Per la terza volta in 50 anni di vita mi ritrovo a gioire per un successo della Nazionale Italiana.
Le ricordo tutte perfettamente. Per uno strano meccanismo la nostra mente archivia i momenti importanti come istantanee da poter riguardare ogni volta che vuoi; magari non ricordi niente di qualche ora prima o cosa hai fatto il giorno dopo. Ma l’attimo in cui l’arbitro fischia la fine lo hai impresso a fuoco nella memoria.
E per uno che come squadra del cuore ha scelto quella che di Firenze è vanto e gloria, le occasioni di festeggiare un successo calcistico sono davvero poche, anzi quasi nessuna se si escludono un paio di coppe Italia.
Nel mezzo mille delusioni, perché in 50 anni, di tornei, ce ne sono stati tanti.
Alcuni neanche potuti disputare per la mancata qualificazione, altri abbandonati troppo presto per vivere emozioni importanti, altri ancora persi ad un passo dalla vittoria.
La prima gioia l’ho vissuta con gli occhi di un bambino di 10 anni. La coppa del mondo del 1982. Quella formazione che tutti ricordano a memoria come una filastrocca… Zoff, Gentile, Cabrini…… e Paolo Rossi! “Un ragazzo come noi” che diventò leggenda!
Troppo piccolo per assaporare a fondo la portata di quell’evento, abbastanza grande per capire di aver assistito a qualcosa di storico.
Poi le delusioni più grandi; quando il Dio del calcio, argentino ma napoletano d’adozione, ci buttò fuori nel mondiale Italiano…
Si! Proprio quello delle notti magiche con gli occhi spiritati di Schillaci che diventarono gli occhi di tutti gli italiani che assaporavano già la gioia che solo certe vittorie sanno dare. Vinsero quei tedeschi che abbiamo quasi sempre battuto nelle sfide importanti, ma che nel 1990 non incontrammo a causa del tabellone.
Quattro anni dopo, in terra americana, il più grande giocatore italiano di tutti i tempi sbagliò il rigore decisivo in finale contro il Brasile. E la spumeggiante Italia di Sacchi tornò a casa con le pive nel sacco.
Poi un lungo periodo di anonimato. E per tornei che si disputano ogni 2 anni, è veramente lungo. Gli amanti del calcio li aspettano con ansia e spesso l’attesa risulta vana; non qualificati, usciti ai gironi, fuori prima delle partite importanti. Perché come dicono quelli bravi… la palla è rotonda, e capita che finisca più volte nella porta dei più forti che in quella dei meno bravi sulla carta.
Poi è arrivato il 2006!
34 anni per me, l’età giusta per goderselo a pieno, la possibilità di vedere qualche partita allo stadio. Il cielo azzurro sopra Berlino!
Un’apoteosi!
Cannavaro che alza la coppa davanti a noi spettatori estasiati.
Emozioni che ti porti dentro per tutta la vita!
Altri quindici anni di astinenza per arrivare a ieri sera.
Mancini, Vialli, lo staff azzurro e i nostri ragazzi! Sognatori visionari che hanno trasformato il loro sogno in un sogno collettivo.
Un gusto speciale perché arriva alla fine del periodo più brutto che l’Italia, ed il mondo intero, ha vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale. Un sapore che sa di vittoria e di ripartenza per tutti, ma per noi italiani di più. Gli Inglesi dicevano che il calcio tornava finalmente a casa, ed è stato proprio così!
A casa nostra!
Per quelli che sostengono che sono solo 22 ragazzi che inseguono un pallone… È vero! È esattamente così. La cosa di cui non tenete conto però, è che quel pallone lo abbiamo inseguito tutti.
Sognando di scaraventarlo in rete per far gioire un intera Nazione!
Grazie!
Grazie per darci la possibilità di sventolare con orgoglio il tricolore in faccia a Stati che si sentono superiori a noi.
Ma che non sanno sognare come noi!
W l’Italia!
Giacomo Vivarelli
E tre!
Per la terza volta in 50 anni di vita mi ritrovo a gioire per un successo della Nazionale Italiana

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