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Diritti universali dell’uomo: il “rompicapo cinese” di Giorgia

A Ginevra la rappresentante della Cina durante la 53* sessione del Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha chiesto di interrompere la testimonianza di Sebastian Lai, figlio del noto dissidente di Hong Kong, da tre anni incarcerato per la sua attività di protesta. Il dritto universale alla libertà di parola è stato rispettato. La richiesta della Cina non é stata accolta e Sebastian Lai ha potuto completare il suo discorso.

di Marco Mayer | 4 Luglio 2023
L’assemblea generale dell Onu a Ginevra ( fonte Wikimedia Commons)

A Ginevra la rappresentante della Cina https://hongkongfp.com/2023/07/03/video-chinas-attempt-to-interrupt-un-testimony-by-son-of-detained-hong-kong-media-tycoon-jimmy-lai-rejected/

durante la 53* sessione del Consiglio dei diritti umani dell’ONU  ha chiesto di interrompere la testimonianza di Sebastian Lai, figlio del noto dissidente di Hong Kong, da tre anni incarcerato per la sua attività di protesta.

Lai era anche editore di Apple Daily  uno dei giornali più letti di Hong Kong sino alla sua soppressione nel 2021.https://espresso.repubblica.it/mondo/2021/06/23/news/chiude_apple_daily_spezzata_da_pechino_la_voce_controcorrente_di_hong_kong-307333714/

Il Consiglio dei diritti umani dell’ ONU e’ talvolta  condizionato dalla  imbarazzante presenza di stati autoritari, ma questa volta è andata bene. 

Il dritto universale alla libertà di parola è stato rispettato.La richiesta della Cina non é stata accolta e Sebastian Lai ha potuto completare il suo discorso.

https://www.thecfhk.org/post/un-special-rapporteur-backs-sebastien-lai-s-call-to-china-to-immediately-release-his-father

Non si tratta di un episodio minore anche se colpevolmente ignorato dai media italiani. Esso  pone, infatti, un interrogativo su quali siano i reali interessi nazionali dell’ Italia (tanto spesso richiamati da Giorgia Meloni)  e quale sia la postura che il nostro paese deve  assumere nei confronti del  Dragone.

Sul piatto della bilancia ci sono due opzioni, la prima  e’ chiara e guarda agli interessi di breve periodo. La seconda  opzione che guarda agli interessi di lungo periodo e che tiene conto della tutela dei diritti umani è ancora avvolta in una nube di incertezza.

Nel primo schieramento ci sono ovviamente gli imprenditori italiani  che operano in Cina è che sono preoccupati di perdere i loro partner e la loro clientela. Autorevole espressione di questo gruppo di imprenditori è – ad esempio –  Mario Boselli Presidente della Fondazione Italia Cina (e gia’ attivissimo presidente di Federtessile negli anni novanta) che spinge per il rinnovo del memorandum per la Via della Seta. 

https://www.mffashion.com/amp/news/il-ministro-cinese-liu-jianchao-incontra-a-milano-i-vertici-di-iccf-202306262021047295

Dall’ altra ci sono le posizioni più articolate e  ambivalenti  dei partiti politici che – salvo l’ ortodossia filocinese  di Beppe Grillo e dei  5 Stelle  –  non sanno ancora  esattamente che pesci pigliare. Giorgia Meloni sembra propendere per il non rinnovo, ma preferisce agire soltanto dopo un voto parlamentare.

L’ episodio di Ginevra che ho citato in apertura è molto grave perché emblematico e dovrebbe tagliare la testa al toro. L’ Italia può stare dalla parte di chi non concepisce la libertà di parola?

Nessuno nega che si possano concludere accordi commerciali nell’ interesse delle nostre aziende, ma come si può legittimare un accordo strategico con un regime politico che pretende di togliere la parola ad un dissidente e per di più nella  sede solenne   delle Nazioni Unite?  La libertà di parola non è né di sinistra né di destra non è né occidentale né orientale. La libertà di parola è semplicemente “sacra”. 

Errare humanum  perseverare autem diabolicum.  . Nel 2019 (per altro prima della repressione di Hong Kong )  l’ Italia e’ stato l’ unico paese tra i G7  a firmare il memorandum della Via della Seta ed ha sbagliato.

Ma rinnovarlo oggi sarebbe più grave perché comprometterebbe la buona  reputazione intenazionale dell’ Italia,  presupposto e pilastro indispensabile per perseguire i nostri interessi nazionali.

 Rinnovare l’ accordo per la Via della Sera

 significherebbe dare piena legittimità a chi  da tre anni (violando gli accordi internazionali) ha voluto  soffocare la voce libera della libera città di Hong Kong,   presidio delle libertà civili in Asia e nel mondo.

La  repressione voluta da Pechino continua peraltro senza sosta. Il South Morning Post di oggi racconta che la polizia ha messo una taglia di un milione di HK dollari  a favore di chi collabora alla cattura di otto dissidenti di Hong Kong.

https://www.scmp.com/news/hong-kong

L’ Italia per almeno due secoli ha subito la drammatica vicenda  storica della Santa Inquisizione e della Controriforma. 

Proprio per avere vissuto questa tragica esperienza abbiamo il  dovere di protestare per la repressione in atto dal 2020 ad Hong Kong, nonché di schierarsi per  la libertà di parola e la libertà di pensiero in tutte le sedi internazionali. 

Sulla base di questi valori servirebbe una politica estera ispirata all’ unita nazionale; mi auguro che tutti i leader politici – a partire da Giorgia Meloni ed Elly Schlein – scelgano di stare dalla parte dei ragazzi di Hong Kong e non da quella delle  autorità locali che non a caso su indicazioni di Pechino hanno deciso che  Hong Kong sia il ponte  della  partnership strategica tra Cina e   Arabia Saudita.https://finance.yahoo.com/news/saudi-arabia-deepen-ties-hong-093000358.html
https://www.hrw.org/blog-feed/hong-kong-protests

Marco Mayer

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: 5 stelle, anni, apple, beppe grillo, cina, discorso, espressione, figlio, giornali, italia, meloni, milano, mondo, partiti politici, polizia, regime, repubblica, tutela dei diritti

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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