Napolitano per farsi un partito tutto suo. Lasciò il Paese più disastrato di come lo aveva trovato e venne abbandonato in un amen da tutti quei (furbi) nuovi e vecchi arnesi che aveva imbarcato garantendo loro seggi in Parlamento. Ma ha salvato il prestigioso e retribuito incarico di senatore a vita conferitogli per motivi che solo lui e il presidente della repubblica dell’epoca conoscono.
Quando Renzi pensò di dare lo “stai sereno” benservito a Enrico Letta, toccò ad Alfano con i suoi fuggiaschi il ruolo del furbo: ed ecco spuntare un “ Nuovo Centro Destra” a tenere in vita un governo di centrosinistra. Splendida e originale idea: essere coerenti a chiacchiere e ribaltare completamente nei fatti gli impegni con gli elettori. Peccato che proprio gli elettori abbiano pensato di ridurre poi Alfano ed i suoi alla canna del gas.
Ora è il momento di Verdini, l’uomo macchina di Berlusconi; e di Biondi, il camerlengo del Cavaliere, e di tanti altri sbiaditi e penosi figuri. Invece di attendere serenamente la fine del loro ciclo, ringraziare e salvare un po’ di dignità, hanno scoperto, male interpretandolo, niente di meno che Machiavelli. Ora sono, loro, determinanti per le sorti del governo: che bravi, hanno saputo attendere e cogliere il momento. Stanno scavandosi la fossa da soli, ma non per loro soli. Il buffo è che la stanno scavando anche per Renzi che rischia, quando sarà il momento, una fine che tutta questa bella e raccogliticcia compagnia renderà ancora più triste.
Poi, ancora: Berlusconi con tutte le sue giravolte (Renzi si, Renzi no, Nazareno un po’ si e un po’ no); la vecchia ditta del PD (ora sfascio tutto, ora resto perché abbiamo imposto le nostre idee (quali?); i Cinque Stelle (più casino c’è, meglio è per noi: fichissimo e furbissimo!)
Ma il più furbo di tutti è Matteo Renzi. Che spesso centra l’obbiettivo, sparandole ogni giorno più grosse, di fare dimenticare tutte quelle che aveva sparato prima. Dopo l’ultimo voto al Senato sulle “riforme costituzionali”, da un capo all’altro della penisola centinaia di pappagalli ripetono il mantra di sempre. “Finalmente, è quello che la gente si aspettava da settanta anni (sic), evento di portata storica, una riforma che tutta l’Europa ci invidia”. Naturalmente l’attenzione dell’Europa e di tutte le persone serie è altrove. Renzi ha ottenuto il risultato nel giorno in cui i mercati, attraverso il crollo dei titoli in tutte le Borse europee hanno fatto vedere quale sia ancora lo sfacelo nel quale ci dibattiamo. E ciò rende evidente quanto magro sia il bilancio dei suoi due anni di governo. Vanta i risparmi che avremo con la riduzione del numero dei senatori e l’abolizione delle Province. Che sono, si e no, la millesima parte di quanto le sofferenze delle banche ed altre porcherie tipo Banca Etruria ci stanno costando. Mentre le Province ci sono ancora, ma non si sa che facciano e continuano a costare; gli 80 euro ai più poveri sono stati ampiamente risucchiati dal carico fiscale; del job acts restano solo i provvisori risparmi delle assunzioni e di tutto il resto che era stato promesso niente è pervenuto.
Si potrebbe ravvisare in questa ricostruzione una omissione. Quella relativa all’ex presidente della Repubblica Napolitano e ai suoi disinvolti comportamenti: non arbitro ma, addirittura regista. Non notaio della volontà del Parlamento ma attivo procacciatore di maggioranze parlamentari. Non garante della unità della Nazione ma recidivo nel sottrarre al popolo italiano l’esercizio della sovranità. Non è una omissione involontaria. Essendo stato pregato in processione e in ginocchio da tutte le forze politiche e dall’intero Parlamento di riassumere il laticlavio a novanta anni, non può essere incolpato di alcunché nonostante sia stato il dispensatore delle furbizie maggiori e peggiori. Perché, se con questo articolo abbiamo condannato le furbizie, non significa che assolviamo la stupidità. Che in politica non è una attenuante, ma una aggravante.

Infatti Marzio, il mio “tranne il Papa” era ironico. Perché con le belle parole di Bergoglio non è che le borse e le quotazioni aumentano….che poi le religioni, tutte, ci portino da secoli sempre piu in basso, questo è un dato di fatto. Le religioni non sono l’oppio dei popoli, ma la loro rovina e peggio ancora, sono solo un pretesto di faziosità per ogni cosa. La foto che Nicola posta col suo articolo esprime il fondo in cui la natura umana puo’ ritrovarsi, con un fine che giustifica i mezzi, da sempre, ma che mai come adesso fa rivoltare lo stomaco per i protagonisti piccini, piccio’! In piu, in disprezzo delle piu elementari regole di democrazia, trattasi di un primo ministro che nessuno ha eletto, e di un personaggio losco e che di fatto governa l’Italia. Cosi facendo Renzi smentisce se stesso, la natura del proprio esistere politico, come già prima la vicenda Boschi ha fatto ampliamente capire. Ieri sera a Ballaro’ hanno fatto una scheda sul babbo della Boschi, ma c’é da rabbrividire, altro che conflitto di interessi, la siamo ad un romanzetto giallo.
Sulle religioni, purtroppo Bergoglio e il Vaticano saranno uno dei bersagli dei terroristi ai quali manca aver colpito in Europa il simbolo della religione cattolica. Mi dispiacerebbe che questo si verificasse nonostante le colpe che questo modo di intrecciare Stato, bigotteria e mafia siano il tessuto principe di cui l’Italia è fatta.
Ora, in tempo di Carnevale, ci mancava solo il costume da profughetto e profughetta, la kippa offerta coi quoitidiani e la parrucca dorata di Trump, e per Renzi & Verdini ogni scherzo di pessimo gusto vale!
Tutto si deciderà col referendum? Bene, allora, accompagnamoli all’uscita, Renzi & Boschi & Verdini.
Caro Paolo, dubito che rastrellare la disperazione planetaria per tenere in piedi la baracca dell’evangelizzazione purché sia come fa Bergoglio, serva a qualcosa se si evita accuratamente di denunciare le responsabilità del cristianesimo e delle religioni abramitiche che fingendo di salire una scala in discesa ci hanno portato a questo punto.
Non solo in Italia c’é una dittatura mascherata da democrazia, ormai tutto è finanza e accordi economici, l’Italia tranne il Papa non ha molto da offrire, né airbus, né nucleare, né qualcosa d’altro.
Per questo l’Italia resta alla mercé dei banchieri di tutto il mondo, quando vogliono, farà la stessa fine della Grecia, il pezzo di Gerardo Coco lo spiega bene.
Nicola, d’accordo su tutto, meno sul fatto che in politica la stupidità sia un’aggravante. Proprio la stupidità in politica è il propellente della furbizia, quindi dell’immoralità. Siamo governati da immorali, e bene hai fatto a denunciare Napolitano, questo individuo che vive sopra le righe di se stesso e che nessuno ha il coraggio di mettere al suo posto, anzi è incoronato ” presidente emerito ” perché si è dimesso, a imitazione del papa emerito. L’Italia eterna papalina è il paese dove si governa senza problemi, basta mentire su tutto e appartenere a una banda che sappia mentire su tutto, vedi i quattro o cinque scagnozzi dell’individuo di Palazzo Chigi che ormai alloggiano armi e bagagli negli studi televisivi di Rai o Mediaset. E siamo sempre lì. La politica per essere vera deve comportare una percentuale di rischio, nelle idee, nelle aspirazioni e nella volontà di attuarle. Se rischio non c’è, siamo nella melma governata dal ” politically correct “, dalle buone maniere e dalla tecnica contabile, dagli algoritmi che proprio non dovrebbero zittirci visto che la loro matematica s’approssima all’opinione. In questa squallida farsa conoscitiva dove gli esperti sono i primi a farsi incantare dall’esperto seduto accanto, sai quanti individui di Palazzo Chigi fanno la coda per entrare in scena? Occorre il rischio delle idee, e invece è facile pilotare un popolo di vecchi all’obbedienza facendola credere tolleranza e democrazia. Basta riempirci le orecchie di parole, come riforme, il nuovo, il cambiamento, il futuro. Chi ha consumato buona parte della vita non avrà l’illusione di ringiovanire?