Talvolta il divieto è così generale da vietare la sosta e occupazione prolungata degli spazi della strada, quindi attenzione a chiunque si fermi a chiacchierare, riposarsi o guardare le vetrine troppo a lungo.

Ad esempio, nel comune di Calenzano (Fi), dalle ore 22.00 alle ore 07.00 (si tratta, forse, di prestazioni che non possano essere offerte e di cui usufruire anche nelle altre ore della giornata?), i conducenti di veicoli su strade in prossimità di abitazioni, spazi e luoghi pubblici o aperti al pubblico, dove si trovano “soggetti dediti all’offerta di prestazioni sessuali a pagamento”, non possono fermarsi e chiedere loro informazioni sul servizio, contrattare o farli salire o scendere dal veicolo, né i conducenti possono procedere a passo d’uomo, rallentare improvvisamente e fare qualsiasi manovra repentina.
Si tratta, evidentemente, di norme già vietate non solo dal buon senso, ma dallo stesso codice della strada.
Nel territorio del comune di Cremona, è proibito contattare “soggetti che esercitino l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, abbigliamento o modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare tale attività, nonché concordare con gli stessi prestazioni sessuali sulla pubblica via. Consentire la salita sul proprio veicolo di uno o più soggetti dediti alla prostituzione costituisce conferma palese dell’avvenuta violazione della presente ordinanza”.
Un rapporto di monitoraggio sulle ordinanze anti-prostituzione evidenzia che i Comuni che hanno emesso ordinanze in materia sono moltissimi, tra cui quelli nelle province di Verona, Padova, Treviso, Varese, Como, Brescia, Milano, Asti, Alessandria, Torino, Bologna, Firenze, Lucca, Pisa, Pistoia, Perugia, Roma, Ancona, Fermo, Teramo, Pescara, Napoli e Cagliari.
I comportamenti sanzionati sono tutti piuttosto simili tra loro. La maggior parte è destinato a chi intende usufruire della prestazione, vietando di fermarsi, chiedere informazioni e contrattare. Ma non mancano le ordinanze che si rivolgono anche a coloro che offrono la prestazione, e proibiscono di assumere atteggiamenti e comportamenti, oltre a indossare abiti, che manifestino apertamente l’intenzione di esercitare tale attività e quindi di adescare clienti.
Quali siano atteggiamenti, abbigliamenti e modalità comportamentali che manifestino l’intenzione di esercitare la prostituzione, non è chiaro: è lecito pensare che un poliziotto particolarmente bacchettone potrebbe ritenere tali anche una gonna sopra il ginocchio o una scollatura un po’ “audace”. In tal caso, parlare con il soggetto in questione può arrivare a costare anche 500 euro.
Talvolta il divieto è così generale da vietare la sosta e occupazione prolungata degli spazi della strada, quindi attenzione a chiunque si fermi a chiacchierare, riposarsi o guardare le vetrine troppo a lungo.
Anche se il premio all’indeterminatezza va certamente a Genova, che vietò i sorrisi allusivi (l’ordinanza fu poi emendata in un secondo momento).
Il rapporto indica come sia evidente che si tratti di prescrizioni piuttosto indeterminate e aleatorie, che rendono l’applicazione delle ordinanze estremamente discrezionale da parte dei soggetti accertatori: non è infatti chiaro come possano verificare che il soggetto in questione stia contrattando o chiedendo informazioni.
Di conseguenza, tali norme non hanno alcun effetto sulla limitazione della reiterazione del comportamento: i clienti cercheranno altrove e le prostitute getteranno il verbale (la maggior parte sono irregolari, quindi irreperibili). L’unico effetto possibile identificato sarebbe un’opposizione davanti all’autorità Giudiziaria contro l’ordinanza di ingiunzione che segue il verbale di contestazione.
Risultato: la prostituzione non è contrastata, e le persone devono fare attenzione a coloro con chi parlano, a cui danno un passaggio, a fare una sosta troppo lunga o a rallentare con l’auto, magari per cercare una strada.
Del resto è evidente che si tratta di interventi di facciata, mirati a colpire la prostituzione di strada, o i clienti, non certo lo sfruttamento di tale attività.
Ricordiamo che chiunque volesse segnalare ordinanze di divieti particolarmente assurdi, limitanti e inutili, può farlo su twitter (@LuciaQuaglino) o via e-mail (lucia.quaglino@brunoleoni.it).

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