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Droghe a Firenze e non solo. Amministratori, prefetto, volontari. Come girare a vuoto. Il buco e la miopia della Giustizia

di Vincenzo Donvito | 22 Dicembre 2019

Parliamo di Firenze, ché le cronache locali e non solo oggi danno questo rilievo, ma potrebbe essere qualunque altra città del nostro Paese. Allarme droghe, dice il prefetto: consumi in aumento, soprattutto cannabis, ricomparse droghe che sembravano emarginate come l’eroina, cocaina sempre in auge con le pasticche varie e servizi sanitari di assistenza con pazienti in crescita (1).
Ci fa una certa “tenerezza” il prefetto che vuole lanciare un messaggio culturale e socio-sanitario in grado di colpire i giovani in maniera piu’ forte sul problema delle dipendenze e dei rischi sanitari. “Tenerezza” per la sicura e convinta buona fede di un prefetto che sembra un meccanico a cui viene chiesto di aggiustare una bagnarola e che non ha a disposizione nessun pezzo di ricambio.
Continuiamo con questa metafora della “bagnarola”, cioé “il problema del consumo diffuso in regime di proibizionismo”.
Mentre questa bagnarola cammina, ogni tanto si ferma, e abbiamo meritevoli associazioni che la soccorrono per strada per impedire che lasci a terra il guidatore (riduzione del danno con distribuzione di siringhe sterili e informazioni), altre associazioni che la accolgono nei loro garage e la mettono in condizioni, senza riparazioni definitive perché impossibili visto che il produttore non ha pezzi di ricambio, di non dover finire in rottamazione (comunità di recupero di vario tipo).
Poi abbiamo il produttore della bagnarola (lo Stato) coi suoi meccanici di assistenza originale (prefetti) e le filiali territoriali (amministrazioni locali: Comune e Regione). Il produttore (lo Stato) ha però grossi problemi: i suoi ingegneri (il legislatore) non sono in grado per vari motivi di produrre i pezzi di ricambio, inclusi motivi luddisti contro la produzione di nuovi pezzi che prendano atto delle nuove scoperte scientifiche e della nuova realtà del mercato (la pericolosità sociale, sanitaria e politica del proibizionismo e i positivi esperimenti di legalizzazione diffusi in varie parti del mondo). Di conseguenza, l’ufficio controllo qualità dell’azienda (la giustizia) per non far fallire l’azienda (lo Stato) si arrampica sugli specchi per giustificare la sua esistenza e applica i suoi parametri di indagine (l’attività giudiziaria) per mantenere in vita, spacciandola per buona, la bagnarola; ogni tanto qualche funzionario dell’ufficio controllo qualità
(giudice) lancia messaggi (sentenze) al suo datore di lavoro (lo Stato) per farli capire che il suo ufficio (la giustizia) sta svolgendo un servizio che compromette l’azienda, ma al momento non viene ascoltato.
Finita la metafora.
Prima di tutto ricordiamo che ogni tanto il prefetto, in materia, oltre che “tenerezza” ci ha ispirato “sdegno”, e siamo riusciti a farlo capire anche grazie al conforto della magistratura amministrativa: illiceità delle cosiddette zone rosse a Firenze, riconosciuta tale dal Tar dopo un nostro ricorso; zone che a dire del prefetto, incluso il Sindaco di Firenze, dovevano tutelare da delinquenti e spacciatori… ma che invece minavano soprattutto le basi civiche e civili della nostra civiltà giuridica, a partire dalla libertà di movimento delle persone e dai loro diritti ad essere cittadini a tutti gli effetti fino a condanna definitiva (Prefetto e Sindaco pretendevano, invece, che bastava essere stati denunciati per essere considerati indegni di fare tutto quello che fanno gli altri cittadini) (2).
Torniamo alla “tenerezza”.
Che è quella che ci ispira il Prefetto con la sua volontà di incidere “culturalmente” sulla domanda di droghe. Mentre sull’offerta ha mobilitato tutti gli strumenti che ha a disposizione e speriamo di non svegliarci domani mattina con una città militarizzata… ché forse, in ambito sicurezza, questo potrebbe essere l’unico metodo per impedire la presenza dell’offerta di droghe. Siamo consapevoli che con le leggi che abbiamo, se un prefetto vuole affrontare per bene il problema e non farsi sfuggire nulla, vista la capillarità della presenza dello spaccio di strada (e non solo), altri metodi sono condannati all’insuccesso. Ma vogliamo la città militarizzata?
Sulla possibilità di “incidere culturalmente” possiamo solo fare lode al buon proposito, ma, siccome vediamo grandi delusioni all’orizzonte di questa azione, ricordiamo solo che il connubio essere vivente/droghe fa parte della vita. Potranno studiare e mettere in atto tutto quello che sembra loro opportuno, ma i ragazzi continueranno a farsi le canne, soprattutto perché sono proibite.
Ovviamente l’informazione fa bene, e far sapere i danni delle cosiddette droghe leggere e pesanti è un bene, ma è altrettanto bene essere consapevoli che l’informazione è solo un filtro che poi deve essere valutato da chi ne fruisce.
Un esempio del regime di legalità, quello di tabacco e alcool. L’informazione sui danni c’è (decisamente ipocrita e finta quella sull’alcool, vedi il prodotto vino e quello birra), ma i consumi continuano e i danni altrettanto. E siamo in regime di legalità. Ci si rende conto come può funzionare un’informazione in regime di illegalità, cannabis e droghe pesanti? I modesti risultati che si registrano per i prodotti legali diventano quasi inesistenti per quelli illegali, per il semplice fatto che sui prodotti illegali più che scienza e indagini ufficiali (come accade per i prodotti legali), fanno eco le leggende, sì proprio le leggende visto che in regime di illegalità la scienza si muove male e le indagini sono solo lo specchio di ciò che sfugge all’oceano del sommerso.

Per concludere. Ognuno fa la sua parte, basta esserne consapevoli e non levarci diritti e libertà giustificando la privazione per misure che quasi sempre sono fini a se stesse e per la soddisfazione anche mediatica di chi le prende.
Il problema è politico. E sarebbe più che opportuno che tutti gli attori dello spettacolo in corso non si limitassero a fare la propria parte, ma facessero giungere le loro riflessioni e opinioni (ché maturate sul campo hanno un certo valore) anche al regista (il legislatore).

1 – https://www.aduc.it/notizia/spaccio+droghe+firenze+intervento+culturale+della_136520.php
2 – https://www.aduc.it/comunicato/zone+rosse+firenze+accolto+ricorso+aduc+sentenza_29622.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, amministrazioni locali, danni, datore di lavoro, disposizione, fini, firenze, giovani, lavoro, magistratura, mercato, misure, mondo, movimento, notizia, persone, regime, rottamazione, tar

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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