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Di male in peggio

di Angelo Romano | 14 Ottobre 2012

Le preferenze furono cancellate con un referendum, e ora si prova a reintrodurle. Tutti hanno criticato il listino bloccato del Porcellum, e ora si prova a mantenere una riserva di “nominati” per i partiti. Soluzioni virtuose e democratiche esistono, ma non ne vedremo

L’undici ottobre la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato a maggioranza, contrari PD, IdV, e PSI perché non d’accordo sulle preferenze, la bozza della nuova legge elettorale alla “greca”. 

In sostanza vengono reintrodotte le preferenze, i partiti si tengono ben stretto un terzo delle nomine, tramite listini bloccati con priorità sugli eletti, alla coalizione vincente viene riconosciuto un premio, su base nazionale e non più regionale, del 12,5%, lo sbarramento viene elevato al 5%, ma ridotto al 4% se un partito fa parte di una coalizione, vengono reintrodotte le vecchie circoscrizioni, ante “mattarellum”: 31 per la Camera e 20 per il Senato su base regionale.

Persino Fli ha votato a favore, pur essendosi Fini sempre dichiarato favorevole al maggioritario. La portavoce, on. Giulia Bongiorno ha motivato la scelta affermando che “qualunque cosa è meglio del “Porcellum””. Sarà, ma sembra un “omaggio” a Casini.

Il nuovo testo dimostra, in maniera palmare, l’assoluto sganciamento della classe politica dalla realtà, dai sentimenti e dai desideri degli italiani. 

Le preferenze furono cancellate da un referendum con una maggioranza del 95% degli votanti. Basterebbe ricordare questo per non reintrodurle, per non parlare dei guasti conclamati che producono, della corruzione che alimentano, dei traffici di promesse e di impegni che determinano, in particolare al Sud, anche se, come dimostrano gli scandali più recenti, il rischio riguarda tutto il Paese. Mantenere in capo ai partiti il potere di nominare un terzo dei parlamentari, per tutelare le rispettive nomenklature, è indecente, soprattutto dopo che la capacità di scelta dei partiti – ossia delle Segreterie – messa alla prova del “Porcellum”, ha determinato la composizione dell’attuale Parlamento che vede tra i suoi membri, tutti rigorosamente scelti e nominati, circa la metà tra condannati, indagati e inquisiti. 

Il premio di governabilità, istituito per rendere stabili i governi, ne esce stravolto perché il suo presupposto era il bipolarismo che è, di fatto, archiviato dalla nuova bozza. Anche l’istituzione della soglia di sbarramento fu introdotta, in coerenza col modello bipolare, per evitare la polverizzazione della rappresentanza politica. Oggi, anche in presenza della vera e propria proliferazione dei Gruppi parlamentari, ha ancora un senso? Per di più si è ignorata la necessità di introdurre il diritto di tribuna, garanzia di libertà, di autonomia e di continuità, per forze politiche minori che, spesso, rappresentano parti sane della tradizione politica italiana come, ad esempio, i radicali, i missini, parte dei repubblicani e dei socialisti. Con lo sbarramento si costringono tutti all”ammucchiata e ciò concorre a rendere più opaco il sistema.

Ancora una volta i partiti hanno perduto l’occasione di riformare, di iniettare dosi di democrazia in un sistema che rischia di crollare su se stesso. Eppure delle soluzioni virtuose ci sarebbero. Il sistema maggioritario, ad esempio, è stato frettolosamente archiviato perché pilastro del bipolarismo. Ma questo non è vero. Per renderlo più elastico e non costringere i cittadini a votare chiunque venga catapultato in un collegio, basterebbe correggerlo in senso plurinominale: la coalizione che prende più voti si assicura il seggio, ma ogni partito di coalizione può presentare il suo candidato di collegio, viene eletto il candidato del partito della coalizione vincente che ottiene più voti. Con questo sistema si eviterebbero le nefaste preferenze, si garantirebbe ai cittadini la libertà di non dover votare turandosi il naso, si assicurerebbe un’elezione meritocratica e rispettosa della volontà e della capacità di scelta dei cittadini, si rispetterebbero le vocazioni dei territori.

Anche per la giusta esigenza dei partiti di salvaguardare le loro prime file vi sarebbero soluzioni più democratiche di quella di arrogarsi il diritto di nominare un terzo dei parlamentari. Il venti per cento dei seggi, non di più, può anche essere riservato alla dirigenza politica, purché questa abbia il coraggio di esporsi al giudizio degli elettori attraverso un modo diverso di intendere la preferenza, attraverso una sorta di primarie collettive. Che ogni partito presenti una lista con i nomi dei suoi dirigenti meritevoli di tutela secondo valutazioni interne, affianco ad ogni nome una casella spuntabile dall”elettore. Vengono eletti quelli che hanno più preferenze. Questo sistema darebbe ai cittadini la possibilità di scegliere il miglior personale politico ed anche di esprimersi sulla linea politica e lo “stile direzionale” di un partito.

Ma di soluzioni virtuose e democratiche non ne vedremo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Angelo Romano

Interazioni del lettore

Commenti

  1. mah

    17 Ottobre 2012 alle 10:41

    http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_elettorale_australiano

    Rispondi
  2. mah

    17 Ottobre 2012 alle 10:34

    Non capisco perchè sottrarre parte dei politici “protetti” al giudizio del popolo.
    Perchè eliminare parte della Democrazia e demandarla alla Oligarchia?
    I politici di rango sono più meritevoli del popolo che deve scegliere a chi far amministrare le proprie tasse?
    C’è una nuova Aristocrazia rappresentata dai politici (sopratutto gli attuali)?

    Rispondi

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