La nostra democrazia non è nata di colpo ma da millenni di storia. Sugli errori e orrori, abbiamo creato i valori e fondamenti alle democrazie occidentali.
Nel recente passato la condizione femminile anche da noi era di subalternità rispetto a quella maschile in settori della vita molto importanti. Si diceva giustamente, che la società era maschilista e paternalista. Nel giro di cento anni l’era patriarcale è finita. Oggi ogni donna dovrebbe essere libera di scegliere il lavoro che vuole, di fare liberamente le sue scelte affettive, di disporre del proprio corpo e della sua mente secondo criteri personali.
Il corpo delle donne comunque è sempre terreno di contesa (vedi le guerre moderne dal 1991 al 2009). In questo caso non è pura barbarie, è devastazione premeditata. Lo stupro, in Bosnia come in Romania, in Somalia, in Algeria e in ogni guerra moderna, non è “conseguenza” della guerra ma arma che affianca tutte le operazioni di pulizia etnica. Il popolo italiano, come in guerra, è incline al linciaggio contro gli stupratori rumeni, tunisini, albanesi, marocchini ecc.
Molto meno contro i maschi nazionali che violentano le amiche o le donne straniere, e ancor meno contro i mariti e i conviventi che stuprano e picchiano le “loro “ donne. In Italia il passaporto dello stupratore ha moltissima importanza.
Tutto questo mentre la crisi economica incalza, togliendo prospettive e sicurezza. Di fronte a ogni collasso di un sistema democratico, il corpo femminile viene investito di simboli che ne fanno luogo di contesa e di controllo. Infatti una grande potenzialità che il nostro Paese non riesce ancora a valorizzare sono proprio le donne che si dimenano tra lavoro , famiglia e società. Rispetto ai paesi del Nord Europa, dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla maternità e i tassi di occupazione femminile sono elevati, l’Italia si caratterizza ora da un bassissimo livello di fecondità e da un altrettanto modesto tasso di occupazione femminile, il più basso in Europa.
I dati poi relativi a carriere e retribuzioni di uomini e donne mostrano un evidente gap di genere.
Ultimamente si è deciso di fare una battaglia di progresso sociale per l’emancipazione delle donne dal loro ruolo di “angelo del focolare” faccendone lavorare obbligatoriamente fino a 65 anni.
Nello stesso tempo si è abolito la legge 188 che tutelava le donne dai licenziamenti mascherati ( il famoso foglio di dimissioni firmato all’atto dell’assunzione e presentato al momento opportuno in caso di maternità). Dopo aver subito di tutto e di più la “donna moderna” se vuole continuare la sua attività lavorativa, magari con qualche soddisfazione, deve rinunciare alla vita personale (niente relazioni sociali, niente figli).
Ben il 43,1% delle donne al lavoro con mansioni di responsabilità è senza figli. Fra gli uomini questa percentuale scende al 13,9% ed il 57% di loro ha più di un figlio.
Siamo arrivati al punto (secondo un sondaggio effettuato su un campione di donne dai 18 ai 55 anni) che le donne belle trovano più facilmente lavoro e guadagnano un tot in più delle altre brutte. Spesso conta piu’ l’aspetto che una laurea?
E ci si meraviglia, se esistano gli stupri o quant’altro a danno di una donna?
Prendiamone atto: viviamo in una societa’ , purtroppo, sempre MASCHILISTA!
Noi de I socialisti per le Liberta’ vogliamo ricordare, che i socialisti con il loro istinto di liberta’ e giustizia hanno storicamente sempre sostenuto le donne, dal loro diritto al voto, al divorzio all’aborto. L’assenza socialista dal panorama politico italiano e’ pesante, perche’ con questa assenza viene a mancare il vero riformismo che favorisce le classi e i soggetti piu’ deboli, per questo diciamo ai cittadini di riflettere.
Patrizia Bonaccorsi

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