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Della situazione apocalittica è responsabile chi coltiva carciofi o cervelli?

Se tutti i problemi del mondo fossero concentrati a Lampedusa sarebbe esagerato parlare di “situazione apocalittica”; invece è tremendamente riduttivo, posto che in ogni angolo del pianeta l’umanità è afflitta da problemi insostenibili e intollerabili.
Gli sconvolgimenti sociali, politici, economici, climatici o peggio bellici, diretti o indiretti, non mancano a nessun Popolo. 

di Franco Luceri | 16 Settembre 2023
Sbarchi (Wikimedia Commons)

Se tutti i problemi del mondo fossero concentrati a Lampedusa sarebbe esagerato parlare di “situazione apocalittica“; invece è tremendamente riduttivo, posto che in ogni angolo del pianeta l’umanità è afflitta da problemi insostenibili e intollerabili.
Gli sconvolgimenti sociali, politici, economici, climatici o peggio bellici, diretti o indiretti, non mancano a nessun Popolo. 

Ci sono esseri umani sepolti sotto le macerie in Marocco o nella melma in Libia, che aspettano un “Salvatore“.
Scegliere un problemino su miliardi di problemi quanto pianeti che affliggono tutti i 200 popoli del mondo e puntare i riflettori su quello, è un modo per speculare sull’informazione parziale distorta e falsa. Ed è così che lo sfascio si conserva produttivo per gli addetti ai lavori da oltre mezzo secolo.

Ora però dovremmo domandarci (e con estrema sollecitudine) perché le condizioni dell’Umanità sono precipitate a questo livello e peggiorano a dispetto della crescita della cultura, della democrazia, della giustizia sociale, dello sviluppo economico, scientifico, tecnologico, della libertà di movimento, di parola e di intrapresa.

Che fine hanno fatto le due medicine miracolose: scienza e globalizzazione; e le milionate di apprendisti stregoni che promettevano pace e benessere crescente per tutti?
Dov’è la scelta sbagliata che sta spingendo verso il baratro in blocco tutti gli 8 miliardi di umani? È sbagliata la cultura, la politica, la finanza, il mercato o cosa?
A queste domande urge risposta comprensibile se si desidera davvero passare dalla informazione parziale e falsa ch’è diventata una toppa peggiore del buco; alla informazione vera e utile a capire la causa di tanto sfascio crescente e mettere riparo. Perché la stagione gattopardiana del “cambia tutto perché tutto resti com’è”, ahinoi, è drammaticamente superata.

Nel mondo, milioni di intellettuali arricchiscono perché dicono di conoscere scientificamente un problema. Ma sanno fare solo profitti crescenti conservandolo. 

In Italia l’immigrazione è iniziata nel 1970. In 53 anni il problema è diventato “apocalittico”, ma è una gallina dalle uova d’oro per parassiti, truffatori e sfruttatori nazionali e internazionali che si guardano bene dal risolverlo.

La sola conoscenza di un problema non genera utilità, ma danno sociale, se per decenni si lucrano profitti senza sanare i guasti. 

Il contadino non guadagna perché ci sa raccontare i problemi dell’Agricoltura, ma solo se coltiva, produce, raccoglie e consegna prodotti alimentari, chiede e ottiene il meritato guadagno.

Gli intellettuali invece guadagnano perché ci garantiscono di conoscere il problema, e hanno ragione da vendere, posto che quel problema se lo palleggiano e conservano per l’intera vita, continuando a lucrare profitti sulle disgrazie crescenti dei popoli. 

E temo sia persino riduttivo definire “cannibalesco” questo barbaro livello di truffa del mondo della cultura, mutuato e moltiplicato in politica, col potere di fagocitarsi guadagni astronomici,  conservando a norma di legge lo status quo tirannico di oltre 2/3 dell’umanità, sempre più sfruttata, povera, debole, indifesa.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: agricoltura, anni, democrazia, giustizia sociale, globalizzazione, immigrazione, informazione, italia, libia, mercato, mondo, movimento, popoli del mondo, sviluppo

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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