La votazione di fiducia al Senato ha riportato al governo Conte-II 156 voti di preferenza e quindi il Governo ha ottenuto quella che è stata chiamata, con un gergo nuovo in tale ambito, “maggioranza semplice”. Il termine di ambito parlamentare è stato quindi trasferito all’ambito dell’esecutivo, a dimostrazione di un ulteriore slittamento della forma repubblicana italiana, avvenuto in questi anni, da parlamentare a governativa. Se si sommano i voti di astensione del partito renziano (16) ai voti di sfiducia (140), otteniamo il medesimo risultato dei voti di fiducia: 156. Dopo che, altro particolare non trascurabile, due parlamentari hanno dato il loro voto di fiducia quasi a tempo scaduto, ovvero oltre un’ora e mezzo dall’inizio della prima chiama parlamentare e dopo un’attenta disamina da parte della Presidente del Senato del video di registrazione della seduta. Uno dei due parlamentari è il senatore Nencini, che aveva annunciato l’astensione, quale componente anche del gruppo PSI-IV, e poi evidentemente ci ha ripensato. Tra i voti di fiducia, ha però sorpreso soprattutto il voto della senatrice Mariarosaria Rossi di Forza Italia, nota piuttosto per aver fatto parte in tempi ancora assai recenti del cosiddetto “cerchio magico” berlusconiano. Se due indizi costituiscono una prova, direi che qui siamo in presenza piuttosto di molti indizi: è iniziata la corsa per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, visto che il mandato settennale dell’attuale Presidente decorre dal 3 febbraio 2015, e manca quindi esattamente un anno all’appuntamento. Il primo round si è concluso così: Berlusconi e Renzi entrano a pieno titolo a far parte del gioco, smarcandosi da entrambi gli schieramenti di relativa provenienza. Per Conte (e naturalmente M5S e PD) e Mattarella, il cammino si fa sempre più difficile. A partire da oggi.
Angelo Giubileo
Ecco un modo nuovo di governare: la maggioranza semplice!
Il termine dall’ ambito parlamentare è stato trasferito a quello dell’esecutivo, a dimostrazione di un ulteriore slittamento della forma repubblicana italiana, avvenuto in questi anni: da parlamentare a governativa.

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