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E con questa faranno sette

Ci vorranno probabilmente decenni a mettere in orbita delle navi spaziali, probabilmente comandate da degli ammiragli, che gireranno attorno alla Terra non da esploratori ma da “polizia”.

di Alberto Pasolini Zanelli | 14 Agosto 2018

E con questa faranno sette. Le altre le conosciamo da diverse guerre, dall’aviazione ai marines, guidati nello spirito dalle Forze Aeree e naturalmente dalla scatolina nucleare. L’annuncio non è venuto, una volta tanto, da Donald Trump bensì dal suo vice Mike Pence che, come vicepresidente, non ha grandissimi poteri ma si è già molto profilato come “falco”, non solo nelle contese economiche e commerciali ma anche proprio a proposito delle armi e delle guerre discutibili ma almeno da lui auspicabili. Egli ha battezzato la nuova arma in un discorso, proponendo proprio questo nome Forza Spaziale. Sarà la sesta “branca” bellica dell’America, che non ne aveva mai avute tante neanche quando era indiscutibilmente il numero uno della Luna e di Marte sulla Terra, quando anzi la Casa Bianca discuteva amabilmente con il Cremlino per diminuire il totale delle armi, a cominciare da quella nucleare, dei limiti che Ronald Reagan precisò e firmò con Mikhail Gorbaciov. Erano i tempi in cui si “disarmava”.

 

Adesso, soprattutto da quando alla Casa Bianca siede chiassosamente Trump, il cammino è inverso. Ci vorranno probabilmente decenni a mettere in orbita delle navi spaziali, probabilmente comandate da degli ammiragli, che gireranno attorno alla Terra non da esploratori ma da “polizia”. Il presidente aveva accennato qualcosa in proposito durante la campagna elettorale, ma l’annuncio che è venuto ora è il primo dopo la sua elezione, “firmato” dal suo “vice” militarista ma è improbabile che il “numero uno” lo smentisca: perlomeno a parole Trump lo lascerà andare avanti ed è quindi probabile che gli esperimenti siano già cominciati o stiano per cominciare.

 

L’annuncio è venuto in una giornata ricca di novità dentro e fuori dall’Esagono. Un piccolo annuncio personale ma singolare per la sua data: in attesa di farsi una superarma in più, gli Stati Uniti si sono rafforzati importando due suoceri, la mamma e il papà della moglie del presidente. Entrambi sloveni di nascita, vivevano da tempo negli Stati Uniti e nessuno notava che non avevano le carte tutte in regola: avevano il diritto di soggiorno in America ma non avevano ottenuto finora la cittadinanza americana che il genero gli aveva probabilmente promesso ma aveva altro da fare. Di “carte verdi” o di documenti affini si parla in questo periodo molto e quasi troppo, soprattutto da quando una discutibile interpretazione di una legge ha fatto esplodere come “caso umano” la separazione forzata delle famiglie di immigranti, fra genitori e figli e la “reclusione” dei bambini i cui genitori avevano il permesso di entrare ma soltanto da “celibi”.

 

Adesso ci sono due americani in più: un numerino di una risonanza internazionale, ma anche con allarmi “interni”: l’ipotesi polemica di un articolo sul New York Times dal titolo “Mio padre potrebbe essere deportato” scritto da una insegnante. Un piccolo gesto ma parte di un “coro” di preoccupazioni per conseguenze indirette, come potrebbe essere un ulteriore raffreddamento dei rapporti in seno alla Nato fra Usa e Paesi europei che è denunciato dall’opposizione a Washington, che la collega ad altre novità indicative. Per esempio, nuove sanzioni contro la Russia, soprattutto finanziarie che hanno già provocato proteste a Mosca e inquietudine fra gli alleati europei degli Usa, che hanno interesse soprattutto al mantenimento di quello che è rimasto della imponente e inquietante struttura della Guerra Fredda. Ansietà esterne, contrastate da una controffensiva interna dei “falchi” che denunciano certe iniziative europee. Questo in un momento di campagna elettorale, non direttamente per le Presidenziali del novembre 2020, ma con insolito anticipo dovuto soprattutto alle inquietudini di cui si è detto. Prima di quel voto ci saranno le primarie per le candidature alla Casa Bianca, cioè per la conferma o meno di Trump. Ma già nei prossimi giorni si vota per il rinnovamento totale della Camera e di un terzo dei seggi del Senato con polemiche di insolita asprezza. L’argomento meno bruciante è una volta tanto l’economia, il settore in cui Trump ha avuto finora più successi, riportando gli Stati Uniti ai livelli record, minima la disoccupazione, massimi i dati dell’esportazione. Ma ciononostante la tensione fra democratici e repubblicani è molto alta e i risultati finora mostrano che non c’è una direzione precisa per i cambiamenti ma semmai due. Sotto la guida di Trump il Partito repubblicano si è spostato notevolmente a destra, al punto che un presidente conservatore come Reagan viene rimpianto da molti democratici o “moderati” mentre nel campo dell’opposizione si rafforza l’ala sinistra. Con la conseguenza che il numero degli indecisi sta calando e le ali estreme di entrambi i partiti si vanno rafforzando e ne assumono in ambedue i casi la guida.

 

Alberto Pasolini Zanelli   (letter from Washington)

Pubblicato in : Primo pianoTag: annuncio, cambiamenti, campagna elettorale, casa bianca, discorso, genitori, genitori e figli, nato, paesi europei, primarie, separazione, stati uniti, usa

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

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