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Diversamente da cultura e politica la natura è incorruttibile

Contadini, pastori, pescatori e boscaioli, non hanno mai pagato tasse a “Madre Natura”, né interessi usurari agli strozzini. Bastava il lavoro per assicurarsi istruzione e diritto alla vita.
Ora però, è come se il Padreterno avesse venduto il mondo ad un altro padrone. Da un secolo le tasse le paghiamo tutti salate a “Cultura Matrigna”, per garantirci il diritto alla morte dopo una vita di stenti, precarietà, sfruttamento, lavoro pericoloso, strozzinaggio finanziario, istigazione al suicidio o al crimine, malattie curate per finta o cronicizzate per lucrare profitti a lungo termine.

di Franco Luceri | 7 Settembre 2023
Scultura “Madre Terra: La leggenda di Aataentsic” nel Parco Jacques-Cartier, Gatineau, Québec. 
(fonte Wikimedia Commons)

Contadini, pastori, pescatori e boscaioli, non hanno mai pagato tasse a “Madre Natura“, né interessi usurari agli strozzini. Bastava il lavoro per assicurarsi istruzione e diritto alla vita.
Ora però, è come se il Padreterno avesse venduto il mondo ad un altro padrone. Da un secolo le tasse le paghiamo tutti salate a “Cultura Matrigna“, per garantirci il diritto alla morte dopo una vita di stenti, precarietà, sfruttamento, lavoro pericoloso, strozzinaggio finanziario, istigazione al suicidio o al crimine, malattie curate per finta o cronicizzate per lucrare profitti a lungo termine.
Madre Natura era generosa con chi aveva voglia di lavorare. Distribuiva gratis carne, latte, uova, pesce, frutta, verdura, legna e mille altri beni e servizi vitali, a cominciare dalle “caverne“, decisamente più sicure di una panchina per morire all’addiaccio.

L’attuale cultura matrigna formativa ed informativa, è come un lussuoso vestito confezionato a misura per speculatori, affaristi,  ladri, truffatori, corrotti, strozzini e schiavisti. 

Nell’habitat ormai innaturale dei sistemi sociali, “culturalmente modificati” dalle classi dirigenti a proprio uso e consumo; i poveri e i poco istruiti, sono totalmente dipendenti dagli istruiti, scusate il lapsus, dai “distruttivi”, che li usano da bancomat per ripulirli anche dai centesimini delle elemosine.
In un sistema complicato ad arte per sfruttare in massa gli onesti che non hanno, non sanno, non possono; le classi dirigenti producono guasti incalcolabili e poi chiamano il povero Pantalone a finanziare le “riformicche“, i finti aggiustamenti gattopardiani che cambiano tutto perché tutto resti com’è. Produttivo per i “benefattori“: professori, professionisti, burocrati, giornalisti, politici, giudici, banchieri e multinazionali.

Quindi è urgente responsabilizzare le classi dirigenti, perché ogni guasto che producono sia sanato di tasca loro e non macellando poveri e indifesi che ormai sono due terzi abbondanti dell’Umanità.

Chi pensa che la responsabilità collettiva di saggi, ricchi e potenti sia una politica utopica, forse non si è accorto che a livello planetario le classi dirigenti si sono già fumate il futuro: non hanno scelta alternativa. 

Il PIL mondiale è talmente ridicolo in confronto alle montagne di debito dei singoli Stati, che salvo eccezioni, tutti i 200 Stati del mondo sono in default non dichiarato: sostanziale. E condannato a crescere per le catastrofi ambientali che ormai ci portano in dote una scia incalcolabile e impagabile di danni e di morti.

Per troppo tempo i potenti sono passati a l’incasso distruggendo popoli e pianeta. Ma presto, dovranno affrettarsi a pagare di tasca propria il risanamento, se ci tengono a dare un colpo di freno alla catastrofe umanitaria, finanziaria e planetaria in corso.

Diversamente da cultura e politica, la NATURA È INCORRUTTIBILE, non si presta a sterminare vittime e risparmiare carnefici.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: contadini, danni, dichiarato, finanziaria, freno, futuro, lavoro, massa, mondo, natura, professori, tasse

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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