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Desideri e diritti

Come mai i desideri di Mario Rossi non possono né devono diventare diritti, mentre quelli di Berlusconi e Casini, sì?! di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 18 Gennaio 2007

Nel corso del suo intervento telefonico al meeting di Roccaraso, Silvio Berlusconi ha parlato, tra le altre cose, anche di Pacs, mettendoli nel novero dei “desideri che si vorrebbero far diventare diritti”, dunque esprimendo con questa definizione la sua personale opposizione all’introduzione di una normativa che riconosca e regoli le coppie di fatto, siano esse etero ed omo, e riducendo tutta la questione ad una sorta di bizza infantile portata avanti da bambini capricciosi, irragionevoli ma soprattutto viziati, che invece del balocco nuovo pretendono una legge nuova. Ma per carità, ma non scherziamo, può colui che risulta essere il presidente di quello che, al momento della sua creazione, egli stesso definì “partito liberale di massa”, accogliere le istanze dei cittadini che, per loro stessa natura o per impedimenti di altro genere, non possono accedere al matrimonio?! La risposta naturale e logica a questa domanda dovrebbe essere “sì che può, è suo dovere di liberale”, ma in Italia, dove di naturale e logico non c’è assolutamente nulla, la risposta è invece quella squallidissima del “desiderio che pretende di farsi diritto”.
Eppure, i privati desideri di Silvio Berlusconi hanno a suo tempo trovato un diritto ad accoglierli, e legittimarli, senza che alcuno si sognasse di impedirglielo, e questo grazie alla battaglia condotta da liberali autentici, da tutte le forze laiche del nostro Paese, per far approvare la legge sul divorzio.
Quando il signor Berlusconi desiderò di lasciare la prima moglie, madre dei suoi due figli maggiori – e la difesa della famiglia?!…quella degli altri, però – per passare ad un’altra fase di vita con una nuova donna, il suo desiderio si realizzò grazie ad una legge dello Stato che ha fatto del divorzio un diritto. Giustamente, aggiungiamo noi.
Lo stesso desiderio, a dire il vero, provato dal cattolico cattolicissimo Casini, anche lui pronto a negare l’introduzione dei Pacs, dipingendoli come una minaccia alla famiglia, ad impedire a chi lo desidera di avere figli con la fecondazione assistita, a difendere a spada tratta il verbo ratzingeriano…purchè applicato agli altri, si intende. Perché anche Casini ha fatto del suo desiderio un diritto, è in attesa di divorzio, visto che la legge glielo consente, e convivente con la sua nuova compagna. Del che, ci rallegriamo, visto che disporre della propria vita personale a noi pare un diritto. Però, come ex Presidente della Camera, Casini sa benissimo – anche se in verità non ci ha mai spiegato come mai ciò sia potuto accadere – che i deputati italiani si sono riconosciuti il diritto di assegnare la loro pensione a chi vogliono, realizzando di fatto un Pacs su misura che invece ai comuni cittadini è vietato.
Stando così le cose, senza alcun intento demagogico, ma semplicemente lasciando parlare il nostro autentico sentire liberale – che non serve ad acchiappare voti, dunque possiamo dichiararci senza tema di smentita certamente più sinceri di Berlusconi e Casini, o di qualunque altro deputato sieda in Parlamento sapendo di godere di diritti negati al resto degli italiani – ci chiediamo: come mai Mario Rossi e Paolo Bianchi, oppure Maria Rossi e Paola Bianchi, non possono desiderare di dare una stabilità alle loro vite di coppia, e di tutelare i rispettivi compagni di vita, come invece hanno potuto fare Berlusconi e Casini?! Dove sta la linea di confine – ma soprattutto chi l’ha tracciata – tra l’umano desiderio di avere una nuova donna accanto, e di assicurarle tutti i diritti previsti dalla legge, e l’umano desiderio di un gay od una lesbica di assicurare gli stessi diritti al proprio/a compagno/a di vita?!
Duole farlo presente – perché non ce ne dovrebbe essere bisogno – ma non siamo Minus Habens da tenere sotto tutela: la differenza, non solo etimologica, fra capriccio e desiderio non ci sfugge, invece è proprio su questa “confusione” che gioca Berlusconi, e tutto il resto della compagnia di giro di destra, sinistra e centro, per svilire una battaglia civile e ridurla a mero bisticcio da asilo d’infanzia.
I Pacs non sono un capriccio, sono invece una necessità da assolvere, un dovere morale per un Paese che oggi voglia quantomeno qualificarsi civile. I Pacs, non ci stancheremo mai di dirlo, sono un riconoscimento di diritti ma, prima ancora, la fine di una forma gravissima di discriminazione, che NON permette ai cittadini di questo Paese di essere tutti uguali. Se questo è il risultato dell’azione del “partito liberale di massa”, allora forse sarebbe il caso di ricominciare dall’abc e chiedersi cosa significa essere liberale: certo non fare giochetti sterili di parole, ma battersi con chiarezza e convinzione per diritti civili validi per tutti.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. G.M.

    25 Gennaio 2007 alle 21:22

    Chiara, la sfera personale di Berlusconi, ha diritto di rispetto, come la nostra.
    Fate quello che vi dicono, ma non fate quello che fanno (si riferisce ai potenti naturalmente) è un detto popolare che viene da lontano……

    Rispondi
  2. G.M.

    25 Gennaio 2007 alle 21:18

    Ho capito: è sempre il “petrolio” che comanda!

    Rispondi
  3. Gabriele Ariola

    25 Gennaio 2007 alle 18:32

    Berlusconi è tanto liberale,quanto io e te,caro Paolo,siamo comunisti.

    Tanto il Cavaliere ,quanto Della Valle e gli Agnelli,le stanno prendendo di santa ragione da Moratti.Era ora.

    Rispondi
  4. Chiara

    25 Gennaio 2007 alle 17:30

    Caro amico, scatenare opposte tifoserie non è un male, se serve a discutere di temi che meritano attenzione. Detto questo, la mia “fede” calcistica, che è per la Fiorentina e non per Della Valle – sia detto per inciso – non ha nulla a che vedere con la mia poca simpatia per Berlusconi. Di lui mi irrita l’insistenza con la quale si proclama liberale, quando liberale non è, e tutta la sua storia di politico, di due volte presidente del consiglio, sta lì a dimostrarlo. Sulle tue inclinazioni personali, non ho nulla da dire, ognuno ha diritto di avere le proprie ed ha anche diritto di vederle rispettate. Io credo in questo e, se non ci credessi, allora non mi dichiarerei liberale, chè – concedimelo – almeno sono coerente con me stessa. Cosa che il signor Berlusconi non può dire. Cordialmente.

    Rispondi
  5. G.M.

    25 Gennaio 2007 alle 17:17

    Non è da oggi che noto che quando scrive Chiara le tifoserie Bartali/Coppi sono scatenate.
    Pensavo che i problemi fossero altri e ne intravvedo molti negli editoriali di Nicola Cariglia.
    Questo “foglio” rappresenta “ufficiosamente”, essendone un punto di riferimento, il gruppo che si è costituito e che non vedrà luce finché ,oltre alle cariche, non avremo uno straccetto di “statuto” e un “tesseramento” degno di questo nome.
    Dovremmo dunque classificarci e impegnarci in politica.
    Tornando agli articoli di Chiara, posto che anche Lei cade nella rete dell’Antiberlusconismo, (forse perché Della Valle Fiorentina?), li trovo puntuali e problematici.
    Propri di una società che cambia. Qualcuno dice che si evolve: IN PEGGIO.
    Non avrei mai pensato, con i sentimenti giovanili socialisti che mi ritrovavo, che leggendo Marx, Proudhon, Macchiavelli, Gramsci, ma anche tutta la storia del socialismo come liberazione dell’uomo dai bisogni, di trovarmi a perorare una società “monogenetica”, come ultimo bisogno del genere umano.
    Dove sono finite Beatrice, Laura, Silvia, o per tutti il Bell’Adone? Mica male tra l’altro neanche la storia di Bacco e Arianna!
    Personalmente avevo interrotto le mansturbazioni in età molto giovanile. Scopro che la comprensione e il rispetto per una diversità dovuta ad eccezioni di madre natura, deve “evolversi” in un desiderio.
    Assicuro: io resto della vecchia guardia, liberi ovviamente gli altri di optare!

    Rispondi
  6. brigantesca68

    25 Gennaio 2007 alle 14:34

    Signora Samà,
    le paure e preoccupazioni di fronte a fenomeni nuovi e sconosciuti fino ad oggi in Italia sono comprensibili…ma solo in parte! Basta dare un’occhiata fuori dai propri confini per capire che le paure sono assolutamente infondate.
    Ricordo a lei e a tutti gli utenti che la stragrande maggioranza dei paesi europei, per referendum come é avvenuto in Svizzera, o per legge, hanno il PaCS o qualcosa di simile, partnership in Inghilterra ecc….che il PaCS non offre solo onori ma anche oneri, di fronte allo Stato e tra i firmatari (per esempio, se faccio un debito sarà il mio compagno a pagarne le conseguenze…).
    Penso, per dirlo con linguaggio da libero mercato, che il PaCS sia una sceta in piu per chi non voglia usufruire della sola possibilità proposta, quella del matrimonio, vuoi per motivi economici, o per innumerevoli altri motivi.
    Detto questo, penso che alla fine quello del PaCS sia un modo per aggirare l’ostacolo dell’uniuone omosex e allora ben venga Zapatero il cui primo provvedimento dopo l’insediamento al governo spagnolo é ben noto, matrimonio civile consentito a tutte le coppie, etero o omosessuali, con identici diritti e identici doveri.

    Rispondi
  7. Milena Samà

    25 Gennaio 2007 alle 13:58

    Cara Chiara, sono desolata,ma sui pacs non sono affatto d’accordo con te.E proprio perchè “i diritti e la libertà di ognuno sono i diritti e la libertà di tutti” ritengo che, esistendo l’istituto del matrimonio e, quindi, del divorzio i pacs non creino altro che cittadini di serie A e cittadini di serie B. Gli uni con oneri ed onori, gli altri solo con…onori!
    Ben altra cosa è, invece, se si parla delle minoranze ( ? ) gay.Per quest’ultime è, a mio avviso, giusta e sacrosanta la loro battaglia per ottenere il diritto al matrimonio, ovviamente civile, con tutte le conseguenze giuridiche che questo comporta. Se, però, i costituzionalisti di casa nostra dovessero ribellarsi, allora ben vengano i pacs.Ma solo ed esclusivamente per loro senza con ciò porre in essere alcuna discriminazione o pregiudizio.E la religione, mi pare, non debba entrarci per nulla. Infatti, gli atei o i non credenti possono tranquillamente fare il solo matrimonio civile ( come peraltro sono costretti a fare tutti i divorziati ) e nessuno ha mai avuto da ridire, Chiesa compresa.
    A mio giudizio,istituire i pacs per le unioni di fatto etero comporterebbe una vera e propria rivoluzione giuridica. E non solo: stare dietro al veloce mutamento dei gusti degli uomini ( questa volta in generale ) comporterebbe un tale aggravio giudiziario che se, oggi, siamo gli ultimi in Europa per le lungaggini dei processi sia civili che penali, te lo immagini dopo? Rabbrividisco al solo pensiero!!! Milena Samà

    Rispondi
  8. Gabriele Ariola

    24 Gennaio 2007 alle 17:46

    Grazie per le puntuali precisazioni,Brigantesca68.

    Caro Pucccio,tranquillo,la tua Europa è pure la mia.
    Hai capito male le mie idee,ma già altrove mi hai assimilato ai (post)comunisti,per aver criticato il partito azienda.
    Sei assolutamente fuori strada.Volutamente?

    Rispondi
  9. Chiara

    24 Gennaio 2007 alle 15:55

    Caro Brigantesca, grazie per il tuo intervento che esprime perfettamente tutte le ragioni che da sempre mi hanno portata ad impegnarmi in questa battaglia. Leggerti senza pregiudizi, significa accettare la diversità semplicemente come presa d’atto della realtà, allo stesso modo in cui accettiamo di essere biondi, mori, alti bassi… Se il nostro Puccio ne convenisse, invece di immaginare una presunta dittatura “omo”, sarebbe un gran giorno…

    Rispondi
  10. Brigantesca68

    24 Gennaio 2007 alle 14:36

    Devo ancora complimentarmi con Chiara per il modo sintetico ed efficace con il quale arriva a spiegare certe tematiche.
    Mi preme pero’ fare alcune precisazioni alle risposte del signor Ariola e del signor Dani.
    Al primo dico soltanto che in Francia dove risiedo non ho vissuto la mia omosessualità in modo differente da quando vivevo in Italia, solo che la Francia mi permette una vita che in Italia non avrei mai potuto avere, e con questo intendo la realizzazione non del mio “io”, cosa che ero riuscito ad ottenere anche in Italia, ma la realizzazione di un progetto di vita a due, e qui la storia é profondamente e radicalmente diversa. In Italia non avrei potuto costruire in modo legale ed ufficiale il mio futuro in coppia, qui non sono obbligato a dichiarare il falso, cioé che sono celibe quando non lo sono, qui esiste il termine”pacsato”, che permette a me e al mio compagno l’organizzazione della nostra vita, dagli averi, ai doveri, ai tantissimi diritti, come quello di essere un nucleo familiare e quindi di poter fare la dichiarazione dei redditi assieme, di poter usufruire di sconti su “AirFrance” quando viaggiamo in coppia, insomma di pianificare nei dettagli la propria vita come dovrebbe essere concesso a tutti i cittadini.
    Al signor Dani invece, consiglio di non occuparsi di cosa non conosce. il “gay Pride”, al quale ho partecipato quest’anno per la prima volta, é solo una bella festa, con qualche tocco carnevalesco che a noi non dispiace affatto, nel quale sfilano tutti, persino delegazioni di poliziotti e pompieri , e poi le drag queen che evidentemente ottengono grazie alle loro paillettes e piume la ribalta nei media.
    Ma quello gay é un universo, che comprende anche persone molto diverse tra di loro, c’é posto per loro, per chiunque voglia, c’é posto per tutti. Noi gay non vogliamo scimmiottare gli etero perché rivendichiamo con orgoglio la nostra differenza e la nostra vita che consideriamo meravigliosa, vogliamo semplicemente rivendicare il diritto ad avere le stesse facilitazioni e lo stesso riconoscimento da parte della società, questa é l’unica arma per chiudere la bocca agli omofobi, a chi ci vorrebbe autoflagellanti e in castigo, a chi ci offende con parole o con gesti. Finché le leggi dello Stato continueranno a discriminarci in base all’orientamento sessuale, saranno implicitamente autorizzati tutti i comportamenti omofobi.
    L’amore, signor Dani, non é contro natura, quello che vogliamo é il riconoscimento ad amare una persona con la quale si decide di vivere per una vita, prima o poi gli omofobi se ne dovranno fare una ragione.
    Sul tema “contro natura” le consiglio una visita guidata allo Zoo di Zurigo dove si sipega l’omosessualità nel regno animale, perfettamente naturale, oppure una mostra ad Oslo che spiega l’omosessualità sempre nel regno animale, persino tra gli insetti, passando per le scimmie e le giraffe.
    Contro natura é chi, sostituendosi e non interpretando un Dio, vuole sostituirsi ad esso per imporre a tutti personali verità.

    Rispondi
  11. Puccio Cartoni

    24 Gennaio 2007 alle 13:53

    Una sola precisazione ,caro Ariola ,circa quella che tu chiami Europa .Questa mi ricorda molto , e non solo a me,l’organizzazione burocratica dell’URSS , con Soviet e Politburo ( rappresentanti non eletti da nessuno ). La Costituzione da imporre o non viene fatta passare da referendum popolare- come da noi – o viene clamorosamente bocciata (come successo ad opera di altre popolazioni europee,spesso citate ad esempio per noi ,dai soliti agit-prop…).
    Ergo : personalmente mi sento europeo ,e non da adesso ,ma rifiuto la sudditanza ad un Politburo .
    Nella “tua” Europa (come credo di capire ) non vorrei proprio essere.

    Rispondi
  12. Gabriele Ariola

    23 Gennaio 2007 alle 23:30

    Brigantesca68 è un simpaticissimo,intelligente e spiritoso livornese,un pò sanguigno e provocatore.Da sei anni è trapiantato in Francia,ove vive più liberamente la sua omosessualità,di cui non fa mistero.
    Credo abbia ricevuto una educazione cattolica,forse ancora lo è,quindi si incavola più di me.
    Sul forum della RnP alcuni stolti hanno più volte tentato di linciarlo poichè ,ferocemente anticomunista,all’ultima tornata elettorale ha preferito astenersi.L’altra volta votò Forza Italia.
    Dobbiamo lasciare alcune battaglie civili e democratiche appannaggio esclusivo di Pannella?

    Rispondi
  13. Gabriele Ariola

    23 Gennaio 2007 alle 22:47

    Bisognerebbe fare una legge non sui PaCS, ma una legge che impedisca a qualsiasi religione di svilire, sminuire e fare pressioni psicologiche su una parte dei cittadini, questa é la gravità delle loro sciocche parole!

    Caro Puccio,
    vedo che ti dilunghi su questa provocazione di brigantesca68 e tralasci tutto il resto.
    In Europa vogliamo esserci o no?
    I diritti e le libertà dei gay e delle lesbiche li vogliamo riconoscere o no ?
    I nostri parlamentari devono legiferare per conto della Repubblica Italiana o dello Stato Vaticano?

    Rispondi
  14. Puccio Cartoni

    23 Gennaio 2007 alle 19:52

    La lotta alle discriminazioni ,ed il tentativo di far passare per paese civile solo quello che impone ai cittadini di essere tutti eguali,finisce anche storicamente per consentire gli abusi e le prevaricazioni più assurde. E’ facile sostenere :“Bisognerebbe fare una legge non sui PaCS, ma una legge che impedisca a qualsiasi religione di svilire, sminuire e fare pressioni psicologiche su una parte dei cittadini, questa é la gravità delle loro sciocche parole! “
    Certamente : la religione è l’oppio dei popoli , ed occorre impedire a dei sacerdoti di parlare ai propri fedeli . Alla quale opportuna legge , aggiungerei – per pari opportunità – quella con il il divieto di organizzare cialtronesche sfilate che disturbano ed intimidiscono masse consistenti ( o questo è marginale ? ) , e quella con il divieto per quotidiani di partito che ,oltre a “pupparsi” consistenti ed incomprensibili -e già bocciati referendariamente – finanziamenti pubblici ,contribuiscono a sviare ,obnubilare ed ingannare (con inaudite pressioni psicologiche ) la coscienza di tanti cittadini .Parimenti vieterei le esternazioni dei segretari di partito .E degli sciocchi .
    Naturalmente se si vogliono salvaguardare i “diritti” di tutti ,e non solo degli amici degli amici .

    Rispondi
  15. Gabriele Ariola

    23 Gennaio 2007 alle 14:41

    Ruini decide?
    23 Gennaio, 2007 – 14:00 | brigantesca68

    Ancora l’offensiva politico-religiosa della coppia Ruini-Ratzinger, con delle dichiarazioni del primo assurde e pericolose in una democrazia. I suoi giudizi sul mondo omosessuale sono sprezzanti, afferma che i PaCS sono una scusa per istituire unioni deboli, dove non ci si impegna quasi a nulla, che in Italia (questa é buona….), il problema delle coppie gay é marginale (e ci credo…) e altre amenità del genere.
    Alla coppia R-R sarebbe bene il caso di ricordare i tantissimi omosessuali vittime in Italia di una pressione psicologica abnorme, che grazie alle fandonie che questi signori non smettono di spandere come veleno, molte persone hanno tentato il suicidio, oppure hanno avuto una vita infelice, liberandosi dei fardelli imposti da questa banda di integralisti religiosi troppo tardi!
    Bisognerebbe fare una legge non sui PaCS, ma una legge che impedisca a qualsiasi religione di svilire, sminuire e fare pressioni psicologiche su una parte dei cittadini, questa é la gravità delle loro sciocche parole!
    I politici, quei pochi ancora, non storditi da uno stato integralista cattolico, risveglino le coscienze, diano agli omosessuali italiani i diritti che loro spettano nel resto d’Europa, nell’interesse anche di chi omosessuale non é.

    Inviato da Gabriele il 23 Gennaio, 2007 – 15:17.
    Condivido e pongo l’accento sulle ultime tre righe.
    I diritti e la libertà di ognuno sono i diritti e la libertà di tutti.

    dal forum della Rosa nel Pugno

    Rispondi
  16. Chiara

    20 Gennaio 2007 alle 12:18

    Gentile lettore, non contesto ma rispetto la sua legittima opinione, mi permetto solo di dirLe che ho scritto più volte, ed in maniera più approfondita, a proposito di Pacs. Questa volta, mi sono limitata a sottolineare l’ipocrisia di chi utilizza due pesi e due misure. Tutto qui.

    Rispondi
  17. stefano mammoli

    19 Gennaio 2007 alle 16:13

    ho letto più volte l’articolo ed è banale…
    Forse banale perchè affronta la questione partendo da Berlusconi che, a parte le sue idee in proposito, non mi sembra possa essere assunto a base di un ragionamento su una problematica seria e realmente sentita nella società.
    Certo ognuno può dire la sua, io compreso, ma un articolista dovrebbe andare oltre il pensiero comune e proporre una analisi “non comune” ma sintetica ed oculata.
    Buonasera.
    S.M.

    Rispondi
  18. Antonio Dani

    19 Gennaio 2007 alle 14:36

    Cara Chiara,
    sarà che togliere l’arma vile della discriminazione serva a qualcosa, ma se la disperazione resta a che serve? A omologarci nella recita dei tanti attori sorridenti? O forse per i veri diversi sarebbe più utile e più sano conoscere e vedere il nemico, anziché essere circondati dall’ipocrisia di massa e soprattutto dalla comprensione organizzata? Far sbiadire il connotati del nemico è una tipica canagliata del nostro tempo, e mi sembra che i PACS alla fine otterrano solo questo, ammorbidere i conflitti, fingere che tutto possa essere rinviato a un livello superiore di comprensione, in breve la canagliata che uccide le nostre persone. Quanto a quello che potrebbe accadere domani, posso dire, genitali a parte, che a me è già accaduto per altre ragioni. Discriminato? Bene, e ora giochiamo a chi discrimina di più. Cordiali saluti, Antonio Dani

    Rispondi
  19. Chiara

    19 Gennaio 2007 alle 11:30

    Caro Antonio, vediamo la cosa da un altro punto di vista, che è il seguente: attirare l’attenzione su una questione che tocca una minoranza, o comunque una parte della comunità civile ignorata e discriminata, spesso comporta l’utilizzo di mezzi “clamorosi” nel senso letterale del termine, ovvero che facciano clamore. E’vero, il Gay Pride e manifestazioni affini sono eccessivi, sopra le righe, ed il più delle volte nati solo per provocare, ma non si può ridurre la questione omosessuale solo a questo. La disperazione di cui parli, è quella che nasce dall’emarginazione, dalla diversità subita perchè imposta dai cosiddetti “normali”. I Pacs non servono a combattere la disperazione – che è un sentire individuale, può esserci ma anche no – ma a togliere l’arma crudele della discriminazione dalle mani di chi la usa. Questa mi sembra una vera battaglia di civiltà: siamo tutti pronti a dichiararci contrari alla pena di morte, allora dobbiamo essere pronti anche a negare ad una manica di pseudobigotti in malafede il diritto di condizionare la vita altrui e di ridurla ai margini. Ricordandoci sempre che un domani, per un qualunque motivo che oggi non prevediamo, potrebbe toccare anche a noi…

    Rispondi
  20. Antonio Dani

    19 Gennaio 2007 alle 10:04

    Cara Chiara,
    personalmente avanzerei una distinzione tra diritto alla libertà e diritto all’atteggiamento. Da persona intelligente ben sai che la trasgressione di massa non è trasgressione, e il 99,999999% delle coppie “diverse” nascono dalla trasgressione di massa indotta dal bombardamento dei media, spenti i quali diventeremmo tutti afasici, e la gran quantità dei nostri intimi drammi si scoprirebbe oggettini stupidi. Il diritto alla diversità smette di inquadrarsi come diritto all’uguaglianza non appena diventa statisticamente rilevante, e la coppietta Mario Rossi- Maria Rossi si fa minoranza. Il problema dei PACS non è la difesa del relativismo ma l’insorgere d’un nuovo assolutismo, prima basato sui principi di natura, ora sull’atteggiamento contro natura. Perché non si dà mai sufficiente rilievo a cosa sia l’atteggiamento, l’imitazione per aspirare a un attimo di protagonismo, attimo protratto poi per tutta la vita a godere della rendita di un noi stessi, eppur nell’illusione d’essere attimo inaspettato, che ha reciso la verità delle conseguenze. Insomma il magico “Kansas City” d’Alberto Sordi in pretura. Ecco, i Pacs statisticamente vanno a coprire il diritto di tutti alla propria “Kansas City”. Vogliamo coprire quel diritto? Copriamolo, ma qualcuno dovrà spiegarmi cosa sia la battaglia per la libertà quando diventa battaglia per la libertà di atteggiarsi. Perché quando ci mostrano le sfilate gay, uomini e donne omo che si baciano, cretini in mutande col cazzo in testa, e carnevalete varie, non puoi non sapere che di veri omosessuali tra loro ne sta forse uno su mille, e se davvero è omosessuale non va al raduno. Il resto è pagato dalla protervia e dall’esibizionismo di massa, sempre più eccitato dal mercato e dall’informazione. E tu pensi che su questo possa spendersi la parola libertà? Quanto all’omosessuale vero, all’uno su mille, con o senza i PACS resterà sempre un disperato. La stupidaggine di “Una giornata particolare” è credere di sottolineare la disperazione di lui e di lei nel contesto della visita di Hitler. Lui e lei saranno sempre due disperati, anche nella jungla, perché il buon selvaggio non è mai esistito né mai esisterà. Figuriamoci il buon selvaggio di massa. Chiara, è morto l’Ottocento, è morto il Novecento, e forse sta già morendo anche il ventunesimo secolo. Non vedi che stiamo assistendo al crollo di tutto, e quando dico tutto dico tutto? E purtroppo senza barbari all’orizzonte! Cordialmente Antonio Dani

    Rispondi

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