
La guerra commerciale tra USA e Cina è esplosa. A dichiararla è stato Trump. La Cina non si piega e risponde colpo su colpo “fino alla fine”.
È l’inizio di una guerra fredda che sconvolgerà gli assetti economici globali e che dobbiamo sperare si fermi ai commerci.
La Cina è diventata in pochi decenni la grande fabbrica mondiale, dove producono le stesse aziende statunitensi. È capace di invadere il mondo e gli USA con suoi prodotti, tecnologicamente sempre più avanzati e competitivi. Percorre le rotte commerciali e le rafforza con nuove infrastrutture. Ha il possesso di porti strategici in Europa e sul canale di Panama. È ricca di metalli rari, indispensabili per lo sviluppo del futuro.
La Cina domina di fatto la globalizzazione economica, iniziata alla fine del secolo scorso dopo il crollo del blocco sovietico, e paradossalmente voluta così, senza regole e senza limiti, proprio dallo stesso capitalismo e dalla politica liberista americana, senza differenze sostanziali tra repubblicani e democratici.
Ora, gli USA temono di perdere la loro egemonia sul mondo e di essere sorpassati definitivamente, anche sul piano della competizione sulle tecnologie avanzate come quelle della Intelligenza Artificiale.
Così Trump dichiara guerra alla globalizzazione per mettere uno stop alla Cina, che resiste e reagisce.
Di qui la volontà più volte dichiarata da parte di Trump di volersi impossessare del canale di Panama per controllare importanti rotte commerciali o di avere, “in ogni modo”, la Groenlandia per avere la disponibilità delle terre rare.
Di qui l’appello chiaro e reiterato alle imprese di portare o riportare le loro produzioni negli USA se vogliono vendere senza dazi agli americani.
Dietro la “follia” di Trump c’è quindi un progetto portato avanti in modo brutale e unilaterale, perciò pericoloso non solo per l’economia ma anche per la stessa pace nel mondo.
La vicenda di Taiwan, altro grande Paese produttore e esportatore negli USA, si aggiunge infatti a questo scontro commerciale e attizza il conflitto tra USA e Cina, che non nasconde la volontà di rientrare in possesso dell’isola.
Questo potrebbe essere il motivo scatenante un conflitto vero e proprio tra le due grandi potenze, una terza guerra mondiale catastrofica.
Di fronte a questo scenario globale in cui si chiude una fase della storia recente, appare davvero ridicola la politica di Von Der Leyen del riarmo europeo, che non costruisce una difesa comune ma spende di più per gli eserciti nazionali costosi e inefficienti.
Con tutta evidenza risulta meschina e illusoria anche la speranza di Meloni e Salvini di salvarsi correndo ai piedi Trump per pietire qualche trattamento di favore.
Entrambe le politiche, quella del riarmo e quella della sottomissione a Trump, indeboliscono l’Europa e la rendono più fragile, spezzettata, sul piano politico e commerciale.
Oggi i veri europeisti sono coloro che lottano prima di tutto per la pace e la fine della guerra in Ucraina e che chiedono all’Unione Europea di essere più autonoma, più capace di sviluppare relazioni economiche e di cooperazione con le varie aree del mondo, l’Oriente e la Cina in particolare , l’Africa e l’America Latina.
La crisi della globalizzazione, di un assetto politico ed economico mondiale è densa di rischi ma anche di opportunità.
Enrico Rossi

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