Gentile redazione,
sapete perché non ci sono misure adeguate per fronteggiare la tragedia immane dei 7.000 morti per incidenti che ogni anno insanguinano le strade italiane? Perché non c’è domanda di sicurezza. Il legislatore si trova di fronte le esigenze dell’economia, molto forti dato il settore, mentre l’utente non preme in egual misura per avere maggiori tutele sul fronte della salvaguardia della vita e della salute, così le leggi tengono conto dell’economia più che della sicurezza. Lo stesso discorso vale per la nostra democrazia. Le istanze dei settori più deboli della società o, per meglio dire, che non hanno il patrocinio del gruppo dirigente di un partito, difficilmente trovano modo di esprimersi efficacemente e, proprio perché non riescono a costituire una domanda, non hanno risposta. Neanche i partiti consentono tale espressione in quanto è evidente un certo scollamento tra chi ne è a capo e la base associativa, anzi in molti casi il vertice non è più l’espressione della base spesso fatta di tessere fasulle e, per l’elaborazione delle linee politiche, conta molto di più ciò che dice un giornalista qualsiasi in televisione che quello che sostengono gli iscritti. Figuriamoci quindi quale probabilità di essere ascoltata ha la domanda non organizzata, sparsa e frastagliata. Purtroppo non basta dire che in Italia si applica il principio di delega e che se la delega c’è, c’è anche la democrazia perchè la democrazia non è la vetta delle conquiste dell’uomo sociale, per cui noi che l’abbiamo conquistata ci dobbiamo sedere tranquilli, ma ne è solo una tappa, seppure fondamentale. Il sistema democratico dovrebbe permettere sempre l’espressione delle aspirazioni dell’uomo che, se sono ampiamente condivise, devono trovare riscontro nelle leggi dello stato. L’attività nobile della politica dovrebbe consistere proprio nell’amalgamare in maniera armonica tali aspirazioni, con un occhio di riguardo nei confronti dei più deboli. Invece il pragmatismo esasperato che è diventato prassi normale, livella il “fare” della politica verso il basso e così si tende a mettere “pezze” ogni qual volta qualcosa del sistema non funziona e, siccome sono sempre interventi al minimo, quasi mai rispondono ad un progetto con una prospettiva ampia. E’ come se si lasciasse un edificio deperire limitandoci a tappare i buchi nella muratura che si aprono per effetto del degrado, senza mai pensare a ristrutturazioni radicali e ad ampliamenti per meglio adattarlo alle nuove esigenze. Così per esempio, se le proposte di chi si candida a governare non hanno il necessario consenso, ci si inventa il premio di maggioranza. Invece di intervenire sulla causa, cioè sul merito delle proposte che evidentemente non sono adeguate, si interviene sull’effetto, per produrre un surrogato di governabilità che dovrebbe accontentare tutti. In realtà accontenta chi è davanti o accanto alle leve del comando, sia quelli di parte politica che quelli di parte economica, coloro cioè che sono i soggetti del potere, perché il sistema li mantiene “in sella” comunque. Meno contenti invece sono gli altri, quelli che del potere sono gli oggetti, i cittadini comuni, perché l’incapacità di chi si candida a governare, di elaborare una proposta che possa raccogliere il consenso qualificato per farlo, si traduce in effetti negativi per loro. E non si può nemmeno credere a chi dice che il premio di maggioranza serve per mandare a governare una coalizione che, acquisita in tal modo un’ampia maggioranza parlamentare, sarà in grado di farlo. E chi lo garantisce? E soprattutto, governare per fare che? Per fare cose su cui non sono d’accordo circa la metà degli italiani? Si è prodotto un “mostro”. Un “mostro” fatto purtroppo anche con la partecipazione delle aggregazioni di rappresentanza del cittadino, partiti, organizzazioni sindacali e di categoria, ecc., questo è il punto. La nostra democrazia appare oramai blindata dentro processi e rapporti di gran lunga più forti delle voci provenienti dalla periferia, tanto che sembra che chiunque vada nella “stanza dei bottoni” fa le stesse cose. Questo trova riscontro nel fatto che i programmi elettorali non si differenziano granché tra loro e la competizione elettorale si svolge su un contendere decisamente poco comprensibile. E’ chiaramente una battaglia dei vertici e la voce del singolo, anche se i singoli che dicono la stessa cosa sono tanti, praticamente non arriva a chi, per competenza, può o deve tenerne conto. Ho davvero l’impressione che i partiti da soli non siano più in grado di rappresentare le aspirazioni dei cittadini, forse serve un nuovo soggetto. Un soggetto da individuare, attraverso la discussione, che però non assomigli ad un partito per non mutuarne i limiti esposti, ma che, nello stesso tempo, abbia la capacità di dare voce a chi altrimenti non ce l’ha.
Cordiali saluti.
Danilo Di Mambro

In riferimento al commento del sig. Puccio Cartoni.
Sono d’accordo che serve “l’interessamento di tutti i consociati a sollecitare ai propri vertici azioni opportune”, però penso che l’interessamento o è organizzato e pesa o non produce alcun effetto. Questo significa che deve essere fatto proprio da almeno una corrente all’interno del partito se di partito si tratta e siamo da capo. Per come funzionano i partiti penso che sia un’impresa impossibile, perchè proveniente dal basso non recepiscono nulla.
I cittadini hanno diritto ad organizzarsi liberamente in partiti ,dice l’articolo 49 della nostra Carta Costituzionale , mentre l’art. 39 prescrive che l’organizzazione sindacale sia libera.
Il guaio è proprio qui ,nella “organizzazione” che finisce per costituirsi in soggetto diverso dai singoli associati . Partiti e Sindacati si dimenticano presto dei fini per i quali sono nati , e accentrano i propri sforzi sulla naturale e prioritaria esigenza della sopravvivenza propria. Fine del quale si appropriano anche i responsabili del partito o sindacato ,che mirano – per poter operare nel perseguimento del bene degli altri – a mantener salda la propria poltrona…….
L’unica possibilità di uscire da questo meccanismo naturale ma perverso, da questo tranello ,è un qualcosa che ricordi al “conducente” che ci siamo messi in cammino per raggiungere un dato traguardo( individuato pure di volta in volta al cambiare di certe esigenze) : altrimenti si è portati a seguire la strada più facile e più comoda per evitare sorprese sgradevoli, per i guidatori evidentemente. Occorre maggiore consapevolezza ,e controlli continui perché sia sempre presente alla mente che la sopravvivenza dell’organizzazione è necessaria ed opportuna per il raggiungimento del traguardo “generale” ,e non di interessi personali.
Ecco cosa manca. L’interessamento di tutti i consociati a sollecitare ai propri vertici azioni opportune ;mantenendo l’attenzione ai problemi ,la partecipazione al dibattito e ragionamento interno all’organizzazione ,il controllo dell’attività dei propri rappresentanti . Abbiamo invece scarsa attenzione propria,difficoltà a superare le questioni diverse dal tran-tran affaristico personale,fatica ad attivare il ragionamento sui problemi generali ,e si preferisce attendere di conoscere il credo divulgato per potersi schierare ( e soddisfare facilmente il proprio bisogno di appartenenza), insofferenza a distrarsi dalle incombenze personali e familiari. Non ci sono più quelle che un tempo erano le sezioni di partito ,l’informazione ufficiale (stampa) è naturalmente funzionale alla parte che ne garantisce il finanziamento anche pubblico, la televisione predispone allo spettacolo più che al ragionamento .
In queste condizioni , appare fatuo lamentarsi ,protestare contro i giocolieri della politica ,giustificare il disimpegno presente con quello passato ,causa vera delle disfunzioni del gruppo organizzato.Si è perso il senso dell’organizzazione ,dato che questa è un mezzo e non un fine !
A mio modesto avviso ,più che un nuovo soggetto ,diverso dai partiti e sindacati , ciò che necessita sarebbe riportare quelli esistenti alla funzionalità originaria ,con il controllo interno delle elaborazioni e delle attività , senza attaccamenti al passato solo di facciata (nominalistici o di schieramento) ,senza premi eccessivi per i c.d. “rappresentanti” , con più critica e meno ovazioni. Non a caso ( da parte del potere organizzato) vengono proclamati la “professionalità” della politica,il richiamo ai “padri fondatori”, i premi di maggioranza per la garantire “governabilità” ,le liste bloccate senza preferenze per “facilitare” le scelte , i finanziamenti pubblici ai partiti ,ai quotidiani di partito ,agli apparati di partito………Una straordinaria operazione di moltiplicazione dei pani,quella dei finanziamenti ; moltiplicazione riferita sostanzialmente alle richieste , visto che l’offerta era stata negata con referendum popolare (sarebbe espressione della volontà del “popolo”) !Se per vincere una battaglia bastasse seguire una bandiera , od applaudirne il passaggio,la vita sarebbe molto semplice .