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DEMOCRAZIA REALE e DEMOCRAZIA LIBERALE

Il conflitto politico oggi in corso è tra partiti e individuo, tra democrazia reale e democrazia liberale, tra pragmatismo antipolitico e governo delle cose. Insomma, la democrazia reale ha costretto i cittadini ad una schiavitù mascherata da libertà.
Di Pier Paolo Segneri

di Pier Paolo Segneri | 26 Settembre 2010

Ingiustizie, oppressione, privilegi, illegalità, disinformazione, sudditanze, falsità, inganni, omissioni, disonestà, violenze, sotterfugi, raggiri, spartizioni sottobanco. Viviamo in un Paese dominato dalla democrazia reale. Come accadde già alle idee socialiste rispetto al “socialismo reale”, la democrazia reale è semplicemente una forma di democrazia che possiamo definire non-democratica, cioè priva di quei caratteri minimi che servono a una democrazia per dirsi tale. Senza dubbio si tratta di una forma di democrazia che possiamo definire anti-liberale, illiberale o non-liberale. Oggi, tutti i partiti si definiscono democratici: da La Destra di Storace passando per la Lega dei Bossi fino ad arrivare alla Sinistra democratica di Nichi Vendola. Ed è vero. Ma si tratta, pur sempre, di espressioni diverse del medesimo volto, cioè quello della “democrazia reale”. Sarebbe più corretto definirli oligarchici, partitocratici o verticistici. Infatti, il conflitto politico oggi in corso è tra partiti e individuo, tra democrazia reale e democrazia liberale, tra pragmatismo antipolitico e governo delle cose. Insomma, la democrazia reale ha costretto i cittadini ad una schiavitù mascherata da libertà. Quando si ha l’illusione di essere liberi, non si trovano più i motivi per ribellarsi all’oppressione del Potere fine a se stesso. E la libertà, come tensione morale e politica del pensiero liberale, è sacrificata in nome di false sicurezze, di falsi bisogni, di false comodità. Non c’è più posto per il pensiero e neanche per l’azione. E così, il pragmatismo è diventato una ideologia . La cosiddetta “forza dei fatti”, di conseguenza, sta devastando la politica. Perché il pragmatismo è divenuto una maschera per coprire il vero volto del Potere: un volto meschino, ipocrita, ambiguo, opaco, bugiardo, autoritario, oppressivo, ignorante. Il pragmatismo è una delle forme assunte dall’antipolitica allo scopo di spazzare via il pensiero, le idee, gli uomini, la parola, la legalità, lo Stato di diritto, la democrazia. Tutti dicono di essere concreti, di badare ai fatti, di andare al sodo. Ma restano solo chiacchiere. Fanno chiacchiere. Questo solo fanno. E così facendo, il Potere dei partiti si scaglia contro l’individuo. Una democrazia è liberale quando la libertà di un individuo incontra il limite della libertà di un altro individuo, quando vige lo Stato di diritto, quando lo Stato di diritto vige a stabilire i limiti della libertà individuale, quando vi è libertà di parola, di religione, di stampa, d’informazione ma, soprattutto, libertà di conoscenza. La grave piaga che pesa sulla vita dei cittadini italiani è l’impossibilità di conoscenza. Ci sono una serie di ostacoli e muri che impediscono la conoscenza. Andrebbero rimossi. Una democrazia è liberale quando riconosce l’uguaglianza tra tutti gli uomini, l’uguaglianza di fronte alla Legge, l’uguaglianza nei diritti e nei doveri di ciascun individuo. Una democrazia è liberale quando è laica, cioè quando lo Stato non interferisce nelle scelte morali individuali. Scriveva Immanuel Kant: «Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo». Una democrazia è liberale, per dirla alla Montesquieu, quando riesce a combinare il principio della sovranità popolare con la tutela dei diritti liberali e con la divisione dei poteri. In una democrazia liberale, libertà economica e libertà politica sono inscindibili, non vi può essere l’una se manca l’altra e viceversa. In tal senso, a fondamento del metodo e della visione politica dei Radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino vi è una lettura della situazione sociale, istituzionale ed economica del nostro Paese che, da sempre, fin dal 1955, dai tempi di Mario Pannunzio fino ad arrivare ai tempi futuri, affonda nei principi e nelle idee liberali. A tal proposito, è forse utile ricordare a tutti i democratici, di destra e di centro e di sinistra, quanto affermava Benedetto Croce: «Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell’idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura».

Pier Paolo Segneri

Pubblicato in : Primo piano

Info Pier Paolo Segneri

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini

    9 Ottobre 2010 alle 10:17

    pochi giorni fa

    Il Cavaliere al premier cinese:
    “Come noi, i governanti cinesi sono fautori della politica del fare e preferiscono affrontare e risolvere i problemi concreti, piuttosto che irrigidirsi sulle questioni di principio. Come noi, i leader cinesi preferiscono promuovere lo sviluppo e privilegiare una politica dell’armonia”

    e Tremonti a Bondi:
    “non è che la gente mangia cultura”.

    Sia ben chiaro, fino a ieri queste cose le sentivamo dire dai compagni comunisti…che comunque continano a pensarle

    Anche Cavour faceva realpolitik, con fondamentali differenze di cultura e ambiente (politico).

    Rispondi

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