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DOPO MUBARAK

di Oscar Bartoli

di Oscar Bartoli | 14 Febbraio 2011

Abbiamo seguito con un certo divertimento le contorsioni dei bravi giornalisti delle TV americane inviati al Cairo. Dopo i cazzotti in faccia rimediati da Anderson Cooper della CNN e le minacce rivolte a Christiane Amanpour, ex CNN e approdata a lauto prezzo alla Abc, la maggior parte delle riprese e’ stata fatta dalle camere degli alberghi prospicienti Tahrir Square . Il discorso di Mubarak alla televisione ed il successivo annuncio delle sue dimissioni fatto dal vicepresidente hanno consentito a questi inviati di mescolarsi tra la folla sollecitando le reazioni dei festanti.
Hanno saputo scegliere giovani che si esprimevano in buon inglese. E per la prima volta abbiamo visto la telecamera soffermarsi sui volti di giovani donne con il capo coperto.
Pero’ da qui a dichiarare che l’Egitto e’ avviato sulla strada della democrazia ne corre. Come abbiamo scritto all’indomani dei primi sommovimenti che sono costati alla fine di 18 giorni piu’ di trecento morti, l’Egitto ha subito negli ultimi anni una pervicace e diffusa propaganda islamica. Il paese e’ cambiato ed il suo affermato laicismo resta un privilegio di una importante minoranza acculturata, con figli che studiano all’estero (molti in America), interessi commerciali, professionali e imprenditoriali non marginali. Ma questi giovani che parlavano in inglese ai microfoni delle televisioni occidentali difficilmente saranno cooptati nella nuova forma di governo che scaturira’ dalle elezioni di settembre. Sempre che i militari, i quali oggi garantiscono l’ordine, non preferiscano rimandare alle calende greche la consultazione democratica giustificando il tutto con la necessita’ di ricostruire le strutture portanti del paese dopo i trenta anni di dittatura di Hosni Mubarak. Il popolo egiziano conta 80 milioni di individui. Il tasso di accrescimento e’ tra i piu’ alti del mondo. Oltre il 45% della popolazione vive al di sotto della soglia di poverta’.
Se andranno alle urne per chi voteranno questi milioni di diseredati? Per chi propone loro una democrazia all’americana? O piuttosto per chi fa appello alle radici della loro fede religiosa che, dove prende il potere in forma teocratica, non garantisce certo la costituzione di una societa’ di tipo occidentale?Questo e’ l’interrogativo per chi voglia considerare la situazione con un minimo di razionalita’. Quanto a Mubarak la sua uscita di scena ci ricorda quella di Tito. Tito e’ riuscito a garantire per decenni con la paura e la tortura un collante unitario. La sua scomparsa ha innescato la esplosione e la frammentazione della Jugoslavia che era riuscito a controllare. Altri morti, altre fosse comuni, altri odi religiosi. Al punto che non sembra tanto azzardato auspicare che il governo dei militari possa continuare. Il che allenterebbe la tensione dei vicini di Israele.

AOL SI MANGIA THE HUFFINGTON POST

Il 10 gennaio del 2000 i media americani diventarono isterici nell’annunciare al mondo intero la mega fusione tra AOL (allora il piu’ importante Internet provider) e Time Warner, la Rolls Royce del giornalismo planetario.Da una parte Steve Case, il giovanotto che pochi anni prima aveva inventato dal nulla America On Line, e Gerry Levine, il CEO di Time Warner.
Costo dell’operazione 183 miliardi di dollari. Il mega merger e’ quasi subito fallito perche’ non si riusciva a fare collimare due culture industriali profondamente diverse; da una parte quella fricchettona di AOL (reinventata anni dopo dai social network come Google e Twitter). Dall’altra la cultura arrogante di Time che con il suo magazine diffuso in tutto il mondo, non accettava di essere acquistato da quei ragazzi squinternati e fumati che viaggiavano in coach su aerei di linea, mentre i dirigenti di Time usavano la flotta aziendale. Dopo pochi anni tutto e’ andato a rotoli. AOL e’ stata smembrata. Steve Case, il fondatore, buttato fuori con un po’ di soldi in tasca. E quanto a Time Warner cavoli acidi per cercare di recuperare. Oggi il mondo dei media e’ scosso dalla notizia che lo Huffington Post, il sito creato dall’omonima signora Arianna e’ stato acquistato da AOL per 315 milioni di dollari. Il bello e’ che AOL, ridotta ad un terzo della sua consistenza aziendale, ha annunciato nei giorni scorsi altre migliaia di licenziamenti. Arianna Huffington, nata in Grecia e sposata in seconde nozze a un deputato che poi ha dichiarato di essere bisessuale (ma ricco), ha 60 anni portati splendidamente e si trasferira’ a New York dopo la fusione con AOL.
Il suo Post in pochi anni e’ diventato uno dei riferimenti piu’ obiettivi per il mondo della sinistra liberal americana. La Huffington era stata una attivista di destra, poi passata nelle file liberali. In una dichiarazione rilasciata a commento della fusione con AOL ha detto che e’ arrivato il tempo di non stare inginocchiati a recitare le litanie della sinistra. Ma bisogna andare avanti cercando nuovi terreni di confronto politico e non di scontro. Come diceva il saggio i soldi sono il miglior smacchiatore sul mercato. Gli scettici che guardano a questo accordo tra AOL e Huffington Post sono convinti che anche questa volta la diversita’ di culture aziendali giochera’ un ruolo negativo.
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MA CHE CI DANNO A BERE?

L’acqua del rubinetto a Washington e’ imbevibile anche se costa parecchio. Non si tratta solo dell’odore ma anche della quantita’ di piombo ed altre sostanze presenti nella cosiddetta acqua potabile. Chi ha un animale domestico e’ bene che gli dia acqua minerale. A chi scrive sono morti due gatti per complicazioni ai reni. Quanto agli umani anche per loro vale la regola di mettere in casa un cooler e rifornirsi di acqua in bottiglioni da 5 galloni che viene dalle Rocky Mountains. Si viene ora a sapere che la EPA, l’agenzia federale per l’ambiente, ha rivisto le regole dettate dalla amministrazione Bush secondo le quali la presenza di perclorato nell’acqua da bere non era pericolosa per la salute. A fare una pressante lobby a favore di questa disposizione erano stati sia il Dipartimento della Difesa che la NASA. Che c’entra la NASA? C’entra eccome, visto che il perclorato e’ uno dei componenti principali del combustibile per i razzi. Oggi EPA ha deciso di rivedere la normativa sulla base delle prove concrete secondo cui il perclorato e’ cancerogeno e pericoloso per i feti. Ma ci vorranno almeno due anni prima che la legge sia promulgata e abbia effetto. Nel frattempo e’ probabile che il presidente Obama non sia riconfermato e che un suo successore repubblicano ripristini la norma che va a vantaggio delle industrie private committenti del ministero difesa e della NASA. E cosi’ sia.

DALL’AFGHANISTAN AL TEXAS.

Dall’Afghanistan al Texas.A Austin, Texas, la polizia doveva fare irruzione in una casa di un drug dealer. Occorevano prove dirette per poter catturare la banda di criminali. Ma l’ipotesi di utilizzo di un elicottero per riprendere con videocamere l’area era stata scattata perche’ i delinquenti avrebbero potuto abbatterlo a colpi di mitra. Si e’ deciso allora di utilizzare un ‘drone’ un piccolo aereo telecomandato silenzioso, simile a quelli usati ormai da tempo in Irak, Afghanistan e Pakistan.
Il ‘drone’ ha sorvolato la zona per ore mandando ai poliziotti del team antidroga immagini che hanno consentito al momento giusto di irrompere nell’abitazione. L’uso di ‘drone’ a livello domestico e non solo sui teatri di guerra ha innescato un dibattito negli Stati Uniti dove la polemica sul Grande Fratello federale che tenderebbe a controllare la sfera di ogni cittadino e’ sempre piu’ attuale grazie anche alla propaganda ossessiva dei partecipanti al movimento ultra conservatore ‘Tea Parties’.

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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