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E ora?

La storia, invece, di quanto è accaduto ieri in Italia, con il voto politico, inizia all’incirca quasi dieci anni fa con la crisi del debito pubblico degli stati sovrani.

di Angelo Giubileo | 5 Marzo 2018

E ora? Occorre prima una breve premessa. Con la caduta della politica dei due blocchi, statunitense e sovietico, e l’avvento dell’Unione Europea, gli stati membri nazionali europei devono fare i conti innanzitutto con L’Ue e grazie all’Ue.

La storia, invece, di quanto è accaduto ieri in Italia, con il voto politico, inizia all’incirca quasi dieci anni fa con la crisi del debito pubblico degli stati sovrani. Ufficialmente, è l’autunno del 2009, e sappiamo tutti com’è inizialmente andata e andrà poi a finire in Grecia. Uscita parzialmente dalla crisi economica – in particolare per quanto ha riguardato la situazione di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS) -, per l’Unione si è aperta immediatamente una nuova crisi incentrata sui temi dell’immigrazione. Le crisi dell’economia e dell’immigrazione hanno portato, in rapida successione, alle questioni dell’uscita del Regno Unito dall’Ue (Brexit), dell’alleanza di Visegrad tra Polonia Repubblica Ceca Slovacchia e Ungheria che osteggia le politiche migratorie della Commissione Juncker, dell’indipendenza della Catalogna in Spagna, degli esiti delle elezioni politiche in Europa e, ultime in ordine di tempo, oggi in Italia.

Come se ne esce da tutte queste crisi? Inevitabilmente, promuovendo accordi con l’Unione e nell’ambito dell’Unione. E così toccherà fare da oggi anche in Italia, all’esito delle elezioni. Innanzitutto, il dato generale stabilisce che:

1) in Parlamento saranno presenti soltanto 6 partiti – di cui 3 in coalizione di centrodestra (Lega, FI e FdI), 2 di centrosinistra (Pd e LeU) e il M5S -, effetto cercato per l’intera durata della seconda Repubblica su base maggioritaria, ma al momento raggiunto invece con un sistema per 1/3 maggioritario e 2/3 proporzionale;

2) in base alla proiezione dei seggi, per Camera e Senato, e ipotizzando che la coalizione di centrodestra non si divida, una maggioranza di governo potrebbe ragionevolmente formarsi in base a 3 ipotesi concrete e alternative di accordo:

2.a) un governo di centrodestra-Pd (probabilmente, senza LeU) con una maggioranza che oscilla tra 355 e 395 seggi alla Camera e tra 168 e 208 seggi al Senato. Un’ampia maggioranza alla Camera, ma nient’affatto al Senato, in cui presumibilmente dovrebbero essere la Lega e il Pd ad assumersi la responsabilità di guidare le altre forze di governo. In pratica, quasi impossibile che possano replicare l’accordo politico maturato in Germania, dopo sette mesi circa dalle elezioni, tra CDU e SPD.

2.b) un governo di centrodestra-M5S con una maggioranza che oscilla tra 464 e 504 seggi alla Camera e tra 226 e 266 seggi al Senato. Una maggioranza qualificata superiore ai 2/3 in entrambi i rami del Parlamento, tuttavia con la presenza al governo di 2 forze-guida considerate dagli ambienti Ue, antisistema, e per giunta in possesso di una maggioranza rappresentativa del voto pari a circa il 50% dell’elettorato.

2.c) un governo Pd-M5S (probabilmente, con l’aggiunta di LeU) con una maggioranza che oscilla tra 334 e 384 seggi alla Camera ma incerta al Senato con una forbice compresa tra 152 e 196 seggi.

E quindi, per sondare gli scenari di governo più plausibili, occorre necessariamente attendere l’ufficializzazione dell’attribuzione dei seggi.

3) occorrerà infine attendere eventuali ma probabili smottamenti politici che seguiranno all’interno sia della coalizione di centrodestra che del Pd, LeU e, dopo più di 25 anni, all’interno di FI, ininterrotti, a guida Berlusconi.

Unica certezza, al momento, è che l’apertura di ogni trattativa avvenga nell’ambito dell’Unione europea.

Angelo Giubileo 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, berlusconi, centrosinistra, commissione, conti, crisi, crisi economica, debito pubblico, elezioni, elezioni politiche, europa, germania, governo, grecia, italia, lega, parlamento, pd, repubblica, seconda repubblica, spagna, stati membri

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. giocondo brogi

    5 Marzo 2018 alle 21:17

    Bisognerà che facciano un governicchio di scopo . Per costruire una nuova legge elettorale che non tenga conto degli interessi dei singoli schieramenti ma atta a permettere al popolo italiano di esprimere come vorrebbe essere governato. Escludere tutti coloro che abbiano fatto più di tre mandati comprensivi di parlamento nazionale ed europeo.
    Comunque se non vengono riformati i due nodi più importanti ,cioè la magistratura e la burocrazia non ne tireremo fuori le gambe.
    Quello che mi ha stupito è stato che i senesoti hanno continuato a votare per chi ha distrutto la città ! E poi parliamo di mafia nel sud !

    Rispondi

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