Una nuova ondata di antisemitismo si è abbattuta sull’Europa e sul mondo, un’ondata che non ha risparmiato il nostro Paese. Essa ha assunto forme diverse, dall’uso della violenza – spesso omicida – del terrorismo, fino all’insulto quotidiano e alla riproposizione di stereotipi di lontana origine. Tutte queste forme concorrono a creare un clima di odio, il cui oggetto sono gli ebrei come persone, come comunità, come Stato di Israele.
Se sono molteplici gli aspetti che ha assunto questa ondata di antisemitismo, altrettanto molteplici sono i soggetti da cui proviene e multiformi ne sono i contenuti e le motivazioni. È ricomparso l’antisemitismo di tipo razzista, coltivato dai nostalgici del fascismo e del nazismo; nonostante i progressi compiuti dalla Chiesa cattolica e dalle altre confessioni cristiane, permane, tuttavia, l’antigiudaismo di natura religiosa, soprattutto in alcuni ambienti; ma sono emersi con particolare virulenza nuovi modelli di antisemitismo, coltivati dai sostenitori del suprematismo bianco o nero; soprattutto ha assunto un particolare vigore l’antisemitismo di origine islamista. E’ del tutto ozioso dibattere quale di queste forme è più pericolosa e a quale si deve dare la precedenza nel rifiuto e nel contrasto. Tutte devono essere rifiutate e combattute, con grande fermezza. Al tempo stesso non si può non prendere atto che gran parte degli attacchi antisemiti ha come motivazione e come bersaglio lo Stato d’Israele. Si tratta di un bersaglio diretto o indiretto, ma che ha comunque come obiettivo l’esistenza stessa dello Stato ebraico. E’ nel rifiuto dell’esistenza dello Stato d’Israele e nell’odio scatenato contro di esso che si trovano le radici di gran parte degli atti di antisemitismo che si sono moltiplicati negli ultimi tempi in maniera tale da mettere a rischio la convivenza civile.
Di fronte a questa ondata di antisemitismo la reazione deve essere ferma e salda. Certamente devono continuare le azioni che da tempo le istituzioni e le organizzazioni di vario tipo conducono per mantenere la memoria della persecuzione antiebraica in Italia e nel mondo, non trascurando l’apporto che a questa persecuzione è giunto proprio dal nostro paese, dalle leggi razziste del 1938 all’orrore della Shoah. Ma è evidente che dette manifestazioni, come la “Giornata della Memoria”, non sono sufficienti, soprattutto se esse vengono condotte in forme rituali e commemorative, che rischiano di avere uno scarso impatto sulla popolazione e in particolare sui giovani. Occorre un’azione minuziosa ed estesa che si basi su due pilastri, entrambi fondati sullo stesso principio, la diffusione della conoscenza, l’unica vera arma che abbiamo a disposizione. I due pilastri sono la conoscenza del presente e la conoscenza storica. In concreto ciò significa programmare e attuare una operazione capillare di intervento nelle scuole, e in particolare nella scuola superiore, per portare ai giovani quelle conoscenze fondamentali che i programmi scolastici ordinari non possono fornire. E l’Università sarà in primo piano, pronta ad avvalersi delle straordinarie competenze che essa può esprimere. Al tempo stesso andrà sviluppata anche un’azione nei confronti della pubblica opinione che, con iniziative di vario genere, serva a contrastare – anche in questo caso con la diffusione di una corretta informazione storica, filologica, letteraria, scientifica – le false affermazioni che sul mondo ebraico e sullo Stato d’Israele vengono diffuse dalle fonti più eterogenee.
L’Associazione Italia-Israele di Firenze ha nel suo statuto – come compito prioritario – quello di combattere l’antisemitismo in qualunque forma si presenti, e pertanto dichiara la propria disponibilità a collaborare con tutte le iniziative che l’Università di Firenze vorrà prendere a tal fine, mettendo a disposizione le competenze e l’esperienza accumulata in anni di attività.

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