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Dimenticando Godot. Samuel Beckett e il Teatro dell’Assurdo

di Angelo Giubileo | 16 Marzo 2019

Intervista all’autore Riccardo Roversi per il suo nuovo saggio Dimenticando Godot. Samuel Beckett e il Teatro dell’Assurdo (Tiemme Edizioni Digitali)

*Riccardo Roversi, scrittore, giornalista, critico letterario e artistico ed editore (di Ferrara, protagonista  nella città d’arte estense da 30 anni).

Info http://www.riccardoroversi.onweb.it/

 

D – Riccardo Roversi, il tuo ultimo saggio, Dimenticando Godot, dedicato a Samuel Beckett, di particolare rilevanza: uno zoom come l’hai “coreografato”?

R – In realtà si tratta di una revisione attenta e ponderata – in occasione del trentennale della morte (1989-2019) del grande drammaturgo irlandese e francese di adozione – della mia tesi di Laurea, risalente al secolo scorso ma evidentemente ancora di grande attualità.

D – Roversi, quindi un focus particolare anche al raro Beckett sceneggiatore, come Paganini, una sola volta nella sua immensa carriera: Film, un cortometraggio nel 1964 per la regia di Alan Schneider e l’interpretazione (muta) del vecchio e leggendario Buster Keaton), un approfondimento?

R – Film è l’illustrazione del principio filosofico esse est percipi, cioè l’essere è (significa) essere percepiti, oppure più liberamente esistere corrisponde all’essere percepiti. Tuttavia, interpretando il verbo percipi (che in latino è normalmente un infinito passivo della terza coniugazione) se non come un riflessivo almeno come un mediopassivo, la versione che si potrebbe ricavarne è esistere significa percepirsi. Sebbene questa traduzione possa apparire non fedelissima, a una attenta analisi di Film e, soprattutto, del suo finale, si è confortati in tale convinzione dal senso delle immagini dirette da Alan Schneider, interpretate da Buster Keaton e supervisionate e approvate da Beckett. Infatti Keaton, al quale l’autore non fa nel cortometraggio pronunciare una sola parola, cerca di sottrarsi (per non esistere) allo sguardo dei passanti, degli animali domestici, di sé stesso riflesso nello specchio però, quando si accorge che l’occhio della macchina da presa (il suo alterego) posta dietro di lui lo percepisce, egli sprofonda nella più agghiacciante angoscia esistenziale. Più “beckettiano” di così…

D – Roversi, il Beckett genio del teatro del Novecento, oggi?

R – Più che genio del teatro, Beckett è stato un genio della letteratura. Così come William Shakespeare, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, indagò con i suoi drammi e le sue commedie l’aspetto tragico e grottesco delle passioni umane in balia di una transizione epocale, allo stesso modo Samuel Beckett ha testimoniato con spietata lucidità l’inquietudine del proprio tempo. Ma mentre Shakespeare visse in un secolo provvisto di un futuro certo, sebbene ancora molto confuso, il secolo di Beckett, che è (stato) il nostro, rappresenta l’apice del caos e ha avuto l’ingrato compito di chiudere un millennio durante il quale l’“homo sapiens” è sembrato aver esaurito la sua parabola esistenziale. Né sono intravedibili le caratteristiche dell’uomo che verrà, se verrà. Sicché, l’assurda condizione dell’attesa diviene l’unica condizione possibile, malgrado dopo non si profili altro che altra attesa.

Intervista a cura di Roby Guerra

Pubblicato in : Cultura ed eventi, Primo pianoTag: animali domestici, anni, futuro, intervista, riccardo, secolo scorso

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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