Passato il terrore del contagio, rimane il timore. Sottile ma forse più subdolo.
Perché con la ripartenza si assiste a un senso di sfiducia, di diffidenza, anche inconsapevole, fra simili. Abituati alla quarantena o pseudotale, siamo stati colti da una una sorta di pigrizia mista a sospetto. Perché abbiamo tutti studiato, ascoltato, cercando disperatamente certezze che non abbiamo trovato.
Certamente non è colpa di nessuno. Non si fanno le nozze coi fichi secchi, specie quando seccati da un bacolino micidiale.
Dunque la ripresa, oltre al non abbandono delle distanze e tutto il resto che ormai abbiamo incorporato e metabolizzato, sarà costellata da atteggiamenti e comportamenti di distanziamento sociale forse più forte e profondo di quello fisico obbligatorio patito durante l’emergenza sanitaria. Alleggerita certo ma non annullata.
Quel pensiero, quel sentimento che si insinua nella nostra psiche, più o meno consapevole e subdolo. Quella leggera ma persistente paura e la consapevolezza, ormai, che tutti, compresi noi stessi potrebbero o potremmo essere portatori sani, asintomatici o, come dicono quelli che sanno, paucisintomatici.
E poi gli eroi, quelli che ci hanno accompagnato in questo viaggio di grande pathos. Purtroppo non tutti concordi, tanto che ci hanno reso sempre più insicuri e ci fanno nuotare in una mare di incertezze. Tanto che i più fragili e gli ipocondriaci hanno smesso di guardare tv o leggere giornali, ascoltare i media. Insomma informarsi. Troppe notizie sfilacciate, antitetiche addirittura ossimoriche. E, soprattutto con pochi spiragli di speranza.
E, a detta di alcuni psicologi o neuropsichiatri infantili, anche i piccoli sarebbero molto esposti. Certamente più che al virus, che, ormai sappiamo, non attacca se non sporadicamente i bambini e gli adolescenti. Pochissimo i giovani, fortunatamente
Una mia riflessione personale, senza alcun fondamento scientifico. Da tempo mi frulla in testa un’idea. Non sarà per il fatto che i bambini e giovani sono tutti iper vaccinati di recente? Se qualcuno leggendo questa riflessione pensa che sia incompetente. ..ebbene , lo sono! E mi cospargo il capo di cenere.
Abbiamo parlato di vecchi per oltre due mesi, della tutela dei medesimi, specie se allocati in solitudine. Giustamente, perbacco! Ma i vecchi non devono riprendere attività importanti interrotte, ma soltanto recuperare abitudini e consuetudini. Senza grandi strappi emotivi e psicologici.
I giovani o medio giovani riprenderanno pian piano le proprie attività con forza e determinazione. Certamente provati ma con l’energia propria della giovinezza e della maturità.
Ma abbiamo pensato meno alla psiche infantile. O troppo poco, forse. Se non per i pennarelli negati nei market. I bambini, che sono molto duttili e malleabili nell’assuefarsi a una realtà che cambia, saranno forse i più pigri a tornare a scuola e a giocare in spazi aperti.
Vero è che hanno fatto scuola smartworking pure loro. Ma non tutti perché, si dice, che alcuni ancora non hanno internet e non posseggono un pc. Ed è in agguato il timore e il pericolo di abbandono scolastico. Che porterebbe a un ulteriore deterioramento della piattaforma culturale al quale abbiamo già assistito negli ultimi tempi. Che, oltre ad una disaffezione personale, significherebbe arricchimento del triste parco disoccupati, oltre a un incremento di analfabetismo di ritorno nonché funzionale.
Pigrizia e svogliatezza a uscire di casa dove sono stati addestrati e poi abituati a rimanere e dove si sono ritagliati spazi inediti sotto la spinta amorevole di zelanti genitori che si sono inventati qualsiasi passatempo . Anche se i piccoli in perfetta autonomia hanno risorse inenarrabili nell’inventarsi giochi e amici più o meno immaginari.
E ora, secondo alcuni psicologi di chiara fama, riprendere la vita scolastica ed extramoenia non sarà così automatico. Dovranno essere aiutati e sostenuti, almeno i primi tempi, da operatori scolastici e accompagnati da sostegno psicologico. Sperando che siano più competenti di chi sta negli scranni più alti del palazzo, tipo un ministro che ha ipotizzato insegnamento a fasi alterne. Dimostrando così totale dissennatezza, irresponsabilità e ineducazione pedagogica. Proposta che qualcuno ha definito, eufemisticamente e in breve, ridicola.
Carla Ceretelli

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