Il fenomeno Dieudonnè, il tentativo di ridurre il tutto a neonazismo,la simbologia de la “quenelle” e il parere di A, Finkliekraut.
Cliccando su google il nome Dieudonné si ottengono circa 13.300.000 pagine segno evidente di come questo comico di madre bretone e padre camerunese sta diventando un modello sociale che ha superato i confini francesi. Un modello che tiene insieme ordine pubblico, satira, libertà d’espressione, politica, crisi economica. Di cultura bretone come il generale Cambronne ha ereditato il tratto coraggioso, spavaldo, provocatore e visionario. Dieudonné detto “Dieudo”, per chi non lo conosce, è un umorista francese d’avanguardista .Cresciuto nella banlieue parigina, ha 47 anni, è di , ha sette figli, fa spettacoli comici e ha la sua base in un locale della capitale chiamato La Main d’Or..
Il problema Dieudonnè
Questo comico è diventato famoso con uno sketch che proponeva sia una critica anti-sistema che una retorica antisemita. L’ ambiguità e la tendenza all’insulto lo hanno già allontanato da media e scene tradizionali , solo grazie a YouTube e al teatro parigino della Main d’Or, che ospita i suoi spettacoli, ha conservato le schiere dei suoi sostenitori, soprattutto tra i giovani delle periferie, delusi dalla società e dalla politica. Altrettanto numerosi, però, sono i suoi detrattori, che negli anni gli sono costati una serie di condanne per ingiuria e istigazione all’odio razziale.
I suoi spettacoli e il suo teatro “mobile”sono sempre ai limiti della censura , queste performance hanno prodotto un successo che si è riverberato oltre la Francia.
Dieudonné, infatti, è un attore contemporaneo che conosce i nuovi media, internet è il suo core business. E’ attraverso la reti che vende i biglietti dei sui spettacoli.; è YouTube il canale che l’ha reso noto nel mondo. Nei suoi tour, messi in rete, si vedono teatri pieni e gente che ride rumorosamente. I suoi video su Youtube hanno superato i 20 milioni di visualizzazioni.
Le sue rappresentazioni non sono solo divertenti e ironiche, ma fanno riflettere sul fatto che la società globalizzata è soffocata da dogmi da abbattere, che nonostante i principi del’89 continuano ad esserci gli oppressori e gli oppressi, ma soprattutto, che c’è un sistema e i suoi nemici. Dieudonné ha composto Shoananas, una canzone che associa l’Olocausto all’ananas. L’ananas è diventato un simbolo dei suoi sostenitori.
Al bar Hezbollah Club, interno al suo teatro parigino, un ragazzo con il basco e il look da musicista free-jazz serve le specialità del menù, caffè, birra, succhi di frutta e il “cocktail mahmoud”, 5 euro per un omaggio all’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Nella piccola libreria incastrata tra un sofà vintage e sedie di legno c’è un disegno spray giallo e verde con il simbolo di Hezbollah, il partito di Dio libanese.
Ma la vera svolta, capace di riaccendere la polemica quando sembrava sul punto si spegnersi, è arrivata da un campo di calcio, ad opera di un personaggio che ama molto far parlare di sè, nel bene e nel male: Nicolas Anelka. L’attaccante francese, oggi al West Bromwich Albion, ha deciso di festeggiare il suo ritorno al gol con la mossa simbolo del comico, la «quenelle»
Solo una società liquefatta può usare la strategia del “reductio ad hitlerum” per risolvere un problema di semplice provocazione comica..Insomma la società francese che si disegna come multiculturale a chi la contesta non trova di meglio che definirlo un nazista.
L’impegno pubblico di Dieudonnè.
Inizialmente,alla fine degli anni Novanta, i suoi spettacoli erano legati ai problemi sociali del Paese. Questa sensibilità sociale si è anche tradotta in attività politica, nel 1997 si presenta alle elezioni legislative nella sua circoscrizione (Dreux) avendo come avversario un esponente del Fronte Nazionale,di Jean Marie Le Pen. Questa presa di posizione è apprezzata dall’apparato mediatico che lo cataloga come uomo di “sinistra” e anti-razzista di professione.
Nel 2003 interpreta, sempre in chiave umoristica, un “kapo” israeliano nella Palestina occupata. Questa caricatura viene condannata dalla comunità ebraica francese, che inizia un lungo processo mediatico . “Dieudo” ha una reazione e da “negro da cortile” diventa un “negro da campo” (come teorizzava Malcolm X): un uomo libero, senza guinzaglio, che non ha paura del suo interlocutore. Successivamente, auto-produce il film “L’antisemita”, nel quale, sempre in modo ironico accusa l’innominabile comunità che controlla la vita politica d’Oltralpe. La domanda che si pone Diedonnè nel fare questo film è semplice: perché è possibile scherzare sulla tratta degli schiavi africani e non sugli ebrei? Questa caricatura viene condannata dalla comunità ebraica francese, che inizia un lungo processo mediatico .
Nel 2006 decide di avvicinarsi a Jean Marie Le Pen che per sancire l’alleanza diventerà padrino di cresima della figlia.
Nel 2009 matura una posizione anti-colonialista, anti-israeliana e repubblicana, si allontana dal Fronte Nazionale. Continua il suo impegno pubblico, alle elezioni europee è candidato nel partito Anti Sionista nella regione parigina ed ottiene l’1,3 per cento dei voti al primo turno elettorale. A giugno del 2013, si ricandida alle legislative, sempre con il partito Anti Sionista nella seconda circoscrizione d’Eure-et-Loir a Dreux superando questa volta il 2 per cento.
Al boicottaggio dai principali media nazionali, si sono aggiuntianche i sindaci locali . Nel 2009 a La Rochelle, il sindaco socialista Maxime Bono vietò un suo spettacolo. Nel 2013 a Nizza, il sindaco di centro-destra Christian Estrosi non ha affittato l’Acropolis (spazio culturale) della città. Per un suo spettacolo. Nel 2014 contro il comico francese si è mosso anche Manuel Valls, ministro degli Interni e membro del Partito Socialista, che si dichiara “ eternamente vicino ad Israele”.
La “quenelle”
La quenelle è il simbolo, per coloro che vedono del razzismo in questi spettacoli, da gesto volgare che significa grosso modo “fìccatelo su per il…” , con una mano posta nella parte superiore del braccio verso il basso per indicare “quanto in su” devi ficcartelo, è stato interpretato dalle organizzazioni ebraiche in un “un saluto nazista al contrario”. Inizialmente si è diffuso tra i militari si è poi diffuso fra i gruppi francesi antisemiti e non solo: è diventato una moda, utilizzato spesso senza nemmeno conoscerne il significato. Questo gesto è stato fatto in pubblico anche dall’ex campione di tennis Yannick Noah, dal calciatore Nicholas Anelka e dal cestista Tony Parker. Purtroppo la “quenelle”, la fanno tutti: uomini, donne, giovani, anziani, militari, sportivi, francesi di origine straniera, francesi-francesi, politici e opinionisti anti-sistema, ebrei, musulmani, cattolici.
Il problema visto da A.Finkielkraut
Alain Finkielkraut, è tra i più stimati filosofi d’oltralpe e docente al Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Ecole Polytechnique ha una posizione forte contro la cultura buonista dell”integrazione a tutti i costi. Nelle conferenze e sui suoi libri sostiene che il disagio e le violenze dei quartieri ad alta concentrazione migratoria non si può spiegare solo con la povertà e la discriminazioni, ma principalmente considerando le caratteristiche culturali dei nuovi venuti. Inoltre il relativismo dominante in Francia ha portato le élite culturali a proporre l’integrazione, senza fini generali perché non credono più nella Francia come civiltà, insomma i grandi valori rivoluzionari: libertà, fraternità ,uguaglianza, da fini da perseguire si sono liquefatti in comportamenti da contingenti. Questo tentativo di integrazione stia fallendo perchè porta alla liquefazione dell’identità dei popoli, è chiaro che in questo contesto vietare un comportamento, quale un evento comico è una risposta incomprensibile per chi la subisce. Dice Finkielkraut. “Le scienze umane ci hanno insegnato che non esiste un’unica umanità, ma che ogni umanità appartiene a una cultura. Noi non abbiamo saputo trarre tutte le conseguenze di questa grande lezione: pensiamo che la diversità sia per forza un bene, che possa soltanto arricchire una società. Ma succede a volte che le culture, i modi di essere, di agire e di abitare il mondo siano fra loro incompatibili, o conflittuali. Ed è di questo che oggi non ci rendiamo abbastanza conto in Francia e in Europa”.
In merito alla cultura buonista afferma
“Ogni critica al politicamente corretto, ogni attentato al modo d’essere dei benpensanti, qui in Francia viene immediatamente etichettato come una “lepenizzazione delle anime”. E questa è una disonestà intellettuale di tipo terroristico, oso dire. Non c’è niente di ignobile nel volere guardare in faccia la realtà, tanto meno c’è qualcosa di ignobile nel chiedere all’islam di sottomettersi alle leggi della Repubblica,
Per questo filosofo il comico interpreta la storia come una lotta tra due soggetti: ebrei e non ariani. Per Dieudonnè gli ebrei si arricchiscono attraverso il commercio degli schiavi , e più sono anche i responsabili dell’AIDS in Africa ; il sionismo non è un movimento di liberazione nazionale, ma una forma di colonialismo che i palestinesi devono subire.
Finkielkraut si batte per difendere il patrimonio nazionale è preoccupato per l’aumento di francofobia in Francia. Denuncia che in Francia c’è un crollo di civiltà causata da Internet perchè la rete celebra la libertà di espressione, ma contemporaneamente sempre più persone si sentono dai divieti del pensiero corretto. E ‘ normale che la libertà di espressione sia regolata, senza regolazione si origina una società senza limiti . Questo può diventare barbarie pura.
Dice nel merito Finkielkraut. “Le scienze umane ci hanno insegnato che non esiste un’unica umanità, ma che ogni umanità appartiene a una cultura. Noi non abbiamo saputo trarre tutte le conseguenze di questa grande lezione: pensiamo che la diversità sia per forza un bene, che possa soltanto arricchire una società. Ma succede a volte che le culture, i modi di essere, di agire e di abitare il mondo siano fra loro incompatibili, o conflittuali. Ed è di questo che oggi non ci rendiamo abbastanza conto in Francia e in Europa”.
In merito alla cultura buonista afferma
“Ogni critica al politicamente corretto, ogni attentato al modo d’essere dei benpensanti, qui in Francia viene immediatamente etichettato come una “lepenizzazione delle anime”. E questa è una disonestà intellettuale di tipo terroristico, oso dire. Non c’è niente di ignobile nel volere guardare in faccia la realtà, tanto meno c’è qualcosa di ignobile nel chiedere all’islam di sottomettersi alle leggi della Repubblica,


non conoscevo Dieudonné . articolo interessante