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Dollaro in calo, borse sui massimi

Poche novità sul fronte dei mercati durante la sessione di ieri, caratterizzata per lo più da movimenti bilaterali a ridosso delle resistenze chiave per i mercati azionari e per correlazione inversa, a ridosso dei supporti del dollaro per il mercato dei cambi. I compratori di borsa continuano a farsi vedere così come i venditori di divisa americana, con i listini americani che hanno chiuso in rialzo (Dow Jones a +0.58%, S&P500 a +0.74% e Nasdaq a + 1.13%, e nove degli 11 settori dell’S&P che hanno chiuso in rialzo guidati dalla tecnologia e servizi di comunicazione.

di Saverio Berlinzani | 21 Novembre 2023

Poche novità sul fronte dei mercati durante la sessione di ieri, caratterizzata per lo più da movimenti bilaterali a ridosso delle resistenze chiave per i mercati azionari e per correlazione inversa, a ridosso dei supporti del dollaro per il mercato dei cambi. I compratori di borsa continuano a farsi vedere così come i venditori di divisa americana, con i listini americani che hanno chiuso in rialzo (Dow Jones a +0.58%, S&P500 a +0.74% e Nasdaq a + 1.13%, e nove degli 11 settori dell’S&P che hanno chiuso in rialzo guidati dalla tecnologia e servizi di comunicazione. Gli investitori continuano a ritenere che la Fed abbia chiuso il ciclo di rialzo dei tassi, e credono che ora la banca centrale Usa comincerà ad orientarsi verso il taglio del costo del denaro. A tal proposito, oggi saranno pubblicati, in serata, i verbali dell’ultima riunione della Fed.

VALUTE.

L’EurUsd non è riuscito a correggere neppure 20 30 pips dopo i breakout di venerdì a 1.0900, con accelerazioni fino a 1.0965 e non andando mai sotto quota 1.0913. Il Cable è salito sopra 1.2500 e si trova a ridosso dei target di 1.2530 40. UsdJpy sceso a 147.60, incapace di reagire sopra le prime resistenze chiave poste a 148.70. Poche altre novità se non che il dollaro sembra soffrire contro tutte le valute, e il dollar index ha bucato area 103.00, con il supporto chiave che interviene a 102.60. Sui cross interessanti rialzi per quelli dell’Euro, con EurCad sugli scudi sopra 1.5030 a ridosso della resistenza chiave di 1.5100 da dove ci si potrebbero aspettare delle correzioni. Interessanti accelerazioni rialziste anche per AudCad e NzdCad, con il primo a ridosso di resistenze chiave a 0.9040 50 area.

CRISI ARGENTINA.

Il peso argentino, nei mercati paralleli, ha perso oltre il 10% scendendo a 1.000 Pesos per dollaro e innescando una nuova svalutazione competitiva. La ragione sembrerebbe legata alla vittoria, nelle elezioni Presidenziali, del candidato di estrema destra Javier Milei. Il Nuovo Primo Ministro avrebbe promesso di chiudere la banca centrale e dollarizzare il paese, per contenere la spesa pubblica e stabilizzare l’inflazione. La Banca centrale si trova a secco di riserve valutarie, e ciò alimenta la possibilità di adottare il dollaro come valuta ufficiale.

PETROLIO.

Correzione del petrolio, con guadagni di oltre l’1.5%, in attesa della riunione dell’Opec+ del 26 Novembre, nella quale sono previsti ulteriori tagli alla produzione per sostenere il prezzo del greggio. Sia l’Arabia Saudita, ma anche la Russia, sono attese ad ulteriori riduzione della produzione all’inizio del 2024. Per contro, negli Usa gli ultimi dati, hanno evidenziato un importante aumento delle scorte che andrà presumibilmente a contrastare la riduzione dell’offerta stessa.

ITALIA, CROLLANO I RENDIMENTI DEL BTP.

I rendimenti del Btp a 10 anni sono scesi al 4.35% a novembre, vicino ai minimi di settembre, in seguito alla decisione di Moody’s di alzare l’outlook sul debito italiano da neutrale a positivo. Moody’s ha citato la stabilizzazione della crescita, alla relativa salute del sistema bancario e migliori prospettive di stabilità fiscale. Rimosso il termine “junk” ovvero spazzatura, per quel che riguarda i nostri titoli, dall’agosto 2022 quando era caduto il Governo. Sceso anche lo spread con il Bund a 175 punti base.

MINUTE RBA.

Il rialzo dei tassi in Australia, al 4.35% visto nell’ultima settimana, ha portato gli oneri finanziari al livello più alto dal 2011 a questa parte. Nello statement e dai verbali si legge che l’inflazione potrebbe rimanere alta fino alla fine del 2024, sopra al 3% e solo nel 2025 si stabilizzerà nella forbice 2-3 per cento. Intanto in Nuova Zelanda, è sceso il deficit commerciale a 1.7 miliardi di dollari, con un calo dell’export del 9.3% a 5.4 miliardi di dollari, mentre l’import è sceso del 14% a 7.1 miliardi. Oceaniche sulle resistenze di medio termine.

Saverio Berlinzani

Pubblicato in : Economia, EditorialeTag: 2011, anni, banca centrale, borsa, btp, crisi, elezioni, governo, italia, mercati, mercato, sistema bancario, spesa pubblica, tagli, usa

Info Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano.
Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e Franco francese.
Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME.
Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.
In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).
Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex.
Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide QUOTIDIANAMENTE in tempo reale la sua operatività FOREX attraverso una chat e un webinar LIVE

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