
Il dispotismo russo mette sotto accusa il più grande esponente dell’Illuminismo, al quale imputa persino la guerra in Ucraina.
E’ noto ormai che i dittatori, ed in particolare Putin, non amino l’ idee di libertà, di uguaglianza di fronte alla legge, d’ indipendenza dell’ individuo ed il concetto di diritto scaturiti dalle mente del grande filosofo tedesco, ma c’è sempre un “utile idiota” che, nella foga di mostrarsi degno vassallo del Despota, va oltre.
Incurante di rendersi ridicolo agli occhi del mondo ed a quelli che in un futuro, si spera non troppo lontano, leggeranno le sue parole dopo esser riusciti a liberarsi dal giogo del totalitarismo russo, Anton Alichanov, governatore dell’ exclave russa di Kaliningrad, ha affermato che “Immanuel Kant è direttamente legato alla guerra in Ucraina”.
Ad arrogarsi il diritto di tirare in ballo Kant, come causa di tutti i mali della civiltà occidentale, solo la sfortunata coincidenza del luogo di nascita del filosofo: Kaliningrad appunto, che il 22 aprile del 1724, si chiamava ancora Königsberg ed era, allora, capitale della Prussia orientale.
Intervenendo pochi giorni fa, ad una conferenza nella città di Svetlogorsk, Alichanov si è detto intenzionato a dimostrare come Immanuel Kant abbia un “rapporto quasi diretto con il caos globale che stiamo affrontando”.
Secondo il trentottenne governatore “filosofo”, formatosi all’ università russa in scienze economiche, membro del partito Russia Unita e di stretta osservanza putiniana, sarebbe stata la filosofia tedesca, con la sua “empietà e mancanza di valori superiori” a portare, tra le altre cose, “alla prima guerra mondiale”.
Secondo quanto riportato da MEDUZA, quotidiano indipendente on line, raccoglitore di notizie in lingua russa, con sede a Riga, in Lettonia, con a capo Galina Timoçenko, Alichanov, riferendosi alla guerra in Ucraina, avrebbe affermato che “proprio nella ‘Critica della ragion pura’ e nella ‘Fondazione della metafisica della morale’ di Kant “si trovano i fondamenti etici e valoriali del conflitto in corso”. “Kant – ha proseguito il governatore – è il creatore del blocco occidentale che, plasmato dagli Stati Uniti a propria immagine è l’impero della menzogna”. Per l’Occidente – ha aggiunto – Kant è “il padre di quasi tutto, inclusi l’ idea di libertà, del ruolo della legge, del liberalismo, del razionalismo e persino dell’ idea di Unione Europea”.
Senza la pretesa di misurarsi in materia con il governatore “filosofo”, ma più modestamente facendo ricorso a lontani ricordi liceali, vorremmo ricordare ad Anton Alichanov, pochi e semplici concetti kantiani, ma fondamentali. Per Kant “l’etica funge da diga morale per arginare le conseguenze, potenzialmente catastrofiche, di un egoismo dilagante”, un concetto che Alichanov, se ne avesse il coraggio, potrebbe spiegare a Putin ed all’accolita dei suoi oligarchi. Quanto al Diritto, Kant afferma che “è l’insieme delle condizioni, per mezzo della quali il libero arbitrio di uno può accordarsi con il libero arbitrio di un altro, secondo una legge universale della libertà”. La libertà di ognuno, cioè, coesiste con la libertà dell’altro e, ovviamente, ”l’uomo – secondo Kant – può avere solo un padrone, cioè il Diritto stesso”. L’ uomo è libero in quanto uomo, tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge ed ogni individuo è indipendente in quanto cittadino. Concetti certamente duri per le orecchie di Putin e dei suoi entusiasti vassalli ma che, in futuro, potrebbero tornare utili allo stesso governatore “filosofo” ed al popolo russo. È quanto loro auguriamo.
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