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DEPRIMERSI È NEGATIVO, SERVONO INTERVENTI

Cari giovani urge una rivoluzione politica La spesa pubblica italiana, non solo non è la soluzione, ma è il problema. Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 4 Dicembre 2008

Gli europei che si gioveranno del minore rigore sui vincoli di bilancio allargheranno il deficit, sosterranno la domanda interna e spingeranno la competitività delle loro aziende mitigando il prelievo fiscale. Noi non “approfitteremo”, come lo stesso presidente del consiglio ha detto. Non lo faremo perché non possiamo permetterci d’allargare il più grande debito del mondo sviluppato. Un tasto, questo, sul quale continuo a battere perché in tempi di vacche magre quel macigno si rivela insopportabile.

Quando si parla di spesa pubblica è da lì che si deve partire, altrimenti si confondo i piani delle convenienze. Solo qualche numero, per capirsi. Siamo lo Stato più indebitato (104% del prodotto interno annuo, contro il 65 di Usa e Germania ed il 36 della Spagna), ma abbiamo le famiglie meno indebitate (il 30% del pil, contro il 100 di Usa e Gran Bretagna, l’80 della Spagna ed il 59 della Germania). Se potessimo sollecitare le famiglie ad allargare il loro debito, avremmo una leva lunga e vantaggiosa con cui risollevare il mercato. Il guaio è che quelle stesse famiglie devono già pagare il prezzo del debito pubblico, sopportando un enorme peso fiscale.

Sono meno indebitate, pertanto, ma hanno anche meno soldi da spendere. A questo si aggiunga che mentre i tassi d’interesse vengono tagliati, quelli sul nostro debito salgono in rapporto agli altri (siamo al massimo fra noi e la Germania), perché considerati un Paese a maggior rischio. Inaffidabile. Tutto questo per dire che la spesa pubblica, in perenne compagnia delle tasse, non solo non è la soluzione, ma è il problema.

Deprimersi è negativo, ma non basta tenere alto l’umore. E’ come se un padre dilapidatore, nel mentre s’accinge a partire in vacanza con l’amante, invitasse i congiunti a non tenere il broncio e star su con il morale, che la vita è bella. Quelli, invece, dovrebbero fermarlo, vendere i biglietti, se possibile anche l’amante, e riprendersi i soldi propri. Che in termini di politica economica significa tagli alla spesa pubblica improduttiva, tagli dei privilegi ed impiego dei soldi per investimenti. Una rivoluzione politica, prima che economica. Dovrebbero farla i più giovani, senza attendere che il padre dissennato passi loro i debiti assieme con l’ossigenata. Più alti i primi e più vecchia la seconda.

Davide Giacalone (Pubblicato su Libero)

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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