Per quanto mi riguarda, penso che, ragionevolmente, diciotto anni di (queste) coalizioni e voto utile sono fin troppi.

Prima considerazione: l’elettore è incerto se scegliere in base alla coalizione o ad uno dei partiti della coalizione. L’elettore si chiede innanzitutto se abbia maggiore valore, rispetto alla coalizione, mantenere la scelta di una propria appartenenza partitica. E allora, restando nel campo del centrosinistra, possiamo fare l’ipotesi che l’elettore indeciso si chieda se valga la pena votare il Pd, Sel o il Centro democratico, al Senato anche il Psi, e poi immediatamente interrogarsi sulle scelte di governo, tuttavia post-elettorali, della stessa coalizione. E allora, stando alle ripetute e ancora odierne dichiarazioni dei leader rappresentanti dei diversi partiti, chiedersi: con Monti e senza Vendola o con Vendola e senza Monti?! I partiti del centro-sinistra, infatti, sperano ancora oggi di ottenere il consenso necessario a governare da soli (almeno così dicono!), ma non dicono affatto chiaramente cosa intendono fare nell’eventualità che tale consenso non dovessero ottenerlo, e questo vale soprattutto per Bersani e il Pd. All’elettore dubbioso, però, proprio quest’ultima scelta è quella che oggettivamente interessa o almeno dovrebbe interessare di più. E quindi, l’elettore potrebbe ragionevolmente decidere di dare il proprio voto in base alle scelte della coalizione. Ma, sul punto, lo abbiamo appena scritto, non c’è alcuna chiarezza o, quanto meno, alcuna convinzione.
Seconda considerazione: allo stesso elettore è riproposta, una volta di più, la scelta del cosiddetto voto utile. Ragionevolmente, l’elettore potrebbe pensare che sia in ogni caso utile votare un partito della coalizione e, in tal caso, il partito che all’interno della stessa dovrebbe raccogliere il maggiore consenso, e quindi il Pd. Oppure, potrebbe anche argomentare di dare il proprio voto in maniera da orientare le scelte future della coalizione; semplificando, più verso sinistra o, viceversa, più verso il centro. Ma, in quest’ultimo caso, l’elettore potrebbe ragionevolmente dubitare del fatto che a tal fine potrebbe risultare ancora più utile dare il proprio voto allo schieramento di centro montiano. Quanto sempre al voto utile, ma a sinistra dello schieramento di centro-sinistra, ragionevolmente l’elettore potrebbe decidere di votare Sel; ma la scelta non esclude affatto la considerazione che, in assenza di maggioranza, sarebbe poi la coalizione a decidere sull’alleanza di governo. Si potrebbe ancora ragionevolmente argomentare che tuttavia, votando Sel, si garantirebbe nell’ambito della futura alleanza un punto di maggior forza a sinistra!? L’obiezione, che potrebbe sembrare decisiva, in effetti non lo è nell’ipotesi che il centro montiano decida poi di non allearsi con il centro-sinistra (di Vendola).
Terza considerazione: trascorsi diciotto anni dalla prima esperienza dei governi di coalizione della Seconda Repubblica, con riguardo sia ai governi di centro-destra che di centro-sinistra, perché un elettore indeciso dovrebbe continuare ad attribuire il proprio voto all’interno di uno dei tre schieramenti, tradizionali e ora di centro-destra, centro o centro-sinistra)? In rapida successione, dovremmo allora considerare che per ben due volte entrambe le coalizioni, elette (!), di centro-destra e di centro-sinistra non sono riuscite a portare al termine la legislatura: il I (10.5.1994-17.1.1995) e il IV governo Berlusconi (8.5.2008-16.11.2011) da un lato, il I (17.5.1996-21.10.1998) e il II governo Prodi (16.5.2006-8.5.2008) dall’altro. Perché, allora, ragionevolmente, l’elettore indeciso dovrebbe ancora accordare la propria fiducia all’interno di questi stessi schieramenti, pur con le sopravvenute e differenti articolazioni. Per usare un linguaggio brutale, a volte anche abusato, ma in buona sostanza mi sia concesso dal lettore: perché, ragionevolmente, continuare a votare il vecchio invece che il nuovo?
In questi ultimi giorni di campagna elettorale, credo che sia piuttosto un bene, per i partiti delle coalizioni, nessuna esclusa, riflettere soprattutto su questo. Per quanto mi riguarda, penso che, ragionevolmente, diciotto anni di (queste) coalizioni e voto utile sono fin troppi. Ritengo che sia piuttosto il tempo di Fare per fermare il declino.

Concordo anche io. Giannino sembra un buffo dandy tardoedoardiano, ma le proposte sue e del suo movimento, anche se liberali, vanno seguite per uscire dalla logica clientelare e totalitaria che ancora impera in Italia, sia a destra che a sinistra. Anche Monti ha deluso, ha lavorato solo per l’alta finanza.
FARE PER FERMARE IL DECLINO E’ L’UNICA ALTERNATIVA VALIDA E CREDIBILE OGGI NEL BELPAESE
Si può sperare di fermare il declino solo cambiando il “sistema” messo in piedi dalla Casta per garantire l’autoconservazione .E non si vede chi lo possa fare ,salvo proprio il declino…non siamo messi troppo bene !
Mai domo, ricalcitrante verso il voto di massa, mai ho votato questi tristi figuri politici degli ultimi venti anni. Imploro al Popolo di Fare per fermare il declino!