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Due conigli e un giapponese

La sua dimensione temporale era compresa tra un pasto e l’altro. Nessun sogno a parte quello di trovare una scatoletta di tonno ancora mezza piena. Nessuna speranza se non quella di un tempo clemente.

di Florenza Carsi | 16 Aprile 2018

Sto giapponese in povertà nel mezzo di piazza Santo Spirito (Firenze). Al suo fianco una bicicletta calibrata da tre pesi: due sacchetti (uno per ogni lato del manubrio) ed un cumolo di stracci assicurati con dello spago al portapacchi sulla ruota posteriore. Scarpe da tennis (senza stringhe) e pantaloni senza orlo. Sopra un maglione (stracciato e sporco) e sopra ancora uno sguardo diretto al cassonetto che aveva di fronte.
Accanto a me un “vaffanculo” e le risate di due liceali dai capelli lunghi, carine, dentoni bianchi, leggings neri e sneakers bianche (enormi): due conigli appena usciti dalla tana. Due divertenti esseri zompanti immersi tra le nebbie di una chiacchiera incalzante (fitta-fitta), qualche spintarella e sguardi allegri (alla Max Bunny) verso il liceo oltre la strada.
In mezzo io-me. Il tailleur grigio sopra due tacchi, e trolley a seguire. L’occhio allenato al tabellone delle partenza. Alla fila più corta sotto le porte del security aeroportuale. Alle prime gocce di pioggia. Al primo accenno di taxi (quello da prendere al volo). Alle buche, al selciato sconnesso e alle grate (cose che remano contro decolleté e velocità).

Tre universi.
Sono sicura che fossero quelli paralleli di cui parlava il grande Stephen Hawking. Quelli che occupano il medesimo spazio, sempreché lo spazio esista davvero.

Il giapponese incerto e pencolante (quello spingente la bici adibita a roulotte) aveva un universo largo un chilometro. Forse meno. Era lo spazio tra la sede della Caritas e i cassonetti in piazza. La sua dimensione temporale era compresa tra un pasto e l’altro. Nessun sogno a parte quello di trovare una scatoletta di tonno ancora mezza piena. Nessuna speranza se non quella di un tempo clemente. Nessun rimpianto se non quello d’aver mal rovistato tra i rifiuti di un ristorante. La sua mappa cognitiva (e reale): una linea retta tra lui e quel cassonetto. Il resto? Solo vuoto.

Per quei due conigli saltellanti (lo ricordo bene) un universo fatto di speranze e drammi provenienti dalla scuola, della famiglia, da una trentina di amici e da quel ragazzo che vorrebbero avere solo per loro. Un universo largo tre isolati, due edifici, un liceo, una scuola di equitazione, una di tennis, una decina di chat, un cellulare, una spiaggia e due case al mare: la propria e quella dell’amica. Eppure un universo immenso quanto a profondità: fatto di speranze, dolori, ormoni. La voglia di un bacio, un amore, una mano che possa prendere il seno e un dieci in matematica. Anche la mappa di quei due conigli saltellati era una linea retta: quella tra loro ed il liceo.

Il mio (di universo) era immensamente più largo: dalla grande mela a Dubai. Centinaia di persone, migliaia di ditate sulla tastiera di un portatile. Uomini amati, adorati, solo avuti, presi, dimenticati, ora (perfino) quasi fidanzati. Amiche, amici, colleghi, clienti. Ero quella stronza che in un’azienda vedeva il tarlo. La dissonanza. Il numero fuori posto. La persona sbagliata. La speranza temeraria. Quella che ingabbiava le verità (solo se amare). Quella senza cuore (e delle volte senza mutande) pagata per risolvere, tagliare, stracciare un bilancio, stimare una fusione e casomai godersi una notte di bel caldo e ruvido sesso per riprendersi delle emozioni. Anche la mia (di mappa) era una lunga linea retta, quella tra me ed il gate dell’aeroporto (passando per un taxi). Un gate dove avrei controllato le e-mail, mentre i due conigli avrebbero aperto i diari per verificare l’orario delle lezioni, mentre il giapponese avrebbe rovistato nel cassonetto e avrebbe cacciato fuori quella insperata scatoletta di tonno avanzante un dito d’olio e tre briciole di pesce. Avrebbe (poi) messo tutto in tasca per mangiarsele mentre il mio areo volava sopra le alpi ed il professore di quei due conigli (dai capelli lunghi e ormoni a mille) raccontava la storia di tale Schopenhauer.

Occupiamo lo stesso spazio. Viviamo universi paralleli. Qualche volta, come in sogno, lo spazio-tempo apre un varco e noti tre alieni: due conigli e un giapponese

Florenza Carsi

 

Pubblicato in : EditorialeTag: caritas, cellulare, firenze, mare, persone, rifiuti, scuola, speranza

Info Florenza Carsi

Florenza Carsi, libero professionista. Cura un proprio blog sul social Facebook

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