Combattente
straniero è la traduzione letteraria a foreign fighter. Ormai però questa
locuzione ha preso un significato altamente dispregiativo. Quando i media ne
parlano, la carta stampata ne scrive, risalta agli occhi il giudizio etico e
morale, forse perché oggi i foreign fighters combattono quasi esclusivamente da
un parte.
E allora non sarebbe meglio fare riferimento alla causa per la quale si
combatte che ai confini territoriali entro i quali si combatte?
Non era forse un foreign fighter Garibaldi, di origini genovesi, ma nato in
territorio francese, anche se da poco, quando combatteva per l’Italia. Non lo
era forse di più quando combatteva in America Latina, o quando partito da
Quarto iniziò la spedizione dei mille contro il Regno delle due Sicilie, o
quando occupò Villa Doria Pamphilj e Villa Corsini prima della Repubblica Romana contro
lo Stato Pontificio?
Ed Ernesto Guevara de la Serna? Lui argentino di nascita cos’era quando
combatteva a fianco di Fidel Castro per la rivoluzione cubana, o accanto a
Patrice Lumumba in Congo o ancora in Bolivia?
E cos’erano Cesare Battisti, Fabio Filzi, Guglielmo Oberdan, Fabio Filzi, e Nazario Sauro?
E gli
italiani che combattevano nella guerra civile spagnola erano foreign fighters?
E lo erano entrambi? Chi dalla parte di Francisco Franco e chi contro? O solo
un parte?
E allora facciamo riferimento alla causa per la quale si lotta, non allo spazio
fisico dove si combatte.
Si ma i tagliagole dell’Isis? I combattenti stranieri di Daesh?
Loro sono solo degli invasati, persone pervase da idee e convinzioni subumane,
feccia del pensiero, escrementi dell’Umanità.
Non so, chiamiamoli terrorist fighters od altro, ma non foreign fighters.
….
Questo scritto lo dovevo anche te Lorenzo Orsetti, grande foreign fighter. Lo
dovevo al sacrificio della tua vita, che hai immolato per una causa grande. Per
il popolo curdo, per la libertà, per l’Umanità
Mario Rigli

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