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Di lettera in lettera

di Livio Ghersi | 30 Ottobre 2011

Se i governanti dell’Unione Europea, nel loro insieme, si riconoscono in una cultura economica rigidamente liberista e monetarista, è meglio che l’Unione Europea, così com’è, vada a fondo.

Caro Herman, caro Josè Manuel. I destinatari sono il Presidente del Consiglio Europeo (Van Rompuy) ed il Presidente della Commissione Europea (Barroso). Oltre al “forte abbraccio” del nostro Presidente Berlusconi, tocca loro una lettera di una quindicina di pagine. La versione italiana è scritta in un cattivo italiano.

Ad esempio, un termine molto ripetuto è “efficientamento”, che non trovo nel mio vocabolario. Perché sono un conservatore, mentre ministri come Brunetta, o Calderoli, sanno imprimere dinamismo pure alla lingua italiana.

Con tranquilla sicurezza, viene affermato in premessa che sono state create le condizioni «per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all’aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà».

Se ne scrive come di cose già fatte; viene voglia di una accelerazione del tempo, per trovarsi nel magnifico anno 2014, quando queste realizzazioni si potranno toccare con mano e, finalmente, si renderà merito ai grandi statisti che hanno conseguito obiettivi di tale importanza.

Il Governo italiano — prosegue la lettera — non ha esaurito la propria azione con il risanamento dei conti pubblici (che abbiamo già in tasca), ma ha lucidamente elaborato un piano per la crescita dell’economia. Un piano dettagliato, concreto, con scadenze precise. Ad esempio: «nei prossimi quattro mesi è prioritario aggredire con decisione il dualismo Nord-Sud». Fortunato, Nitti, Salvemini, Saraceno, Menichella erano dei poveretti: si sono tanto travagliati su una questione che si può avviare a soluzione in quattro mesi!

Entro maggio 2012 si approverà una riforma della legislazione del lavoro, funzionale alle esigenze di efficienza dell’impresa «anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato». La possibilità di cacciare chi ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato aumenterà la «propensione ad assumere». Si intende assumere persone che svolgeranno le medesime mansioni ad un costo sensibilmente più basso, perché il loro lavoro avrà una regolamentazione contrattuale ben diversa. Non è chiaro quale sarà la sorte dei “cacciati”. Di “efficientamento” in “efficientamento”, bisognerebbe riuscire a concepire una nuova “Modesta proposta“. Jonathan Swift — con il suo intelligente sarcasmo — proponeva di usare i bambini poveri come cibo per i ricchi. Anche nel XVIII secolo bisognava sempre fare i conti con le pretese leggi dell’economia e pure allora un cervello geniale come Swift contrapponeva alla malintesa scienza degli economisti lo spirito rivoluzionario dell’insegnamento cristiano.

Con tranquilla sicurezza, la lettera fissa uno scadenzario per ogni intervento: «verranno rafforzati i presìdi a tutela della concorrenza nel campo dei servizi pubblici locali, con l’introduzione a livello nazionale di sistemi di garanzia per la qualità dei servizi nel comparto idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali, seguendo rispettivamente questa sequenza temporale: 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi e 12 mesi». Occuparsi dei rifiuti, si sa, è più facile; quindi, sei mesi bastano per garantire la qualità del servizio. Invece per le farmacie comunali è meglio essere prudenti e darsi un anno di tempo. Lucido realismo, altro che improvvisazione e demagogia!

Tra i provvedimenti di “riforma dell’architettura costituzionale dello Stato”, mi stupisco di trovare al primo posto il «disegno di legge (già approvato in prima lettura alla Camera) sulla modifica dell’elettorato attivo e passivo per l’elezione al Parlamento nazionale al fine di garantire una maggiore partecipazione giovanile alla vita politica». Per essere eletti alla Camera al momento è richiesto il requisito di avere compiuto venticinque anni di età (art. 56, comma 3, Cost.). Perché mai dovremmo privare il Parlamento italiano di un talento come quello di Renzo Bossi, nato nel 1988?

Le modifiche costituzionali che il Governo italiano vuole sono chiaramente indicate: da un lato «maggiore efficienza dei meccanismi decisionali, rafforzamento del ruolo dell’Esecutivo e della maggioranza»; dall’altro «riforma degli articoli della Costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica e alla tutela della concorrenza». Non può mancare l’ormai classico riferimento alla «riforma in senso federale dello Stato».

Questa lettera del 26 ottobre 2011 passerà alla Storia? Penso di no, perché si tratta soltanto di un mediocre programma elettorale.

Bisogna però intendersi su un punto: questo non è un coraggioso programma “liberale” che, purtroppo, le condizioni di fatto ci impediranno di realizzare e che, quindi, avrà il limitato scopo di essere sventolato come bandiera di fronte ad un certo tipo di elettorato.

Dal mio punto di vista, si tratta della sintesi degli errori che hanno portato alla drammatica situazione attuale. Bisogna chiarire bene quali forze politiche, culturali e sociali sono radicalmente contrarie a questa prospettiva — ed io ne farò parte — e quanti invece sostanzialmente la condividono, indipendentemente dal fatto che, nel gioco politico, si definiscano di “centrodestra”, di “centro”, o di “centrosinistra”.

Ho sentito un commentatore dichiarare che è fuori dal mondo chi non riconosca che i punti indicati nel documento indichino altrettante necessità: forse, invece, ha perso il senso del mondo reale proprio chi sostiene che bisogna affamare la gente pur di garantire che i creditori siano puntualmente soddisfatti. Pochi giorni fa Paul Krugman, che ha meritato un premio Nobel per l’economia, ha scritto nel New York Times un brillante articolo titolato “The Hole in Europe’s Bucket” (Il buco nel secchio dell’Europa). Ha scritto chela Banca Centrale Europea è stata istituita per fronteggiare il male economico degli anni Ottanta del Novecento: l’inflazione. Dunque,la BCE non può fare ciò che le autorità monetarie degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Giappone, quando sono alle strette, fanno per dare una bastonata agli speculatori finanziari: mettono in circolazione nuova moneta. Così si determina inflazione e, aumentando l’inflazione, si abbatte il valore reale dei crediti vantati. I creditori la prendono nelle scarpe. Il gioco non si può fare oltre una certa misura; ma un po’ si può fare. Altrimenti, si accetta puramente e semplicemente la sovranità dei mercati finanziari e dei grandi speculatori che li manovrano. Se i governanti dell’Unione Europea, nel loro insieme, si riconoscono in una cultura economica rigidamente liberista e monetarista, è meglio che l’Unione Europea, così com’è, vada a fondo. Amo i Tedeschi, gli Inglesi, i Francesi, gli Spagnoli e i Greci, e voglio continuare ad avere sempre i migliori rapporti possibili con loro, ma i valori in cui credo hanno la prevalenza su una filosofia di organizzazione sociale che mi fa schifo.

Prima l’essere umano. Prima la solidarietà. Prima il rispetto nei confronti della Natura (che volutamente scrivo con l’iniziale maiuscola).

Fino a quando dovremo sopportare governanti che puntano ancora sullo sviluppo dell’edilizia e del cemento, quando ogni pioggia più impetuosa ormai si porta via un pezzo d’Italia, da Vicenza a Messina, da Roma aLa Speziae Massa Carrara? Fino a quando dovremo sopportare governanti che prospettano questa soluzione semplicistica: chiunque voglia intraprendere una qualunque attività economica, o voglia costruire, è libero di farlo, a meno che le pubbliche autorità (è sempre colpa della burocrazia!) entro tempi stringenti non obiettino per iscritto che c’è qualche valida ragione di pubblico interesse che osta?

Si continua a puntare su una concezione sbagliata e superata dello sviluppo e della crescita economica. Bisognerebbe ripensare radicalmente tutto. C’è bisogno di un serio rilancio dell’agricoltura perché questa è il miglior presidio del territorio. Per garantire reddito alle nostre produzioni agricole e zootecniche, possono essere necessarie restrizioni nel commercio estero e misure protezionistiche. Delle regole auree dell’Unione Europea: libera circolazione delle persone, dei capitali, delle merci, nessuna, se assolutizzata, è veramente compatibile con un modello economico rispettoso dei valori umani e dell’ambiente naturale. L’unica cosa di cui c’è veramente bisogno è la libera circolazione delle idee, delle conoscenze scientifiche, dei saperi tecnici, delle informazioni.

Sergio Chiamparino ritiene di poter stipulare alleanze politiche soltanto con quanti condividono il progetto dei treni ad alta velocità nel tragitto Torino – Lione? Buon pro gli faccia. Per quanto mi riguarda, invece, voterò soltanto per partiti politici che si impegnino, nella campagna elettorale, a contrastarela TAVin Val di Susa, il Ponte sullo Stretto di Messina, ed altri consimili “grandi opere”. Spiace che oggi queste tematiche abbiano diritto di cittadinanza soltanto fra i partiti di sinistra; quando invece potrebbero essere ben sposate anche da un onesto partito moderato e conservatore, in sintonia con la tradizione religiosa del Cristianesimo e con il miglior spirito del liberalismo europeo e italiano.

I liberisti si lamentano dell’eccesso di spesa pubblica? Hanno mai sentito parlare di “giungla retributiva”? Ermano Gorrieri ci ha scritto un libro, già nel 1972. Ma, in ossequio al loro individualismo, a loro andava benissimo che chi ne avesse l’opportunità percepisse stipendi e trattamenti economici del tutto spropositati rispetto ai dati medi. E li percepivano non perché fossero particolarmente meritevoli, capaci e dotati di talenti, ma in quanto strettamente legati a persone di potere (non soltanto politico) ed “usi ad obbedir tacendo”. Una “Modesta proposta“, meno paradossale di quella di Swift: fissare un limite massimo per il trattamento economico dei dipendenti pubblici e dell’intero settore pubblico allargato. Il Segretario Generale del Senato della Repubblica, il Primo Presidente della Corte di Cassazione, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, staranno certamente nella posizione apicale, ma devono anche loro avere un trattamento ricondotto al limite massimo stabilito per legge e valido per tutti. Anche per le Istituzioni che godono di autonomia costituzionalmente garantita. Stesso limite va fissato per quanti percepiscono pensioni dopo aver lavorato nel settore pubblico. E l’importo massimo consentito per le pensioni deve essere, comunque, considerevolmente più basso dell’importo massimo previsto per i lavoratori in servizio, nelle posizioni apicali.

Altra misura di autentica moralizzazione: ricondurre tutti i trattamenti economici a tredici mensilità, affinché ci sia effettiva trasparenza. Oggi far vedere la propria busta paga non fornisce un quadro esauriente, perché le mensilità percepite potrebbero essere quindici (come, ad esempio, nel caso dei dipendenti del Parlamento).

Tutto questo non è “socialismo”. E’ buon senso: i sacrifici vanno sopportati da tutti, ma quanti in questi anni hanno goduto di posizioni di particolare favore devono dare molto più degli altri.

Attrezziamoci per la lotta: si tratta di riaffermare che gli ideali e la buona politica vengono prima e l’economia si deve adeguare. Non viceversa.

Pubblicato in : Primo pianoTag: barroso, conti pubblici, cultura economica, istituzioni europee, legislazione del lavoro, presidente della commissione europea, unione europea

Info Livio Ghersi

Livio Ghersi, laureato in giurisprudenza, è stato funzionario dell’Assemblea regionale siciliana, con la qualifica di Consigliere parlamentare. Oggi, pensionato, si dedica a studi di storia, filosofia, teoria politica.

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