Ogni momento eccezionale nell’ultimo periodo della nostra storia, ed in particolare nel corso di questa pandemia, si torna a parlare dell’eccellenza e del sacrificio delle donne e di come tra di loro ci siano delle figure eccellenti. Ora siamo nella cosiddetta fase 3, e la politica è impegnata sulle elezioni regionali di settembre e su come non far sprofondare l’Italia (su cui non ci sono progetti chiari ma solo eventuali ipotesi) e cercare la convivenza tra forze politiche che sono state sempre in contrasto. L’argomento donna e famiglia si è di nuovo assopito.
E’ noto che nel lavoro, a parità di ruolo e di competenze, la donna è pagata meno dell’uomo ed incontra notevoli difficoltà quando si tratta di avanzare di ruolo. Naturalmente si hanno delle eccezioni, tutto dipende dalla mentalità e formazione di chi ha la capacità di decidere che magari è ancora legato alla figura femminile come era nella società patriarcale e teme di dover ‘perdere’ in termini di guadagno nel momento in cui la dipendente decida, per esempio, di diventare madre.
Per ovviare a tali situazioni fu emanata la Legge 10-04-1991 n.125 sulle pari opportunità uomo-donna nel lavoro la cui finalità, come definita nell’art. 1 comma 1: “..hanno lo scopo di favorire l’occupazione femminile e di realizzare, l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro, anche mediante l’adozione di misure, denominate azioni positive per le donne, al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunita’”. Il diritto di eguaglianza è però sancito già nella Costituzione, sia nei principi fondamentali (art. 3), sia come parità nel lavoro (art. 37).
Il dover emanare leggi per garantire ulteriormente il diritto di parità tra sessi è solo una dimostrazione di come sia difficile recepirlo. Con la definizione di ‘quote rosa’ sembra piuttosto che siamo una specie protetta, in via di estinzione, quando credo che una persona deve valere per ciò che è, indipendente dal suo sesso. Così come la gestione della famiglia deve essere condivisa tra i coniugi come è peraltro stabilito costituzionalmente.
Purtroppo le difficoltà nella gestione familiare e di come spesso questo ricade sulla figura femminile nel condividere lavoro e figli, emerge solo periodi straordinari per puro consenso popolare. Il fatto che siamo un Paese con un numero di nascite in fase negativa rende ancora più evidente tale aspetto. Secondo dei dati de ‘Il Sole 24 ore’ nel 2019 sono state oltre 37mila le neo-mamme lavoratrici che hanno presentato le dimissioni e come maggior causa è stata appunto la difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro. La donna è sacrificata soprattutto dalla politica sociale di questo Paese che non fa investimenti e non incentiva, per esempio, lo sviluppo di asili presso le aziende, che sono presenti solo in alcune realtà.
Da tutte le parti politiche si parla solo di bonus (baby sitter, asili, vacanze, ecc). Sarebbe invece necessario fare delle politiche sociali stabili che siano a supporto delle famiglie e non fare degli interventi in emergenza a tempo e poi, quando l’emergenza passa, i bonus scadono e nulla cambia.
Mi sembra veramente ridicolo costituire delle task force sui vari temi per non prendersi la responsabilità delle proprie scelte, per poi non prendere in considerazione il parere della task force e neanche si decide in proprio! Ma ora l’importante per i nostri politici è il poter rimandare tutte le decisioni a dopo le elezioni, purtroppo questa è sempre la loro unica decisione: RIMANDARE! Peccato che noi cittadini non abbiamo la possibilità di rimandare ma dobbiamo rispondere ai nostri doveri ora.
Anna Maria Casadei

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