Adesso vorrei proprio vedere tutti i candidi “Je suis Charlie” come la mettono a nome (modo napoletano per dire ” come si pongono, come si giustificano”). La verità è che sono tutti froci con il culo degli altri. A tutti fa male essere profondamente offesi, a tutti gli esseri umani, soprattutto su faccende che implicano principi fondamentali di vita, credenze, usi, costumi, religioni. Non si scherza mai sul dolore. Loro lo fanno, e spesso e volentieri cacano fuori dalla tazza, per natura. Adesso, guardando come sono andate le vecchie faccende post terremoti in Italia, qualcuno si sente di dire che non è andata poi così? A tarallucci e vino?! Questi fustigano le istituzioni italiane, non la solidarietà italiana; perché quando ci crediamo e ci uniamo, diciamo che possono solo prenderci d’esempio. No all’ipocrisia.
E ora?…. “Je suis Charlie” lo siamo ancora tutti???
Dopo la pubblicazione di “Charlie Hebdo” della nuova irriverente vignetta sul terremoto di Amatrice e del centro Italia sono in molti a prendere le distanze e vivere con imbarazzo la precedente solidarietà alla rivista francese colpita poco più di un anno fa dalla strage degli integralisti islamici

Quelli che… je suis…
I giornalisti di C H attaccano tutto e tutti, i politici francesi in primis, ogni settimana.
Non si è obbligati a leggere. Ormai il cuore di C H è stato fatto fuori dai terroristi, credo che abbiano pagato abbastanza.
Forse di cattivo gusto, ma C H non è tenero con nessuno, in nessuna occasione, allora di cosa indignarsi o stupirsi? La gente sceglie di vicere in zone su una faglia, nelle quali le Istituzioni non fanno nulla, e ci si scaglia contro una rivista? Mi pare ridicolo.
C H è irriverente, cinico, senza pietà per nessuno.
Caro direttore,
a me sembra che la vignetta di Charlie Hebdo in questione più che essere irriverente sia di una banalità sconcertante: penne, maccheroni, lasagne, mafia…insomma, c’è tutto il repertorio più trito e ritrito degli stereotipi nei confronti dell’Italia e degli italiani. In questo caso la satira di Charlie Hebdo è al livello delle spiritosaggini insulse espresse da un tedesco di cultura medio-bassa negli anni ’70. Ma può darsi sia solo una mia idea. Per quel poco che ho visto e letto, devo dire che la satira di Charlie Hebdo non mi è mai piaciuta molto, ma non ho avuto dubbi, di fronte ad una tragedia come quella del gennaio 2015, a schierarmi dalla loro parte, o meglio, dalla parte della libertà di espressione; tuttavia ho un altro dubbio: Islamici, turchi, itailani, cristiani etc etc.., ma Charlie Hebdo non ha mai preso di mira con la sua satira gli omuncoli Hollande e Sarkozy? Oppure qualche stereotipo di marca francese? Qualcuno mi smentisca, per favore, altrimenti devo pensare che anche questi illustri e raffinati vignettisti di Charlie Hebdo siano degli iper nazionalisti, presuntuosi e permalosi come solo (tanti?) francesi riescono ad essere.
Grazie a te Anna Lisa. E complimenti per l’articolo.
Caro direttore,
vista la nostra comune toscanità per la quale per una battuta saremmo capaci di farci ammazzare….che dire dei simpaticoni francesi di Charlie Hebdo….se non che sembrano “il bue che da del cornuto all’asino”? Con la seconda vignetta dicono che le case in Italia le ha costruite la Mafia. Molto probabile. Sono panni sporchi che ci dobbiamo lavare in casa nostra…..e che dire invece dei loro ladrocini nel corso dei secoli ai danni dell’Italia? A partire dal furto della Corsica e poi della Monna Lisa trafugata in Italia ed esposta oggi al Louvre…..Loro sono ladroni alla luce del sole specializzati a dare testate a Matterazzi per poi perdere il Mondiale ai rigori…..sai com’è….. le sconfitte scottano ancora e a parlarne ci si brucia!
Ce.M.
Ovviamente senza mettere minimamente in discussione il diritto alla satira. E chi si sente offeso lo manifesti con la penna.
Di pessimo gusto orrenda .. come tante altre vignette. Ma questo non sposta di una virgola la solidarietà nei confronti di chi è stato fatto saltare in aria. Io non seguo le vignette di c h.., benchè adori la satira a meno che non me le trovi sbattute sotto gli occhi. Come questa. Si può ancora scegliere…
Grazie direttore per l’attenzione, Anna Lisa