
Commisso ha ragione. È “imbarazzante” leggere giornali, o ascoltare giornalisti nella loro pochezza espressiva. Certamente, si sono sentiti toccati nel vivo dalle parole dirette di Commisso; in Italia non usa più esserlo. Per questo starnazzano con la consueta misura, scandalizzati dal fatto che qualcuno li giudica e da giudizi negativi del loro logorroico operato. La passione e il sentimento del presidente Commisso sono esemplari, commoventi, intelligenti: ha difeso i suoi giocatori, i suoi allenatori che oggi vogliono scappare da Firenze e certo non ne faranno buona pubblicità per come sono stati trattati. Qui c’è passione vera per la Fiorentina e per Firenze che un tempo fu il centro dell’umanità e di quanto per tre secoli la stessa poteva esprimere. Ma fu, ora non lo è più. Giornalisti a parte. Qui, oggi, dobbiamo capire che il “genio” non è di casa; ed io come scriba, non di sicuro. Dobbiamo capire, che la boria di certi fiorentini non paga. Che nessuno di questi è figlio di Antonio del Pollaiolo, ma bensì, più o meno, di un garzone di bottega; qualunque essa sia. Siamo l’espressione di una politica cittadina scadente, lontana dal futuro. In uno dei passaggi, Commisso ha ricordato che nelle università americane escono numerosi premi Nobel, nonostante ciò ha confermato l’immagine positiva che riceve la città di Firenze e il fascino del suo passato che rifiorì durante il XIX secolo. Che cosa di male ha fatto, o detto, Commisso nel suo appassionato discorso? Nulla. Ha detto la verità. Ha difeso i suoi giocatori, i suoi allenatori dalle continue offese e vilipendio. Ha difeso la sua famiglia e l’intellighenzia umana, che pare sparita da questa città vessata da comportamenti illogici dove i ruoli sono invertiti in una totale confusione.
Non va bene offendere il babbo e la mamma, o allungare epiteti ingloriosi sulle origini di quest’uomo: fare ciò è una vergogna. I tifosi devono fare il tifo, sostenere la squadra nei buoni come nei cattivi momenti. E non devono seguire i giornali o gli opinionisti che mettono solo discordia. Il mondo dei social e Media, ha oggi una portata eccessiva di influenza. Per questo è difficile sopportare e sopravvivere alle offese che ormai da anni piovono sulla dirigenza Viola. Sia questa stata di Cecchi Gori, o dei signori Della Valle, o di Commisso, oggi. Firenze si riconosce solo per la sua ingratitudine verso i suoi benefattori. La Storia lo insegna. Per questo siamo rimasti quelli di un tempo. No, non si fa così, anche se i motivi di fondo sono le lobby politiche fiorentine da difendere, incapaci di dare uno sviluppo coerente, razionale, come risposta alle esigenze di una città e una metropoli da ridisegnare. Ad ognuno i suoi ruoli: i giornalisti siano tali, e non managers o allenatori, i tifosi si smontino un po’ la boria antipatica che percepisce tutta Italia, tornando a fare un tifo sano, ritrovando quella fine ironia perduta in patetici lenzuoli e striscioni. I sindaci, pensino a progettare meglio l’occasione del Recovery fund, o Next Generation UE Fund, e lascino agli imprenditori come Commisso investire per costruire una nuova Fiorentina, nonostante i tempi, nonostante il declino di una popolazione che non è figlia di Michelangelo, ma che può divertirsi dopo aver compiuto il proprio lavoro se glielo permetteranno.
Enrico Martelloni

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