Ai ferri corti i rapporti tra giornali e primo cittadino di Firenze dopo la messe di articoli sul presunto scandalo urbanistico di castello. Leonardo Domenici ha già sporto querela contro Repubblica ed Espresso. Querelata anche una consigliera di opposizione, Ornella De Zordo che, in una interrogazione, aveva sollevato dubbi sulla opportunità di un DVD, dal costo di 8100 euro, a suo dire celebrativo del decennato di Domenici a Palazzo Vecchio e pagato dal Comune. Secondo il sindaco nel DVD si parlerebbe della città di Firenze senza alcun intento encomiastico per il primo cittadino.
Ora, la notizia della interruzione di una tradizione in vita da decine di anni. “Quest’anno – recita una nota dell’uffico stampa del Comune di Firenze – non ci saranno gli auguri del sindaco alla stampa e agli organi di informazione fiorentini, tradizionale appuntamento in occasione delle festività natalizie. Lo ha deciso il primo cittadino Leonardo Domenici.” Che dire? Ferri corti e nervi a fior di pelle.

Ovviamente c’è un seguito: Domenici abbandonerà la politica, Domenici s’incatena, Domenici non si dimette, non abbandonerà la politica, ma si presenterà alle europee
vaia vaia, Domenici
Per quanto politicamente ai loro antipodi non credo minimamente che i Domenici, i Cioni o chi altro abbia brigato per interessi personali e di parte. Credo invece che siano caduti nella trappola mortale e ingenua del “semo fra noi”, che un amministratore dovrebbe annusare a mille chilometri. Quindi dovrebbero comunque dimettersi. Ma qui in gioco non sono i poveri Domenici e Cioni, ma la retorica della “diversità comunista”, della “Resistenza tradita” e della “salsa cilena” in cui il cupo Enrico Berlinguer incapsulò gli allora giovani del PCI, e quindi anche i Cioni e i Domenici. Grazie anche a Berlinguer nei primi settanta un’intera generazione fu “saltata”, fu privata di una propria storia e di un proprio itinerario, l’Italia tutta fu mutilata di un ambito generazionale. Occorre dire di più per comprendere lo smarrimento di chi credeva d’appartenere alla superiore diversità comunista perché recuperava la Resistenza tradita versando nel cassonetto la salsa cilena? Questo trenta anni dopo la Resistenza e in un paese dove solo chi aveva problemi psichici poteva temere un “golpe” alla Pinochet, strisciante o meno che fosse. M.S.