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È ORA DI SFRUTTARE LA CRISI EPOCALE

Investiamo sulla crescita procediamo con le riforme strutturali di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 14 Febbraio 2010

Un anno fa lo spread tra i rendimenti dei Btp decennali e gli analoghi Bund tedeschi era salito quasi a 200 punti base, e solo Grecia e Irlanda tra i membri del club dell’euro avevano un rischio-paese così grave. Ieri quello stesso differenziale ha raggiunto il ben più rassicurante livello di 75 punti base, quasi tre volte in meno dei picchi toccati dodici mesi fa, dopo aver toccato 95 punti a fine gennaio nel momento più caldo dei mercati che compravendono il debito degli Stati sovrani. Non solo. In classifica siamo stati superati da tutti gli altri protagonisti del non invidiato gruppo “pigs” (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), che sarebbe più opportuno ribattezzare “piigs” per inserire anche l’Irlanda. Per esempio, ieri Atene ha pagato 262 punti base dopo aver toccato nei giorni precedenti il record di quasi 400.

Ma anche la Spagna, che ieri pagava lo stesso spread dell’Italia, ha dovuto subire per settimane un differenziale superiore al punto percentuale. E questo nonostante che il combinato disposto tra il rapporto debito/pil e l’ammontare assoluto dello stock di debito – rispettivamente 114,6% e 1.700 miliardi di euro – faccia dell’Italia il paese dell’eurozona con il fardello più pesante. Ora, provate a pensare cosa sarebbe successo se a causa dell’incendio innescato dai greci, le fiamme avessero toccato anche i nostri titoli: non solo avremmo dovuto pagare molto di più per rinnovare la tranche di debito in scadenza – a tutto danno del deficit corrente, su cui nel 2009 sono pesati oltre 80 miliardi di interessi passivi – ma ci sarebbero state ripercussioni politiche inimmaginabili sia nei rapporti con gli altri partner della moneta unica sia interne. Invece, i riflettori si sono accesi su altri paesi.

Persino sulla Germania, che ha sì un rapporto debito/pil di oltre 41 punti inferiore al nostro (cioè del 73,1%), ma in valore assoluto per la prima volta ha superato l’Italia registrando un indebitamento pari a oltre 2000 miliardi. Alla Ue e alla Bce quando si parla di un possibile contagio che Atene potrebbe diffondere si pensa a Madrid – non a caso Zapatero ha dovuto ripetuto più volte che la finanza pubblica iberica non corre pericoli – non a Roma. E non è un caso che Standard & Poor’s abbia definito “estremamente preoccupante” la situazione di Portogallo, Grecia e Spagna – impossibilitati, secondo l’agenzia di rating, a ritornare su un sentiero che conduca verso la stabilità economica – ma non abbia menzionato l’Italia.

Come abbiamo fatto a uscire dalla black-list? Possibile che sia solo l’abitudine dei nostri partner a saperci indebitati fino a collo ma anche ricchi di un patrimonio privato (quasi 8 mila miliardi lo stima Bankitalia) a farci considerare un “non pericolo” per l’euro e gli interessi continentali? Qui occorre dire con chiarezza che il merito di questo miracolo ha un nome e un cognome: Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia può essere criticato quanto si vuole – e il sottoscritto non ha mancato di farlo – ma gli va riconosciuto di aver avuto ragione nel tener duro nei confronti di chi avrebbe voluto approfittare della crisi mondiale per mettere mano al portafoglio in modo indiscriminato.

Gli altri paesi hanno speso molto, prima per scongiurare i default bancari e poi per fronteggiare la recessione, senza neppure ottenere risultati rilevanti. Se noi avessimo fatto altrettanto, sarebbero saltate tutte le compatibilità, e ieri saremmo stati all’ordine del giorno del vertice Ue come lo è stato il salvataggio della Grecia. Certo, si possono fare molte osservazioni a Tremonti: dal fatto che non toccando la spesa corrente si è finito col comprimere la spesa per investimenti, al fatto che i tagli sono poco selettivi e troppo automatici.

Inoltre, rimango convinto che bisognasse – e bisognerebbe ancora – “sfruttare” una crisi così epocale come quella che si è aperta nell’estate del 2007 per procedere con quelle riforme strutturali sulle quali il nostro paese fatica maledettamente a misurarsi. Riforme di cui conosco la difficile praticabilità politica – basti pensare che la Grecia in una situazione di drammatica emergenza come quella che sta vivendo pensa di alzare l’età pensionabile soltanto di 2 anni, da 61 a 63 anni – ma non per questo meno indispensabili, considerato l’ammontare del debito e la scarsa crescita economica degli ultimi tre lustri. Tuttavia, il rischio che correvamo era di aumentare la spesa senza fare le riforme. E Tremonti, che conosce i suoi polli, ha fatto bene a non correre quel rischio.

Oggi avremmo lo spettro del default davanti a noi come e più di quanto l’abbiano i greci, con la differenza ai fini della solidarietà comunitaria che intervenire su un debito di 240 miliardi non è la stessa cosa che farlo su uno sette volte più grande.

Diamo dunque a Giulio quel che è di Giulio. Con l’avvertenza che non potremo giocare in difesa troppo a lungo. Che d’ora in avanti la ripresa sarà diseguale ancor più di quanto non fosse l’andamento delle economie prima della crisi, e dunque che è indispensabile investire sulla crescita. E, infine, sapendo che non possiamo permetterci di sganciarci dall’asse franco-tedesco – in piena funzione ancora ieri al vertice straordinario Ue – perché finiremmo risucchiati, sia dal punto di vista economico che politico, nella lenta e indebitata Europa mediterranea.

Enrico Cisnetto ( da Terza Repubblica – quotidiano on line di Società Aperta )

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bce, btp, crisi, emergenza, euro, europa, fini, germania, grecia, italia, madrid, mercati, merito, moneta unica, punto di vista, recessione, repubblica, riforme, roma, spagna, Standard & Poor’s, tagli, terza repubblica, tremonti

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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