Segnaliamo il libro di Otto Bitjoka e Marina Gersony : ” Ci siamo – il futuro dell’immigrazione in Italia” di Sperling e Kupfer
L’autore Otto Bitjoka ,camurenense di nascita, vive in Italia da 30 anni , è un imprenditore , ed è presidente della Fondazione Ethnoland e l’ideatore ed il promotore degli “Stati generali degli immigrati ” che si sono tenuti a Milano lo scorso anno . Marina Gersony è una scrittrice, collaboratrice de Il Giornale, per il quale cura la pagina del lunedi “Milano Multietnica”.
Il libro di Bitjoka propone una lettura del fenomeno dell’immigrazione alternativa sia rispetto a quella di Magdi Allam che a a quella paternalistica/pietistica proposta da una parte della sinistra . In questo brano di Bitjoka è ben descritto il suo punto di vista : ” Il mancato rispetto dei diritti in Italia va di pari passo con la tendenza a non esigere il rispetto dei doveri . Si tratta di un costume nazionale profondamente sbagliato e dannoso per tutti…Si tratta di una forma di razzismo che, privilegiando la comprensione verso l’inferiorità determinata dal bisogno , mantiene la subalternità e non mette l’immigrato nelle condizioni di essere un cittadino a pieno titolo . Non crea sicurezza , non dà garanzie a nessuno , genera disorientamento negli stessi immigrati.”
Il libro – che è stato presentato a Milano per iniziativa di Alessandro Litta Modigliani – è ricco di notizie e spunti : dalla sottolineatura dell’errore di considerare come unico un mondo che a Milano comprende 193 etnie diverse, spesso in collisione fra loro , al problema delle seconde generazioni costituite da figli che sono giunti in Italia per ricongiungimento familiare e non sono cresciute in Italia e che si trovano a subire la “delusione” per il mito dei genitori che vedono essere in fondo alla scala sociale, ai problemi della scuola e della tradizione . Tra la varie tesi e proposte, emerge sempre quello della necessità di includere questo nuovo modo , attraverso azioni di legalizzazioni , cittadinanza etc , soprattutto dando un senso di speranza e di possibilità di avanzamento e miglioramento sociale ed economico : come dimostrano evidenze e studi specifici , l’immigrato aspira ad uscire dalla diversità e dal ghetto e quando ci riesce, diventa a volte addirittura un “pasdaran” della società nella quale è riuscito ad “arrivare”.
Le considerazioni di Bitjoka e Gersony possono essere a volte provocatorie o utopistiche , non mancheranno di suscitare polemiche, ma non possono essere ignorate da chi ha a cuore il futuro del Paese.
Club Porto-Franco
Milano

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