
Nel prevedibile vortice di isteria collettiva di queste ore, ci terrei a dire una cosa rivoluzionaria: per avere una vittima serve un carnefice. Possiamo decidere che il carnefice non serva sia identificato immediatamente, ma almeno dobbiamo essere certi ci sia stato un reato.
Se manca almeno questa seconda certezza, ci vuole un processo prima di avere una vittima. Senza una vittima non ci può essere vittimizzazione, né primaria né secondaria. Non è maschilismo, è logica.
Accettato questo, l’idea che non si possa contestare la ricostruzione di una donna che denuncia uno stupro è antitetica allo stato di diritto. Decidete una buona volta se vogliamo farla finita con la democrazia liberale, ma se la risposta fosse, per caso, NO, allora mettere in discussione un’accusa è un diritto inalienabile.
E lo è per tutti, non solo per il presunto carnefice.
Il resto è solo lotta politica sulla pelle di una povera ragazza che potrebbe e potrebbe non essere stata oggetto di violenza.
Luca Rampazzo

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